sabato, Luglio 31

Il Pakistan si oppone al terrore

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I talebani hanno dimostrato più volte di non arrestarsi davanti a nulla e che sono pronti a sferrare duri attacchi ai loro nemici ma, comunque, i pakistani non potevano immaginare di dover assistere ad una strage così meschina e a piangere prematuramente la perdita dei loro figli.

Un attacco ben ponderato e ben pianificato: Il 16 dicembre i terroristi hanno colpito una scuola nel nord di Peshawar, la capitale di Khyber Pakhtunkhwa, centro amministrativo ed economico delle aree tribali sotto amministrazione federale del Pakistan, uccidendo 146 persone.

Successivamente i militari riuscirono a bloccare l’assedio dei talebani ma, Shireen Mazari, leader del partito pakistano Tehreek-i-Insaf, ha confermato alla stampa che sono state uccise 146 persone, tra cui 140 bambini, mentre 113 persone, tra cui bambini, sono stati feriti durante l’attacco.

Circa 500 bambini erano presenti nella scuola il giorno della strage.  Con forte commozione, data la grave natura barbarica dell’attacco che ha colpito le persone più vulnerabili: i bambini, i funzionari statali hanno ceduto alle pressioni dell’opinione pubblica più radicale, annunciando di voler prendere posizioni più dure nei confronti dei militanti terroristi, a cominciare dall’impiccagione di tutti i detenuti condannati per atti terroristici.

Il 17 dicembre, un giorno dopo la strage avvenuta a Peshawar, il primo ministro pakistano Nawaz Sharif ha confermato di aver promosso una moratoria sulla pena di morte per tutti i casi di terrorismo, rendendo impossibile ai detenuti la richiesta di una ‘petizione per pietà’.

I Pakistani hanno sempre chiesto al loro governo di adottare misure rapide contro i terroristi, e di portare una fine definitiva al regno del terrore dei talebani, il primo ministro Sharif è stato costretto a rivedere la politica anti-terrorismo del governo e a valutare quanto il suo paese possa combattere un nemico tanto formidabile quanto sfuggente.

Desiderosa di allontanarsi dai fallimenti passati, causati da antipatie politiche e dispute regionali, Islamabad ha detto di essere disposta a lavorare con Kabul (piuttosto che andarle contro) per sradicare il terrorismo dalla regione.

Il 17 dicembre, il premier Nawaz Sharif ha dichiarato: «Non ci saranno distinzioni tra i talebani», lasciando intendere che tutti i militanti talebani (pakistani o afgani) saranno trattati come minacce imminenti alla sicurezza nazionale.

Una mossa che, piuttosto enfaticamente, illustra quanto la strage di Peshawar abbia inflitto un trauma collettivo, generando un bisogno di vendetta e di rappresaglia contro tutti quelli etichettati come terroristi.

Il Generale Raheel Sharif, capo dell’esercito pakistano, ha twittato, il 17 dicembre: «Ho chiesto al primo ministro Nawaz Sharif di “appendere” tutti i terroristi, più di 3.000 terroristi dovrebbero essere impiccati nelle prossime 48 ore».

Il suo Tweet è stato immediatamente seguito da una serie di raid aerei contro le postazioni talebane nel Waziristan del Nord e a Khyber Pakhtunkhwa, due delle principali postazioni terroristiche della regione.

I vertici militari pakistani chiedono il sangue dei talebani per vendicare la morte dei loro giovani, esperti come Shahid Abbasi hanno affermato che Islamabad potrebbe giocare un ruolo diretto contro i terroristi, impegnandosi in un ciclo di vendetta e sangue, invece di attaccare il terrorismo e il radicalismo solo sul piano religioso.

L’ascesa dei talebani pakistani.

 

Il Pakistan, a dicembre, è stato coinvolto da un attacco terroristico senza precedenti, soprattutto perché ha colpito la popolazione giovanile, e le critiche al governo si fanno sempre più serrate e si aspetta una azione dura e rapida contro questi attacchi.

Mentre il Pakistan piange e soffre per i suoi morti, molti credono che la strage di Peshawar sia il risultato di politiche fallimentari ed errori dello Stato.

“La tragedia nella scuola di Peshawar dovrebbe fare da promemoria contro il terrorismo e l’incompetenza di Islamabad; la miopia dei funzionari di Stato e la loro non comprensione della minaccia terroristica ha dato vita ad un pandemonio”, ha dichiarato l’analista politico Shahid Abbasi a L’Indro.

Abbasi ha aggiunto, “Il desiderio di Islamabad di utilizzare i talebani come arma politica contro l’Afghanistan, ha limitato la sua campagna all’interno dei confini nazionali del Pakistan, quando si sapeva perfettamente che i terroristi stavano allestendo una base ai suoi confini, mettendo il Paese in pericolo. Prima o poi il Pakistan avrebbe pagato per l’arroganza politica dei suoi funzionari”.

Nel 2001, spinti dall’Afghanistan sotto l’impulso degli Stati Uniti, i talebani hanno cercato rifugio in zone tribali del Pakistan, nella speranza di trasformare il nord del Pakistan in un nuovo teatro di terrore.

Un gruppo di estremisti islamici, i talebani pakistani o Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP) fu ufficialmente riconosciuto come organizzazione terroristica nel 2007, circa sei anni dopo aver invaso il Pakistan.

Il TTP è stato spesso presentato come una esportazione afgana, la ripercussione imprevista della guerra in Afghanistan contro i talebani ma, il principe Ali Seraj ha effettivamente sostenuto che i talebani sono stati una creazione pakistana, uno strumento utilizzato da Islamabad per coltivare l’instabilità e per esercitare il controllo su una Kabul indebolita.

L’Afghanistan non è mai stato il problema. Il Pakistan, ha esportato il terrore in Afghanistan per seminare disordini e affermare il controllo sulla più grande risorsa geo-strategica della regione “, ha detto il principe Ali a L’Indro in un’intervista esclusiva, questo novembre.

Un’organizzazione composta da vari gruppi di militanti islamici situata nel nord-ovest delle aree tribali sotto amministrazione federale pakistana lungo il confine afghano, il TTP è stato responsabile di 35.000 decessi tra il 2003 e il 2009, secondo Mohsin Hamid, uno scrittore che vive a Lahore in Pakistan.

In un rapporto del New York Review of Books del settembre 2011, Hamid ha scritto: «35.000 pakistani, tra cui 3.500 membri delle forze di sicurezza, sono morti a causa del terrorismo e della violenza, altri milioni sono stati fatti fuori, combattendo. E’ difficile trasmettere quanto profondamente il Paese sia stato ferito».

Credo che il fatto che il Pakistan solo recentemente abbia ideato la sua prima politica contro il terrorismo abbia influito sui danni e sulla violenza perpetrata nel Paese”, ha dichiarato Zaid Hamid, un commentatore politico pakistano a L’Indro.

Nel mese di febbraio, il ministro dell’Interno Chaudhry Nisar Ali Khan ha annunciato che Islamabad ha presentato il suo primo “piano politico di sicurezza nazionale”, esaminato dal Parlamento un giorno dopo l’approvazione da parte di Islamabad.

Abbasi ha commentato l’analisi di Hamid, notando: “L’azione del Pakistan contro il terrorismo è stata limitata alle richieste di Washington all’interno dei perimetri della sua politica anti-terrorismo. Islamabad non comprese quanto il terrorismo fosse una minaccia diretta alla propria integrità sovrana ma, Peshawar ha cambiato le carte in tavola”.

Ha aggiunto, “Eppure sento l’assenza di qualcosa. Il terrorismo non può essere risolto o sconfitto dal piombo. Le idee non temono la canna di un fucile “.

 

La radicalizzazione della lotta al terrorismo

Il Pakistan ha promesso di non voler patire più i colpi del TTP, il 16 dicembre ha segnato un crocevia decisivo nella lotta del Paese contro il terrorismo.

Animata da una rabbia comune, un desiderio di vendetta e giustizia per i figli uccisi, Islamabad ha risposto al grido di vendetta del suo popolo con una radicalizzazione della lotta al terrorismo .

Il 24 dicembre, la leadership politica del Pakistan ha confermato che lo Stato istituirà tribunali militari per i sospetti accusati di terrorismo o di estremismo, segnando una forte escalation nella risposta allo stato di terrore.

In un discorso televisivo alla nazione, il primo ministro Sharif ha dichiarato: «Ho un messaggio molto forte e chiaro per quei terroristi che hanno ucciso i nostri figli innocenti: non c’è spazio per voi in questo Paese. Il dolore che ci avete inflitto, riceverà una risposta degna. I bambini innocenti hanno tracciato una linea con il loro sangue sacro».

Il premier ha aggiunto che accanto a tribunali militari, lo Stato attivamente eserciterà pressioni sugli apparati finanziari e sui mezzi di comunicazione del TTP, soffocando il mostro tentacolare del terrorismo.

Tali iniziative sono state animate da dichiarazioni appassionate degli organi superiori del Pakistan. «I PakArmy verranno contro di voi Talebani e vi distruggeranno. Le azioni non si rivolgeranno a donne e bambini. Non siamo vigliacchi come voi», ha twittato Sharif. Ha anche scritto, «Caro popolo del #Pakistan supporta #PakArmy in opposizione a #ZarbeAzb e # Khyber1 e potremo eliminare #TTP dalla nostra patria InshaAllah!»

Hamid ha avvertito che tali misure porteranno solo allo scioglimento delle istituzioni democratiche del Paese, dando il potere militare alle istituzioni civili. “L’istituzione di tribunali militari sarà ovviamente un modo di creare prove espedienti, dando al popolo un senso di realizzazione, ma alla fine si arriverà ad abusi di potere e ad un indebolimento dello Stato.”

Tariq Mehmood, un esperto legale pakistano ha espresso forti riserve raccontando a L’Indro la sua opinione riguardo le “decisioni avventate e irrazionali” che il Pakistan sta adottando, mettendo in pericolo l’integrità delle sue istituzioni civili.

L’imam Abdul Aziz, noto anche con il soprannome di Mullah Burqa è stato richiamato con un mandato d’arresto dopo aver rifiutato di condannare i talebani per l’attacco contro bambini della scuola di Peshawar.

Il Pakistan sta trovando soluzioni più dure, ma ha anche deciso avvicinarsi agli stati confinanti, rompendo la sua politica, di lunga data, da lupo solitario.

 

L’avvicinamento.

Il Pakistan e l’Afghanistan hanno detto di essere disposti a mettere da parte le loro differenze politiche per il bene della sicurezza regionale, costruendo insieme una barriera contro la minaccia dei talebani.

L’amministratore delegato afgano Abdullah Abdullah ha detto alla corrispondente della CNN Christiane Amanpour, il 17 dicembre, che il suo Paese risponderà alle richieste di Islamabad.

Ha dichiarato alla Amanpour: «C’è una nuova fase dei rapporti tra Afghanistan e Pakistan». Ha aggiunto: «Questo è il momento giusto per capire, una volta per tutte, che i terroristi sono i nemici dell’interesse nazionale di qualsiasi paese».

Fino al dicembre 2014, il Pakistan e l’Afghanistan sono rimasti bloccati in un gioco di colpe bilaterali, non volendo capire che i terroristi sono senza confini e senza lealtà nazionali“, ha spiegato l’analista politico Hamid nell’intervista esclusiva per L’Indro.

La strage di Peshawar ha aperto gli occhi dei funzionari, su entrambi i lati delle frontiere, e ha fatto capire i propri fallimenti. Possiamo solo sperare che i voti di cooperazione e di collaborazione dei funzionari si materializzeranno sul terreno e cedano il passo a una nuova era contro il terrorismo“, ha ulteriormente sottolineato Hamid.

In effetti, l’impresa mostruosa dei talebani a Peshawar sembra aver scosso Kabul e Islamabad dal loro torpore, costringendo gli ex nemici ad unirsi contro un ancora più grande nemico.

«Ho parlato con il primo ministro Nawaz Sharif e quest’ultimo ha parlato con il presidente Ashraf Ghani, e se c’è una lezione per quanto è successo in Pakistan è che questi terroristi si rivolgeranno contro ogni Stato e ogni istituzione statale, senza avere né lealtà né coerenza», ha affermato Abdullah alla CNN.

I talebani, commettendo la strage di Peshawar hanno firmato la loro condanna a morte ma, esperti come Abbasi hanno avvertito che la lotta al terrorismo nella sua forma più ampia ha bisogno di essere rivisitata: “Il terrorismo è solo la manifestazione di una ideologia perversa: il radicalismo islamico. Dobbiamo distruggere il concetto di Islam radicale, se non lo faremo, i gruppi come i talebani potranno ancora riprodursi e moltiplicarsi.

 

Traduzione a cura di Marzia Quitadamo

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