mercoledì, Giugno 23

Il padre di Tito racconta field_506ffbaa4a8d4

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Chi è il Procuratore che si occupa di questo caso?

È il dottor Giuseppe Rizzo ma, a quanto mi risulta, dopo i fatti del 6 agosto scorso, il pm assegnatario del caso è un altro.

 

E codesto dottor Rizzo come si era mosso?

Lo incontrai la prima volta nel maggio del 2014, lo pregai di porre attenzione alle mie querele di allora in quanto, proprio in seguito ai reati che denunciavo, mi era stato tolto il figlio, a mio avviso con un inganno a danno dei Tribunali.

 

Cosa accade dopo?

Che il mese successivo venni querelato per stalking e per altri tre reati minori da parte della moglie, con segnalazione di reato a firma Lopez, sicché ricevetti anche il provvedimento cautelare di non avvicinarmi ai luoghi frequentati dalla vittima. Erano proprio i giorni in cui veniva ridiscusso l’affido, si figuri. Per questo mi infuriai. A mio parere il pm non avrebbe dovuto accettare una notizia di reato a mio carico da parte di un maresciallo da me querelato qualche mese prima, sui medesimi accadimenti, amico di Facebook di mia moglie…

 

Sì, sembra tutto pazzesco.

Nell’autunno 2014 dovetti difendermi da solo da solo, perché il coinvolgimento dei carabinieri spaventava gli avvocati da me contattati. Scrissi una serie di esposti direttamente alla procura portando le prove della mia innocenza. Sette mesi di sms, email e telefonate registrate con la ex moglie.

 

Vi sono stralci di mail pubblicati su fb. Si evince, come minimo, una personalità confusa.

Elencai pure una lista di reati che reputavo d’aver subito dalle varie parti, carabinieri in primis, allegando ogni prova in mio possesso. Mi permisi di suggerire indagini specifiche.

 

Le confesso che questo caso mi provoca ansia. Mi pare il racconto su un Paese un po‘ spaventoso, senza garanzie reali.

Non è ancora finita. Nel dicembre 2014 venni convocato in procura per un interrogatorio fonoregistrato. Della circostanza feci partecipe una persona che al tempo anticipai a qualcuno che al tempo premeva per avere notizie. Qualche giorno dopo entrarono i ladri in casa. Rubarono il pc, niente altro. Macchina fotografica, anelli, valori… no. Solo il pc. Qualche giorno dopo una gomma a terra. Durante l’interrogatorio riaffermo quanto già sostenuto negli esposti precedenti.

 

Per cui?

Per cui a gennaio venne convocata Katia, anch’ella in fonoregistrato; dapprincipio mi accusa, il pm prima la asseconda, poi la porta in contraddizione, lei infine ammette le contraddizioni. Il 24 febbraio, in udienza preliminare, il pm si presenta chiedendo il proscioglimento perché il fatto (lo stalking) non sussiste. Il giudice manda a sentenza.

 

Quindi il giudice le dà ragione… E allora perché non segue una sentenza d’urgenza che stabilisca i termini dell’affidamento condiviso?

Dopo una settimana andai a ritirare il dispositivo: prosciolto nel rito, se non erro per remissione di querela, mai firmata da me peraltro; allora vado nell’ufficio del giudice, il GUP Antonio Pirato, e lui ammette di aver cambiato la sentenza. E mi dice che avrebbe capito che c’erano delle cose dietro, ma che devo stare tranquillo perché di li a giorni mi sarà reso il figlio. Invece la motivazione reciterà che ho fatto stalking ma che non posso esser perseguito per via della remissione. E invece io ho in mano il fonoregistrato di mia moglie che dice «Ma quale stalking!» e molto altro. A fine luglio scorso anticipai al dottor Rizzo che avrei fatto un’azione dimostrativa. Lui mi rispose che non sarei stato in grado di far niente; invece come può vedere ho avuto fortuna.

 

Ma, mi domando, codesto pm Rizzo non doveva dare seguito alle informazioni in suo possesso, e cioè avviare una indagine sul comportamento della madre, che aveva sottratto il figlio al padre? Non un braccialetto, il figlio!

Anche sul comportamento dei carabinieri, credo…

 

E già. Inoltre appaiono assurde e immotivate le decisioni in merito all’affido del bimbo. C’è tutta una fuffa psico-sociologica che non sta né in cielo né in terra… Infine, forse, andava diffidata la famiglia di lei da qualsiasi atto o comportamento intromissivo. Insomma vi è una vacanza della legge… O no?

Grazie alla mia iniziativa sono stato contattato in privato da persone che mi hanno raccontato centinaia di storie simili

 

Ora, il giudice civile che decide la modalità di separazione, può rivedere la sua decisione?

Il giudice civile ne ha facoltà. Che le devo dire, se avessi avuto ascolto, non avrei fatto ciò che ho fatto ad agosto…

 

Tito va protetto. E occorre emettere un provvedimento di urgenza, e di grande equilibrio, che rispetti il bimbo, sua madre e suo padre, al di là dei loro sbagli, dei loro possibili torti… e che li richiami all’assoluto rispetto di quell’eventuale equo provvedimento. Mi pare di aver capito che Tito non vada protetto dalla madre, ma dal contesto materno.

Dice una cosa esatta: protetto dal contesto.

 

Per quanto potrebbe esservi timore circa eventuali comportamenti della madre in stato di solitudine. Anche per questo la madre e il padre andrebbero protetti dagli uffici preposti a farlo.

Lo so bene. È un abbandono molto più profondo.

 

Cosa possiamo fare per lei? Secondo lei?

Non lo so. È una situazione molto più grande di me. Io ho cercato di far conoscere la mia storia.

 

Io potevo solo trascrivere la sua testimonianza. Non ci conosciamo. Ho avvertito un sentimento di solidarietà e neanche per un attimo un sentimento di ostilità nei confronti della mamma. Provo per lei una sorta di tenerezza umana. Ma qui bisogna salvare quel che resta dell’infanzia di Tito. Una soluzione non così difficile sarebbe nelle mani di un giudice equilibrato, esperto, in grado di dedicare a questo caso una quindicina di giorni. ma dovrebbe lavorare solo su questo, solo per la felicità di Tito e per la serenità dei suoi genitori. Qui non bastano cinque minuti, occorrono quindici giorni. per riportare giustizia, verità e bellezza. E sto dicendo cose ovvie.

Sarebbe meraviglioso, se accadesse.

 

Deve accadere. Katia lavora?

Sì, è impiegata. È anche avvocato. Ma il suo avvocato è Paola Bernardo, anche lei indagata per calunnia a mio carico dal maggio 2014.

 

Lei versa a sua moglie un assegno mensile?

Sì. Trecento euro. Quanto stabilito dal giudice a titolo di contribuzione per il figlio.

 

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