martedì, Aprile 20

Il Paese degli sbruffoni (Salvini) e degli autocrati (Di Maio, avatar di Casaleggio) Dalle dimissioni di Rixi consegnate a Salvini e non a Conte, a Luigi Di Maio, che si ‘sottopone eroicamente’ al giudizio della ‘base’, a Calenda appena eletto nel PD punta al nuovo partito

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Nella giornata non poteva mancare la solita cattiveria sprezzante di Matteo Salvini, alla quale, come al solito, la risposta è sbagliata e utile solo ad aumentare la polemica e farsi sbeffeggiare. E, infatti, Salvini apre allegramente la giornata con due colpi bassi: le dimissioni autonome di Edoardo Rixi, consegnate a lui (uno schiaffo in faccia a due mani al bel Giuseppe Conte che ormai è solo bello, dice lui) per ‘sbloccare’ la situazione politica dalle polemiche e togliere la caramella di bocca a Giggino. E immediatamente dopo l’annuncio beffardo a Roberto Saviano via Facebook -dove ostenta una novità che non posso non sottolineare: da un paio di giorni, fateci caso, mostra un ciuffetto sempre più lungo di capelli dritti ‘a crestina’ sulla testa … sarà un caso? Comunque, tornando a Facebook (ormai agenzia ufficiale del Governo) dice: «Un bacione a Saviano, stiamo rivedendo i criteri per l’assegnazione delle scorte» e poi, naturalmente precisa la solita tiritera pubblicitaria per acchiappare consensi, circa i duemila poveri lavoratori costretti a quell’impervio lavoro, eccetera, eccetera.
Bene, le solite sbruffonate.

Ma alla scena Rixi, mi sarei aspettato una secca messa a punto di Conte, del tipo (sì lo so, abbiamo riso tutti quando lo ha detto, ma insomma … ) ‘io sono il Presidente del Consiglio, si dimette da me e poi Salvini non fa mica il postino’, lo avrebbe anche un po’ preso in giro … so bene che l’humor non è cosa da avvocati del popolo, ma magari qualcuno avrebbe potuto pensare che Conte esiste. Alla ‘scena Saviano’, vedo solo la solita risposta irritata e arrabbiata, sconnessa, sull’uso delle istituzioni a fini politici personali … insomma le solite cose sussiegose e inutili.
Gli sbruffoni, vedete, sono tutti così, e quindi bisogna rispondergli nell’unico modo in cui li si può smontare, mandandoli al diavolo o prendendoli in giro, specie la seconda, anche perché, in genere, non capiscono che uno li sfotte.

Per fare un esempio su cose diverse (gli sbruffoni sono dovunque) a Carlo Calenda che è stato eletto grazie al PD nella lista del PD, grazie allo sforzo dei militanti del PD, e che ora propone a Nicola Zingaretti di fondare, lui, un partitolib-demalleato col PD, cosa che molto piace anche a Giorgio Gori, altro uomo di specchiata formazione di sinistra. Ecco: a uno così si risponde prendendolo in giro, sfottendolo, invitandolo a coltivare papere eccetera; mica lo si prende sul serio, è una follia, lo sanno tutti, è solo il progetto di Matteo Renzi, ricaderci è da matti. L’unica risposta seria sarebbe ‘bravo, fai il lib-dem, ma intanto posa i voti che hai avuto e dimettiti dal PE, cazzo’ (così ci si mette pure una spruzzatina di De Falco).
A Salvini che minaccia -perché, in realtà, è una minaccia fondata sull’odio-, si dovrebbe rispondere con dignità, dicendo, ad esempio, ‘lascia perdere, ci rinuncio io, non la voglio più, la scorta’. Ci vorrebbe un po’ di coraggio, ma si contribuirebbe alla chiarezza, si porrebbe realmente il problema, si taglierebbe l’erba sotto i piedi a chi dice che è solo un privilegio verso chi, ‘alla fine, dalle sue lotte giuste ha ricavato anche certi vantaggi’. Cosa, almeno in parte, vera o magari no, ma di convinzione diffusa. Ma se si facesse così, la discussione diventerebbe l’opposto: ‘te la senti di lasciare che Saviano vada in giro senza scorta?”ì’ e, quasi certamente, si smonterebbe il bluff, perché escludo che nonché Salvini, i responsabili del Ministero vogliano correre rischi.
Lasciare sempre correre e rispondere con sussiego e rabbia, serve solo a fare il suo gioco. Ora vedremo come reagirà Gad Lerner agli attacchi di Salvini … spero abbia l’intelligenza di ignorarlo!

Ma poi, la grande questione che appassiona gli italiani, invero io credo molto pochi … io la seguo per dir così per ‘obbligo’ di amicizia (non professionale, questa non è la mia professione), è la sorte di Luigi Di Maio, che si sottopone eroicamenteal giudizio dellabase’.

Va bene, smettete di ridere, su; facciamolo contento, facciamogli credere, per qualche minuto, che qualcuno abbia preso sul serio la sceneggiata dell’altro giorno. Solo Gianluigi Paragone (che quanto a senso dell’umorismo batte perfino Salvini) ci ha creduto, e se ne è uscito con la buffonata di dare le dimissioni da senatore a Di Maio, dicendo «che faccia ciò che crede». Roba da avanspettacolo. Del resto, il regista è Grillo, no?
Ma vediamo bene.

La prima cosa che colpisce, tanto per cambiare, è la volgarità assoluta, la pochezza dei personaggi. Che, indicono la riunione sostanzialmente inutile perché quelli che contanosono sette o otto e si sono già riuniti e scazzati, gli altri sono truppa, e lo sappiamo. È il grande limite del partito degli stellini, specie da quando hanno cominciato a ottenere molti voti: chicomandanon vuole che nasca qualcuno più bravo a comandare. È una delle caratteristiche tipiche, del resto, della politica (e, ahimè, non solo della politica) italiana: avere sempre collaboratori meno bravi, altrimenti prima o poi ti soffiano il posto.
E comunque, quelli cominciano la riunione e per prima cosa trovano un colpevole: lo staff della comunicazione, cioè coloro che dovrebbero propagandare (che, poi, vuol dire gonfiare) le cose che fanno gli stellini. Ma a costoro, notate bene, era stato affidato un ben diverso compito: quello di zittire i singoli, di indirizzarli, per evitare che dicessero fesserie o cose sgradite ai ‘big’: diciamo la verità, quelli che avrebbero impedito, con le armi in pugno, al Tofalo di cui più avanti anche solo di sospirare. Perfino il bel Conte aveva il suo controllore, in persona dell’innominabile Rocco Casalino. Ebbene è tutta colpa loro, loro sono lo staff, sono pagati, e quindi in un atto di ‘ribellione’ vengono buttai fuori dall’aula. Anche qui, è solo avanspettacolo. I big hanno trovato subito il capro espiatorio e lo hanno offerto alla ‘massa’ amorfa, così sono soddisfatti e non rompono. La colpa è tutta di Casalino, tanto con lo stipendio che ha!
Poi, arrivano i messaggi di consenso al capo di Beppe Grillo e di Davide Casaleggio, cioè da due che non fanno parte del partito, anche se, almeno uno … è pagato dal partito! Questo, non lo cacciano via, anzi è, insieme al Grillo finora muto, quello che dà la sua benedizione a Di Maio. Benedizione da parte del gestore del software con il quale si voterà, già, su cosa? Su ‘Confermi Di Maio come Capo politico del M5S?

Scusate, signori stellini: questa è una domanda democratica? Uno può rispondere no o sì. Sì (lo faranno tutti o quasi) vuol dire comandava lui, comanda lui. No, vuol dire comanda lui, ma io mi dissocio in segreto, sempre che sia segreto! Questo è un partito politico, una domanda del genere è una buffonata; a un partito si propone una linea politica, una serie di alternative, una rosa di alleanze, alternative di capi. Eh no: vuoi Giggino o no?

Ma poi, votare perché? È già tutto deciso. Roberto Fico, il temutissimo Fico, la testa pensante Fico, il minaccioso visitatore di al Sisi Fico, che fa? Dice che non è sicuro di riconoscere il partito. Una bomba, non vi pare?
E intanto la soluzione si trova, anzi, si è già trovata, nel più puro stile democristiano, anzi, doroteo: al capo si associa una sorta di direttorio. Composto da persone nominate dalla base attraverso il software di Casaleggio? Ehi, ma che siete matti? Per controllato che sia, chi sa che esce, qualche proposta strampalata esce sempre. E dunque è il capo stesso che, non ha ancora ben deciso, ma proporrebbe quattro nomi. Indovinate chi? Dibba (Alessandro Di Battista), Fico, Chiara Appendino e Paola Taverna.

E poi, uno si stupisce che Salvini stravince le elezioni e fa il bello e il cattivo tempo? Addirittura, ha mandato uno stuolo di suoi manutengoli al Ministero delle Finanze, dal timido Giovanni Tria, a scrivergli la lettera di risposta a Bruxelles, millantando investimenti fantastici e, guarda un po’, condoni, condoni, condoni, uniti alla flat tax, flat tax, flat tax. La lega è sempre stato solo questo!
Signori miei, ormai comanda solo lui che ci state a fare?

Del resto, il livello degli stellini che dovrebbero confrontarsi con quel ‘cosone’, è rivelato da un certo Angelo Tofalo, Sottosegretario arrabbiato della Ministro Elisabetta Trenta (Difesa), che, al solito su Facebook ecc., spara a zero contro la stessa (ha imparato da Tafazzi evidentemente!) dicendo strampalerie tipo: «Ho cercato per un anno di stare accanto al Ministro Trenta e di spiegarle che il nemico non è Salvini, … ma chi, all’interno dell’apparato, vuole continuare ad agire senza l’indirizzo ed il controllo politico (sic!!). Ad oggi le informazioni che ricevo vengono da persone da tutte le persone … che mi hanno riconosciuto come un ragazzodai valori ben saldi, una persona seria e appassionata che lavora per il bene del Paese», speriamo non sia James Bond! Ma poi va avanti, in maniera esilarante: «Per avere la fiducia degli uomini che oggi mi aiutano a ricevere in tempo zero le informazioni utili a svolgere il mio incessante lavoro», altro che Toninelli!, «ho fatto di tutto! Lanci con il paracadute, voli in aereo, vestizioni e prove degli equipaggiamenti, perlustrazioni nei boschi con i nostri uomini, viaggi in sottomarino, convegni e riunioni su riunioni, anche notturne. E approfitto per ringraziare chi ha capito che sono solo uno strumento per riorganizzare e migliorare settori delicati». No comment.

Ma scusate, cari stellini, che ci state a fare lì con gente simile?, e specialmente che ci sta a fare il bel Conte? Abbiate almeno la decenza e l’onestà intellettuale (sì lo so è una parola grossa) di sbattere la porta e andarvene.
Ma le avete lette le parole di
Philippe Lamberts dei Verdi belgi (e i Verdi ora sono fortissimi, e non sono i nostri Verdi, sono una cosa serissima): «Quando fanno i loro referendum interni, non possono controllarne i dati. Casaleggio non glieli fa vedere. Questa non è democrazia. Quando il processo non è verificabile, mi dispiace: non è democrazia. La puoi chiamare democrazia diretta: io la chiamo autocrazia», e, non bastasse, «perché dovremmo salvarli? Noi abbiamo un capitale politico, immagina come appariremmo se li prendessimo a bordo ora. Noi siamo compatti, questa è la nostra forza. Forse siamo più piccoli degli altri ma siamo coesi. Devo prendermi a bordo 14 europarlamentari la cui posizione è decisa da qualcuno a Milano? No, grazie».

Tranquilli, però: i parlamentari stellini a Bruxelles sono esterrefatti che Lamberts non si fidi del sistema Rousseau, ma loro, generosi, sono pronti a spiegargli cosa è la democrazia diretta … beh, direttoria. Anche perché, non ve lo aspettavate eh!, il capo ha ‘preso’ l’ottanta percento dei voti … è proprio un drago!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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