giovedì, Ottobre 28

Il Paese dei ricatti

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«Cos’era successo, nel nostro Paese, perché venisse meno il criterio della moderazione, cioè il senso del limite? Ricordo quando all’intemperanza grave si unì, ed ebbe subito libero corso, un vocìo che trasformava tutto in pettegolezzo, brusio, allusione; si assisteva, così, a una disarmonia che pareva salire dai precordi, quasi si aspettasse il momento di manifestarla dovendo solo premeditarne il modo.

Rivelazioni di vario conio cominciarono a risalire da atmosfere e insidie sospette, come se esistesse un’ora più propizia alla verità, e un’accusa colpisse più a fondo se tenuta in serbo e coltivata pazientemente. Che cosa ci ha educati a quest’arte di aprire gli armadi a tempo debito, cioè nel momento in cui lo spalancamento produce l’effetto più sbalorditivo, stordente e maligno? Che cosa ci ha reso familiare la ricerca della congettura più subdola e compromettente? Per il gusto di vederne ricadere il costo su questo o quell’altro? C’è in giro un tale andirivieni di ‘voci’ da sconcertare il più professionale degli intercettatori, dei mormoratori, dei suggeritori! Questo ‘spettacolo’, il cui interesse è tenuto vivo da una regia che lo alimenta con cura, ha in cartellone un mondo d’ombre che esce dagli armadi, mentre sarebbe a portata di mano un visibilissimo campionario di magagne, dalle corruttele in proprio alle complicità più palesi. Tranne per gli armadi molto speciali – c’è chi sospetta addirittura laccati di bianco – che superano le più temerarie intenzioni».

 

Così Sergio Zavoli su ‘Avvenire del 23 Ottobre 2015, in ‘Prima dei fatti’, suo quotidiano appuntamento di ‘copertina’ con il quale accompagna i lettori per tutti i tre mesi finali di quest’anno. Il titolo dato dal più grande giornalista italiano (ché solo lui ha ‘prodotto’ a certi livelli radio, televisione, scrittura, direzione e quant’altro si possa immaginare nel vasto recinto del giornalismo e della comunicazione) è ‘L’armadio speciale’. Il riferimento specifico, nel finale, con l’evocazione di quegli ‘armadi bianchi’, è alla vicenda del tentato ‘ricatto mediatico’ a FrancescoJorge Mario Bergoglio, con le invenzioni sulla sua salute ed il tumore al cervello.

 

Quegli ‘armadi della vergogna’, come quelli del Tribunale di Roma in cui vennero rintracciati procedimenti giudiziari, occultati, relativi ai crimini nazisti in Italia, vengono ora incredibilmente riproposti dal ‘Caso Mineo’. Nome che in Italia evoca ormai tristi scenari, dal ‘CARA di Mineo’, Centro Accoglienza al crocevia di dubbi, anzi chiarissimi, interessi, a Corradino Mineo, Senatore indipendente appena fuoriuscito dal Partito Democratico nelle cui liste è stato eletto nel 2013, già non disprezzabile Direttore di RaiNews 24. Il quale sostiene: «Matteo Renzi è subalterno a una donna bella e decisa. Io so».

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