giovedì, Giugno 24

Il padre di Tito racconta field_506ffbaa4a8d4

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Ora quante volte al mese incontra Tito?

Ora lo vedo due volte alla settimana, in condizioni protette, ma dal 31 luglio è così, per un anno ci siamo visti tre volte a settimana, coi pasti, in condizioni libere. La mia protesta ha avuto origine da questo inasprimento.

 

Quale sarebbe, per lei, la frequentazione ideale?

Libera, a seconda delle esigenze del bimbo. Il mio obiettivo sarebbe di dare prima di tutto serenità a lui, poi di aiutare figlio e madre a ricostruire il loro rapporto, arrivando a regime con un qualcosa che somigli il più possibile ad un 50% del tempo con ogni genitore. Adesso Tito rifiuta sua madre, con una determinazione che stupisce per la tenera età. Ma occorre ristabilire un equilibrio. Lui è amato da entrambi, deve star bene con entrambi.

 

A suo parere, sinora cosa ha impedito una soluzione liscia della controversia?

Per me si sono sommati due fattori: Il primo è stato l’influenza dell’arma. Sa, l’arma gode di un prestigio riconosciuto. E meritato, tra l’altro. Sicché si fa fatica ad ammettere l’esistenza di pecore almeno grigie… Il secondo fattore è stato il bigotto atteggiamento di alcune donne, che fossero giudici, assistenti sociali, perit ctu e ctp… L’idea di fondo era quella di proteggere una donna, magari con un passato famigliare non proprio facile sereno, dal marito “sano”. Dal mondo maschile, in poche parole. Per anni ho cercato di aiutare Katia a liberarsi dal suo passato.

 

Il destino dei bambini è affidato a psicologi senza mestiere.

Se non quando a psicologi quarantenni che non hanno né famiglia né figli, e che non conoscono ciò che a me e a lei ha insegnato l’esperienza genitoriale.

 

È ottimista?

No.

 

Dovremmo sperarci però…

Ho solo promesso a Tito che presto saremo liberi. La razionalità mi dice di arrendermi, il cuore dice mai.

 

Certo, mai. Senza di lei, Tito non vede il mondo. Mi sono fatto quest’idea.

Per me è vero.

 

E in Italia, all’improvviso, magari arriva un giudice coraggioso che risolve la questione.

Auguriamolo a Tito e a tanti altri bambini.

 

Il sistema, quello non è coraggioso.

Il sistema nel suo complesso è tremendo.

 

Pensi che tre anni fa avevo pensato di trasferirmi a Livorno.

Si sta bene qui, mi creda. È una città meravigliosa. Una città che amo

 

Un po’ era per amore di Ciampi e di Rondelli, da parte mia.

Le persone hanno un cuore incredibile, un senso di appartenenza non comune un amore per i figli proverbiale…

 

Su Alessandro, che c’è la farà!

La ringrazio.

 

Aspetti, prima di concludere, mi ricordi il meccanismo per cui oggi lei può vedere il suo bimbo solo in visite protette…

Allora, nel luglio 2014 finisce il regime delle visite protette e io e Tito cominciamo a vederci ‘ad ore’, ma liberamente. Questi orari si sono progressivamente ampliati su semplici istanze, arrivando ad includere il giorno intero nel week-end e i pasti. In questa primavera viene affidata una nuova ctu alla medesima psicologa della precedente ctu, del luglio 2014. In quell’occasione, pur se stabilita la rimozione del regime di protezione, avevo contestato duramente dei falsi nelle dichiarazioni della psicologa stessa. In ragione di ciò, quest’anno il mio legale ha chiesto e motivato la ricusazione del perito.

 

Respinta, immagino.

Sì, respinta. Sicché decisi di non partecipare. Si è proceduto in mia assenza e si è periziato su fatti e su congetture dichiarati da Katia, con la conclusione che fosse necessario tornare alle visite protette. In un paese civile non avvengono cose del genere.

 

In effetti è tutto incredibile.

Katia è indagata per calunnia.

 

Il nome di codesto perito?

Si chiama Chiara Todaro, Pluriquerelata per falso ideologico. Mia coetanea. Mi hanno semplicemente punito perché sono un carattere che non si piega, con ciò sorvolando sull’interesse supremo del bene del minore. Poi se c’è qualcosa di cui punirmi, lo facciano. Ma non si fa del male ad un bambino per “educare” suo padre. Ecco perché ho trovato il coraggio di mettermi a strillare in piazza.

 

 

Saluto Alessandro e penso alle mie bimbe, che corrono su una spiaggia sotto gli occhi della madre. Siamo separati anche noi. Loro sono piccole, e quando sono con la mamma chiedono di papà. Quando sono con papà, della mamma. Perché l’infanzia non è un giochetto in mano a un paio di laureati in psicologia. L’infanzia non è una sentenza scritta dopo aver letto le carte in sei minuti. L’infanzia è una cosa sacra, che può sfiorire prima del dovuto, spezzarsi, morire. «Una volta usciti dall’infanzia», scrisse Georges Bernanos, «occorre soffrire molto a lungo per rientrarvi, così come proprio in fondo alla notte si ritrova un’altra aurora.» Questa immagine è stupendamente riflessa negli occhi dei bambini, delle mie piccole come dei vostri figli. Vi è un’innocenza che va difesa a mani nude, con forza. È la loro innocenza. Per essa parliamo, scriviamo, agiamo con il cuore e con l’intelligenza. Liberiamo Tito e il suo papà! Liberiamoli contro nessuno. Per loro e basta. Ridiamo a Tito un parco dove correre in santa pace, senza estranei attorno, con la madre e il padre a guardarlo, magari lontani l’un l’altra ma vicini a Tito, ovunque egli rivolga il suo sguardo.

 

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