venerdì, Settembre 17

'Il nuovo Senato sarà un bar dello sport' field_506ffb1d3dbe2

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Per la professoressa Antonella Tartaglia Polcini, docente di diritto Costituzionale dell’Università del Sannio, che parla di “luci e ombre nel cambiamento in essere”, quello della composizione del nuovo senato: “Si tratta di un elemento che investe sia la legittimazione democratica sia la rappresentanza politica e che postulerebbe una riflessione più ampia sulla complessità del sostrato politico-sociale che questa riforma involge e sui mutamenti in parte spontanei in parte indotti dall’impatto prodotto sull’assetto delle autonomie territoriali e delle relazioni tra centro e periferie. Quanto alla vexata quaestio delle immunità” specifica poi la docente,”occorrerebbe affrontarla e risolverla tornando alla radice delle norme che la disciplinano, per coglierne la ratio. L’immunità non è né potrebbe mai costituire una prerogativa fine a se stessa e, dunque, dovrebbe risultare finalizzata e strettamente circoscritta a tutelare il parlamentare nell’esercizio delle sue funzioni senza prestarsi ad un esercizio controfunzionale del potere che, nella sostanza, si tradurrebbe in un abuso”.

Nella pratica, scattando per sindaci e consiglieri regionali, una volta entrati al senato, il meccanismo di immunità dei parlamentari, si creerebbe un secondo livello di amministratori locali, più garantiti degli altri. O, per dirla con le parole del professore Villone: “Un pezzo del ceto politico locale, ampiamente corrotto, si trova ad essere ipergarantito”.

Chiedi a un cittadino italiano di parlarti del Senato e una delle prime cose che risponderà farà riferimento alla storia romana. Senatus Populusque Romanus. E la prima cosa che salta all’occhio ‘inesperto’ del cittadino, in effetti, è che la seconda carica dello Stato, dopo la riforma, diventa la terza o la quarta. Insomma, che il Senato viene svuotato di poteri e prestigio.

Se è vero che in alcune democrazie, come negli Usa, il Senato ha più poteri dell’altro ramo e se è vero che anche storicamente è sempre stato il Senato a rappresentare l’autorità, perché si vuole, con il ddl Boschi, indebolire proprio questo organismo? Villone spiega che le motivazioni sono di natura esclusivamente politica. “Questa riforma è ispirata a un criterio di concentrazione del potere fuori del parlamento e sull’esecutivo. Da un lato il Senato diventa una sorta di bar dello sport, con senatori a doppio servizio; e dall’altro la Camera viene dominata dal Governo attraverso la legge elettorale che garantisce a un partito, anche minoritario, ben più della maggioranza assoluta dei componenti. A questo punto, con la nomina blindata di gran parte dei parlamentari che la legge elettorale consente, si è calcolato che circa il 60-70% dei parlamentari sarà nominato. E’ chiaro, quindi, che chi sta a palazzo Chigi, che è premier e segretario del partito che sta al Governo, si fa la maggioranza a sua immagine e somiglianza, ragion per cui il potere reale sarà a palazzo Chigi. Si aggiungano i meccanismi per i quali il Governo può chiedere che a data certa si voti una proposta dell’esecutivo e si vede come il parlamento viene svuotato anche di uno dei temi principali che è nella scelta dei tempi e dei modi di votare articolando il proprio dibattito. Spostano tutto l’asse istituzionale su palazzo Chigi. Serve a rafforzare il leaderismo personalizzato“.

Riprende un po’ il concetto della “torsione personalistica” che proprio Massimo Villone insieme a Cesare Salvi, sviluppavano in un libro dal titolo ‘Il costo della democrazia’ pubblicato nel 2005: «La torsione personalistica viene a livello nazionale da un cedimento culturale e da una trasformazione sostanziale della forma di governo. A livello locale e regionale viene dalle modifiche legislative e costituzionali». In questo stesso volume, con grande preveggenza e in maniera inaspettata visto che i due autori all’epoca della pubblicazione sono senatori Ds, vengono anticipati i temi del declino delle assemblee elettive e la figura del primo ministro assoluto.

Ma la partecipazione, tra i principi ispiratori che dettero vita alla Carta nel 1948, che spazio trova nella riforma costituzionale? Nessuno, secondo il costituzionalista Massimo Villone. “Non ne tiene conto e in qualche misura capovolge quei principi che erano volti alla partecipazione, attraverso due meccanismi fondamentali come la partecipazione diretta con i referendum di iniziativa popolare e attraverso i partiti politici, ben due canali di partecipazione, una diretta e l’altra per rappresentanza politica. Adesso succede che la partecipazione diretta si rende più difficile, aumenta il numero delle firme per il referendum abrogativo e la partecipazione politica si è dissolta. Dunque siamo all’anno zero. Abbiamo destrutturato tutto. A meno che non si pensi che valga, ai fini della partecipazione, la partecipazione dei tweet e delle pagine Facebook”.

 

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