martedì, Settembre 28

Il Pakistan verso le elezioni: un’altra vittoria dell’esercito? Le prossime elezioni in Pakistan sembrano avere un copione già scritto. A parlarcene Badal Khan Sabir, professore di lingua e letteratura urdu presso l’Università Orientale di Napoli

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Si svolgeranno il prossimo 25 luglio le elezioni legislative in Pakistan. A traghettare il Paese verso le elezioni di luglio sarà Nasir ul-Mulk, ex capo della Corte Suprema di Giustizia. Mulk è stato scelto lunedi dal Primo Ministro Shahid Khaqan Abbasi e Syed Khurshid Shah, leader dell’opposizione, a seguito delle dimissioni forzate dell’ex PM Nawaz Sharif. Il leader del partito di maggioranza pakistano, il PML-N, era salito al potere nel 2013, nella prima transizione democratica del Paese quando aveva guadagnato una vittoria importante sul partito di opposizione del Pakistan People’s Party. Lo scorso luglio, però, il signor Sharif era stato obbligato dalla Corte Suprema a dimettersi, a seguito di accuse di corruzione, nate dallo scandalo internazionale dei Paradise Papers, che lo vedevano coinvolto.

Il signor Mulk sarebbe stato scelto dalle parti come candidato neutrale ed in grado di favorire delle elezioni corrette e legali.  «La maggioranza dei partiti sta portando avanti una recente tradizione politica di selezionare secondo consenso una figura imparziale che supervisioni il processo elettorale, aumentando, perciò, le probabilità di avere elezioni, libere, giuste e credibili», afferma Arif Rafiq, analista politico del ‘Middle East Institute’. Il governo incarica cesserà il suo mandato il 31 maggio, sarà dunque compito di Mulk assicurare che il Paesi arrivi al giorno delle elezioni nel miglior modo possibile.

Tuttavia, le tensioni in Pakistan rimangono alte. A seguito delle sue forzate dimissioni, l’ex Primo Ministro Sharif aveva accusato l’esercito e gli altri apparati militari di interferire ancora una volta con la politica, un problema con cui il Pakistan continua a confrontarsi da anni. Il Generale Qamar Javed Bajwa, il comandante dell’esercito, aveva pubblicamente affermato che l’esercito rimaneva fedele alla democrazia.

Mentre le tensioni tra l’esercito e la sfera politica rimangano altre, crescono i toni anche tra i partiti politici in vista delle imminenti elezioni. Imran Khan, ex giocatore di cricket, ora leader del Pakistan Tehreek-e-Insaf (PTI), Il partito per la Giustizia del Pakistan, ha ripromesso di eliminare la rampante corruzione all’interno del Paese. Tuttavia, il partito uscente del  PML-N continua a godere di una larga base di supporto popolare, soprattutto nella regione del Punjab. Continua inoltre a rimanere alto il rischio legato alla minaccia islamista, che in questo crescendo di tensioni e vacuum politico potrebbe trovare lo spazio adatto per tornare a destabilizzare il Paese.

In questo intricato panorama elettorale, per capire i possibili risvolti per la stabilità del Pakistan, e dei suoi vicini, a seguito delle elezioni di luglio, abbiamo intervistato Badal Khan Sabir, Professore e ricercatore di lingua e letteratura urdu presso l’Università Orientale di Napoli.

 

Quali sono le prospettiva per Nawaz Sharif di vincere le elezioni, per il suo partito, a seguito delle sue dimissioni forzate?

Il suo partito è molto popolare nel Punjab. Gli ultimi sondaggi lo danno extra vincente in quella provincia. Nonostante l’esercito e i servizi segreti pakistani stiano cercando di eliminare le persone più importanti dal suo partito,   nonostante tutto questo, la figura di Sharif rimane molto decisiva. Nel Punjabi vincerà, nel Baluchestan hanno creato un nuovo partito politico, il BAP, un partito dove hanno fatto confluire tutte le persone più influenti del partito di Nawaz Sharif. L’esercito ha creato questo nuovo partito e vinceranno sicuramente le elezioni in baluchestan e chi vincerà nel centro si alleerà con loro. È molto probabile che Nawaz Sharif e sua figlia passeranno un periodo in prigione, proprio durante le elezioni.

Qual è l’attuale posizione delle potenze internazionali nei confronti delle prossime elezioni in Pakistan?

In realtà da parte delle potenze internazionali non ci sono preferenze chiare. Possiamo parlare di un’unica grande potenza che negli ultimi anni ha avuto un ruolo fondamentale per il Pakistan: la Cina. Pechino, negli ultimi anni, ha avuto un grande ruolo nella politica pakistana, sta facendo fluire molti finanziamenti nel Paese, sta investendo molto, come dimostrato dai progetti del corridoio Cina – Pakistan e della Nuova Via della Seta. Per esempio, nel porto di Guadar, in Pakistan,  il porto principale da dove la Cina vuole trasportare la sua merce, ci sono già stanziati circa 20.000 operai cinesi. In realtà, per tutti la Cina è un amico molto prezioso e caro. Anche il Governo precedente vantava un rapporto molto speciale con la Cina. Anche Nawaz Sharif ha cercato ogni giorno di dichiarare la sua lealtà alla Cina, in pratica ogni Governo cerca di prendersi il merito per il formarsi di un’alleanza molto strategica per entrambe le parti. Questo avvicinamento alla Cina ha fatto calare l’influenza americana, infatti gli Stati Uniti sono sempre più considerati ‘i cattivi’ coloro che hanno sempre influenzato negativamente la politica pakistana. Queste forze avranno sì un ruolo, ma sarà molto relativo.

Può il nuovo Primo Ministro ad Interim, come da mandato, garantire delle elezioni libere?

La verità è che in Pakistan non si sono mai avute elezioni libere. L’unica volta che ci sono state delle elezioni liberali è stato nel 1970, anno che ha visto il Pakistan orientale separarsi e diventare Bangladesh, decisione di cui l’establishment pakistano si è molto pentita. Non faranno assolutamente elezioni liberali, nemmeno questo Governo ad Interim, seguirà quelli che sono gli interessi dell’esercito. Non sarà sicuramente un Governo che garantirà elezioni indipendenti.

Non esiste il rischio che gli islamisti si facciano strada sulla scena politica?

Non c’è il rischio che gli ultra conservatori possano prendere parte alla scena politica. Hanno molto potere nella strada, ma non hanno mai avuto il potere di vincere le elezioni. Sono molto forti nelle scuole, nelle università, ma le elezioni no. non potranno influenzare le elezioni, questo rischio non c’è, tranne che nel Baluchistan, dove c’è una forte presenza di servizi segreti, ma nella zona dove si trovano i pashtun.

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