venerdì, Luglio 30

Il Padre Napolitano e il Figlio Renzi field_506ffb1d3dbe2

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Eventualmente a finire sulla croce tocca al più giovane, anche se la resurrezione in questo caso è tutt’altro che certa. Ad ogni modo il legame tra Giorgio Napolitano e Matteo Renzi si è fatto ormai così plasticamente stretto ed organico che per tutti sono ormai ‘il Padre e il Figlio’, indissolubilmente, ontologicamente legati in attesa di individuare identità, ruolo e funzione dell’eventuale Spirito Santo ispiratore. Un rapporto che si è andato sempre più sviluppando dopo l’uscita del primo dal Quirinale, ché ai tempi da Presidente della Repubblica con l’altro che prendeva con la forza, diciamo pure violenza, la guida del Governo, e pure in epoca immediatamente successiva, tra i due c’è stato più di uno screzio, anche pubblicamente rappresentato senza troppe remore dall’anziano statista postcomunista verso il giovane politico postdemocristiano. Adesso però l’identità di vedute e reciproco sostegno appare totale. E il nuovo obiettivo di lunga durata del dinamico duo sembra proprio essere la magistratura. Guarda chi si rivede, dopo le trascorse ‘glorie’ berlusconiane.

Se il virgulto arrembante attacca i giudici, il vecchio saggio lo affianca con esplicito riferimento alla morte improvvisa del magistrato Loris D’Ambrosio, suo stretto collaboratore al Quirinale ed al centro delle polemiche per le intercettazioni con l’ex ministro Nicola Mancino nell’ambito dell’inchiesta Stato-Mafia. «Vengono pubblicate anche intercettazioni manipolate, pezzi di conversazioni estrapolate dal contesto. Com’è successo al mio consigliere D’Ambrosio che ci ha rimesso la pelle con un attacco cardiaco. E io certe cose non le dimentico» dice. Ad entrambi replica duramente Piercamillo Davigo, appena insediatosi come nuovo Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati: «Non commento le dichiarazioni del Presidente del Consiglio. Ma è una vecchia storia, questa del ‘giustizialismo’ e del ‘conflitto’. Non c’è nessuna guerra. Noi facciamo indagini e processi. Se poi le persone coinvolte in base a prove e indizi che dovrebbero indurre la politica e le istituzioni a rimuoverle in base a un giudizio non penale, ma morale o di opportunità, vengono lasciate o ricandidate o rinominate, è inevitabile che i processi abbiano effetti politici». Questo di Napolitano e Renzi è comunque solo l’ennesimo episodio di convergenza dopo che già sul versante del Referendum energetico l’ex Presidente aveva pubblicizzato la legittimità del non voto indicato dal ‘figliuolo’ «Se la Costituzione prevede che la non partecipazione della maggioranza degli aventi diritto è causa di nullità, non andare a votare è un modo di esprimersi sull’inconsistenza dell’iniziativa referendaria», indicando anche la propria probabile astensione. E dopo che già da tempo si era dichiarato non solo nettamente per il al Referendum istituzionale e costituzionale di ottobre, ma pronto ad un rilevante ruolo pubblico in sua difesa.

Nella strana presenzassenza del legittimo Capo dello Stato (Sergio Mattarella, per i non pochi che se ne fossero dimenticati causa latitanza pubblica del medesimo) la nostra ‘strana democrazia’ assomiglia a volte più che ai sistemi ipotizzati da Jean-Jacques Rousseau o Henry David Thoreau alla ben più pragmatica Corea del Nord, dove dopo la dipartita del ‘fondatore’ Kim Il-sung questi è stato nominato Presidente Eterno. Così il figlio prima e l’estroso nipote ora ‘regnante’ hanno goduto e godono della tranquilla protezione di un tale ultraterreno usbergo. O, se vogliamo riavvicinarci a sistemi più accettabili, siamo quasi alla Cuba dei fratelli Casto con Fidel, il Comandante, che incombe e di quando in quando riappare (per ora da vivo) dicendo che sta per uscire di scena ma non avendone in realtà alcuna intenzione. Similmente il nostro ‘Presidente Eterno’ Napolitano, il nostro ‘Comandante’ Napolitano, sta lì a tutelare il pirotecnico Presidente del Consiglio. Quanto a Renzi guerra alle Regioni, guerra ai magistrati, guerra all’informazione, molti nemici molto onore…

 

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