mercoledì, Ottobre 27

Il nuovo Orto botanico di Padova field_506ffb1d3dbe2

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Orto botanico di Padova

L’Orto botanico di Padova, già patrimonio dell’UNESCO dal 1997, ha aumentato del 67% la superficie del suo antico spazionato nel lontano 1545 per volontà della Repubblica Serenissima e dell’Università degli Studi di Padova quale hortu sfericus per la coltivazione delle piante medicinali (i semplici) e per poterle fare riconoscere agli studenti di medicina, onde evitare frodi ed errori di terapia con grave danno alla salute dei loro pazienti quando essi avessero esercitato la professione; l’Orto è passato così da 22mila a 37mila metri quadrati di estensione. Al complesso dell’orto antico, arricchitosi di 6mila differenti tipologie di piante nel corso dei secoli, si è aggiunta la nuova struttura architettonica del Giardino della Biodiversità, situata nella zona sud, inaugurata il 15 settembre scorso alla presenza di varie autorità del governo italiano e della città stessa. La struttura è stata progettata dallo studio V&S Associati, vincitore nel 2005 del bando tra venti progetti presentati, con il coordinamento di Giorgio Strapazzon, architetto di Marostica.

Nel 2002 l’università padovana aveva deciso di salvare l’orto storico e di indire un bando per la progettazione degli spazi da acquisire urbanisticamente anche per sottrarli dall’invasione del cemento, rendendo la struttura più ampia nella sua estensione e più competitiva a livello europeo. Il cantiere si è avviato però soltanto nel 2010.

Questo regno vegetale è costato 20 milioni di euro all’Università degli Studi di Padova, che si occupa della gestione dell’Orto e che ha preso i soldi da quelli di cui dispone e destinati alla ricerca. Il Giardino della Biodiversità verrà sia presentato alla Conferenza Mondiale sulla Biodiversità in Corea del Sud dal 29 settembre al 17 ottobre prossimi, tramite Barbara Degani, Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e capodelegazione italiano, sia prenderà parte all’Expo 2015 di Milanoall’interno del Padiglione Italia dove saranno diffuse informazioni e materiale illustrativo riguardanti l’Orto stesso tramite un protocollo di intesa tra i due enti coinvolti, oltre che all’esposizione sulle piante caratteristiche di ogni regione d’Italia (per il Veneto è stata scelta la vite, simbolo anche della prosperità economica di questa regione) organizzata dall’Expo stessa.

Al Giardino della Biodiversità si accede dall’antico orto e la struttura coniuga la più alta tecnologia al servizio della natura: l’edificio è di vetro trasparente e riassume i biomi, ovvero una fetta della biosfera caratterizzata dalla sua tipica vegetazione, in cinque serre che ripropongono al visitatore la disposizione fitogeografica, ossia la posizione geografica delle piante nelle zone climatiche così come la troviamo su qualsiasi mappa del mondo, passando dalla zona tropicale, a quella tropicale subumida, a quella temperata, a quella mediterranea e a quella arida-desertica, per un totale di 1300 specie floristiche. L’edificio che ospita queste piante è detto anche ‘solar active building’, perché come una foglia si adatta a tutte le esigenze delle quali ha bisogno: sfrutta il risparmio energetico tramite i pannelli solari posti sul tetto, attua il riuso dell’acqua piovana, di quella utilizzata e di quella proveniente dal pozzo artesiano, e si adatta alle condizioni climatiche e di luce attraverso parametri ideati apposta per ciascuna serra. Ogni volta che essi si alterano (perché le piante stesse producono più umidità, o c’è un’intensità luminosa maggiore, o c’è un passaggio di più gente all’interno delle serre, tale da far variare alcune condizioni climatiche), il sistema tende a riportare tutto alla normalità, con una specie di omeostasi.

Il nuovo giardino darà spazio anche a moderni laboratori di ricerca (anche riguardanti il dna floreale e il germoplasma), focalizzati sulle circa 600 piante essiccate custodite nell’Erbario dell’Orto e su quelle coltivate in orto e sulla raccolta di semi delle piante che crescono nel territorio veneto, per garantire la conservazione di alcune specie, almeno in un ambiente controllato come questo, assicurando quindi la conservazione della biodiversità.

La visita dell’Orto botanico di Padova è accompagnata dal percorso in 3d ‘Le piante e l’uomo, curati dal professor Telmo Pievani, insieme ad altri exhibit presenti, come ‘Le piante e l’ambiente’, cercando di relazionare il visitatore sul rapporto tra flora e umanità e tra flora e ambiente, in modo da non risultare noioso e con piccole curiosità che possono stimolare il pubblico più o meno giovane. Ad accompagnare questa nuova apertura dell’Orto, la mostra ‘Alles ist Blatt (Tutto è foglia)’ di Giovanni Frangi che si terrà fino al 15 gennaio prossimo. È già attiva l’app Wikiorto, disponibile e caricabile su smartphone o tablet (con un codice legato all’acquisto del biglietto), che guiderà il visitatore con approfondimenti botanici e segnalando sul proprio dispositivo le tappe più significative dei percorsi espositivi.

L’Orto botanico di Padova registra ad oggi un massimo di 300 visitatori al giorno, che si punta a triplicare per sfiorare i 200mila visitatori entro un anno, aprendosi ad eventi culturali di qualità (come congressi di carattere scientifico e di medie dimensioni, concerti musicali di ogni tipo e tavole rotonde, già organizzati in occasione della settimana dell’inaugurazione della nuova struttura conclusasi domenica scorsa con il concerto di Bollani) e rimodulando gli orari per una maggiore affluenza turistica, divenendo così punto di incontro non solo per il mondo scientifico, ma anche per la cittadinanza che vive vicino all’Orto e per i turisti che arrivano per visitare la città.

Abbiamo intervistato Barbara Baldanviceprefetto dell’Orto botanico di Padova e docente di Botanica all’Università degli Studi di Padova.

 

Che importanza ha l’Orto botanico di Padova nel campo della ricerca biologica?

L’Orto botanico ha sempre rivestito, riveste attualmente e rivestirà in futuro una funzione importante nel campo della ricerca. Fin dalla sua creazione ha espletato questa funzione, ovviamente in ambito sistematico nella diffusione della cultura botanica e per la conservazione delle specie. Attualmente con il nuovo ampliamento dell’ orto botanico ci sarà la possibilità di implementare la ricerca in ambito molecolare, utilizzando marcatori molecolari che ci permettano, tramite l’analisi del DNA, di avere una più precisa classificazione delle piante, oltre a mantenere tutta la tradizione che abbiamo di ricerca nella conservazione del germoplasma. I risultati scientifici ottenuti dai ricercatori fino ad oggi sono infatti oggetto di discussione e scambio di idee con altri ricercatori di istituti e altri orti botanici a livello internazionale, come succede per esempio anche con i semi delle piante qui conservati.

Qual è la storia di questo giardino dalla sua costruzione nel 1545 ad oggi?

Proverò a riassumerla in poche parole. L’istituzione fu fondata inizialmente su suggerimento di Francesco Bonafede che a quel tempo insegnava a riconoscere le piante agli studenti di medicina e reggeva la cattedra di Lectura simplicium. Egli si accorse che gli studenti non riuscivano a riconoscere le piante studiando solamente sui libri, che erano volumi latini, greci, arabi, a volte trascritti con disegni molto approssimativi, propose così all’Università di Padova di acquistare un terreno adatto per coltivare le piante in modo che essi le potessero osservare e studiare dal vivo. A questo si aggiunse il contributo della Repubblica Serenissima di Venezia che finanziò in gran parte l’acquisto dell’area, appoggiando questa iniziativa perché aveva interesse ed era implicata in commerci con l’Oriente e le interessava saper riconoscere le spezie o avere degli esperti che le riconoscessero quando essa le importava dall’India o dai paesi orientali. L’anno dopo, quindi nel 1546, era possibile utilizzare l’orto a scopo didattico. Questo impiego della struttura si è mantenuto per moltissimo tempo fino ad oggi, ma è stato ampliato il suo concetto: l’orto con l’avvento della botanica come scienza di base, con Linneo e la classificazione sistematica con il metodo binomio ha implementato tantissimo le sue collezioni ed oggi non abbiamo solo piante medicinali, ma circa 6mila specie coltivate nell’orto antico, provenienti da tutte le parti del mondo. Si deve ricordare che nella storia dell’Orto sono stati determinanti i prefetti, cioè i direttori dello stesso, soprattutto all’inizio per lo più viaggiatori e medici, come per esempio Prospero Alpino medico al seguito dell’ambasciatore veneziano in Egitto che portava dai suoi viaggi semi e piante, descrivendone gli usi fatti dagli abitanti locali. Non soltanto lui ma tantissimi altri prefetti attuarono questo trasferimento e quindi l’Orto botanico si arricchiva via via di nuove tipologie di piante. I cambiamenti avvennero anche in architettura perché inizialmente l’Orto botanico era circondato da un muro piuttosto spoglio, mentre se lo si visita oggi vediamo la balaustra, le statue, gli acroteri e i cancelli che sono elementi aggiunti nel Settecento. La sua storia si è svolta quindi per gradi nel tempo fino ad arrivare all’aspetto dell’attuale edificio e al ruolo che oggi riveste l’Orto botanico.

L’Orto botanico di Padova è patrimonio dell’UNESCO dal 1997. Cosa ha significato questo riconoscimento per il giardino?

È molto importante perché le motivazioni con cui l’UNESCO ha riconosciuto l’Orto botanico di Padova e lo ha inserito nella lista sono principalmente due: per prima cosa quella che l’Orto è visto come la culla di tutti gli orti botanici, nel senso che è stato modello d’esempio per tantissimi orti botanici soprattutto in Europa, per seconda quella è che ha sempre svolto la funzione di diffusione della cultura botanica in tutti i modi, cioè sia a livello didattico, sia di ricerca e di scambio, come dicevamo prima. Il significato ulteriore sta nella tutela di questo sito: essere inserito nel patrimonio mondiale dell’UNESCO vuol dire avere un riconoscimento a livello internazionale anche per quanto riguarda la visibilità, quindi la possibilità di richiamare numerosi visitatori soprattutto dall’estero, ma anche dall’Italia stessa e rendere conosciuto questo gioiello che abbiamo qui a Padova.

Perché la necessità di ampliare questo Orto botanico con il Giardino della Biodiversità di recente inaugurato?

L’idea risale a una quindicina di anni fa ed è stata maturata in parecchio tempo. Negli ultimi tempi la ricerca era stata un po’ limitata proprio perché i docenti di biologia e botanica coinvolti si erano spostati dall’Orto botanico al Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Padova, rallentando leggermente questo aspetto. L’ampliamento dell’Orto botanico con la possibilità di avere dei laboratori, o strutture dove effettuare la ricerca, è diventato quindi importantissimo. Questo allargamento permette inoltre di presentare le collezioni in modo completamente diverso, ragionando non, come nell’orto antico, per collezioni tematiche, ma per biomi, ossia per colonizzazione di aree con climi diversi a livello terrestre: partendo da bioma tropicale per fare un viaggio ideale attraverso le zone temperate, poi la zona desertica fino ad arrivare alla zona subartica. Ampliare l’Orto permetterà quindi di rendere i visitatori più partecipi e consapevoli della biodiversità come la vediamo nella realtà che è riproposta nei vari biomi che ho citato prima. L’aver allargato l’Orto porta un vantaggio duplice: la possibilità di incrementare la missione che esso ha nella diffusione della cultura botanica, rendendo conto al visitatore della biodiversità che esiste nei vari biomi della terra e quindi della potenzialità che il mondo vegetale possiede anche in rapporto all’utilizzo delle piante stesse di tipologia differente e poi quella di implementare, di aumentare e di rendere più vivo la ricerca, ossia di lavorare soprattutto sul versante della conservazione del germoplasma (semi, culture cellulari delle piante che hanno qualche problema perché in via di estinzione) con la possibilità di conservare il più possibile la biodiversità.

In che cosa consiste questo Giardino della Biodiversità e come è stato realizzato?

Il Giardino della Biodiversità è stato realizzato per quanto riguarda il progetto architettonico tramite un bando internazionale, al quale hanno partecipato una ventina di progetti, ma il cui unico vincitore è risultato lo studio V&S Associati, coordinato dall’architetto Strapazzon di Marostica. Al Giardino della Biodiversità, situato nella zona sud dell’Orto, si accede direttamente dall’antico orto botanico ed è concepito nel progetto con un’unica teca di vetro, lunga circa 110 metri e alta nel suo punto più a nord (che corrisponde ad una delle serre) 18 metri. All’interno di questa struttura abbiamo le serre vere e proprie che riproducono le principali zone climatiche della terra, come già spiegato in precedenza. La struttura accompagna questa idea dei biomi, presentando anche la fitogeografica delle piante al visitatore: se noi infatti ci ponessimo davanti a una mappa dei continenti avremmo l’Africa al centro, l’America a sinistra e l’Asia a destra, questa disposizione geografica delle piante si ritrova anche in queste serre, quindi ad esempio il visitatore che entra nella serra tropicale troverà nella zona centrale le piante africane, in quella di sinistra le piante americane, in quella di destra le piante che provengono dall’Asia.

In che modo il nuovo edificio sfrutta le regole del ‘solar active building’?

Oltre alle piante questo nuovo progetto prevede un eco sostenibilità perché è progettato con numerosi accorgimenti che permettono un risparmio di energia e un’integrazione totale all’interno del sistema ‘città verde’. Siamo parzialmente autonomi per quanto riguarda l’energia perché sopra le serre si trovano pannelli solari, ricicliamo completamente l’acqua utilizzata, quella piovana raccolta e quella che proviene da un pozzo artesiano, quindi riusciamo a dare l’acqua a tutte le piante, ma anche a tenere in piedi tutto il sistema di vasche e cascate che si possono ammirare dall’esterno. Le piante sono tutelate perché il sistema a serra ha una regolazione impostata su alcuni parametri : cambiamenti di intensità luminosa, che a quelli di umidità e di temperatura vengono registrati e se i parametri sono alterati, per esempio se l’umidità si abbassa, il sistema interviene nella serra tropicale con un sistema di nebulizzazione o, se l’intensità luminosa è troppo elevata, si chiudono delle tende. Questo sistema è detto ‘solar active building’, cioè il processo viene automatizzato importando dei parametri ideati per ogni serra e ogni volta che questi si alterano (perché le piante stesse producono più umidità, o c’è un’intensità luminosa maggiore, o c’è più passaggio di gente all’interno delle serre tale da far alterare alcune condizioni climatiche) il sistema tende a riportare, con una specie di omeostasi, i parametri alle condizioni ideali. Il nome ‘solar active building’ è dato a questo edificio nell’idea dell’architetto, come faceva presente il giorno dell’inaugurazione, perché come una foglia è in grado di captare la luce, di utilizzare l’acqua e l’umidità in modo opportuno e corretto a seconda dei parametri ambientali e quindi si regola in base a tutte le sue necessità.

Che opportunità in più il Giardino delle Biodiversità offre ai ricercatori in campo biologico con i suoi laboratori e con le oltre 600mila piante essiccate custodite nell’Erbario dell’Orto e con la raccolta dei semi delle piante che crescono nel Veneto?

Noi avremo a disposizione un laboratorio per la conservazione del germoplasma, quindi per la raccolta, la pulizia e la catalogazione dei semi: è un aspetto molto importante perché nel Veneto abbiamo tantissime specie endemiche, alcune a rischio di estinzione, e conservando i semi riusciamo a garantire il perpetuarsi di questa specie almeno in ambiente controllato, come può essere quello di un orto botanico. Per quanto riguarda l’Erbario il laboratorio, che allestiremo e che riguarderà il DNA, ci permetterà, per esempio, di mettere in piedi un sistema che utilizza le tecniche di biologia molecolare per classificazione correttamente non soltanto le piante essiccate che conserviamo e che abbiamo a disposizione nel nostro Erbario e che costituiscono degli esempi (li chiamiamo primi tipi) di piante che oggi non troviamo più o che esistono soltanto in determinate zone, ma ci permette di capire come è cambiato l’ambiente. Abbiamo un patrimonio che vale la pena mettere in ordine e classificare: per esempio l’erbario che proviene dalla Dalmazia, oppure l’algario Forti, oppure la famosa collezione dei funghi del Saccardo. I ricercatori, con il laboratorio a disposizione, potranno iniziare dei progetti, anche a lungo termine, che riguardano soprattutto la conservazione del germoplasma e la classificazione stessa delle piante sia essiccate, sia di quelle che coltiviamo in orto.

L’Orto botanico di Padova si arricchisce anche di un mix di diversi linguaggi di comunicazione dal video ‘Le piante e l’uomo’ in 3d, curato insieme alla mostra che segue il percorso di visita da Telmo Pievani, all’app che guiderà il visitatore avvisandolo delle tappe più significative con approfondimenti disponibili sul proprio smartphone o tablet. Crede che un giardino quindi al passo con la nuova tecnologia invogli chi visita questo luogo a ritornare e a proporlo ai suoi conoscenti e amici?

Sicuramente il fatto di essere inseriti in un sistema tecnologico e poter raggiungere tantissime persone, soprattutto i più giovani che hanno dimestichezza con le nuove tecnologie, dovrebbe permettere ulteriormente di centrare la missione dell’Orto botanico di Padova, cioè della diffusione della cultura botanica. La realizzazione degli exhibit espositivi curati dal professor Pievani e ‘Le piante e l’ambiente’, l’altro exhibit presente, cercano di relazionare il pubblico con il mondo vegetale e con l’influenza che le piante hanno avuto sull’uomo e viceversa in modo fruibile, quindi spiegare questa relazione in maniera non noiosa e con piccole curiosità che possono stimolare il pubblico più o meno giovane. La disponibilità del sistema smartphone, o tablet, rende il sistema dei percorsi espositivi sicuramente più appetibile e fruibile a molte più persone. Siamo al passo con la nuova tecnologia, ma anche con altri orti botanici europei che usano questi tipi di sistemi per diffondere la conoscenza botanica.

L’università padovana presenterà il suo nuovo giardino all’Expo 2015 di Milano. In che modo parteciperete e cosa rappresenta per voi questo evento?

Expo 2015 rappresenta un’eccezionale opportunità per inserirci nei temi principali di questo evento soprattutto perché le piante sono sorgente di alimenti per l’uomo e gli animali. Oggi noi usiamo pochissime piante per nutrirci e abbiamo perso alcune tradizioni ad esse legate, mentre altre popolazioni che vivono in altri ambienti non europei, come gli asiatici che mangiano moltissimo riso e i sudamericani con la manioca e la tapioca, si sono fatti influenzare nel corso dei secoli dall’utilizzo di queste piante. L’Expo ci darà la possibilità di far conoscere al pubblico la biodiversità anche in campo alimentare, quindi rivalutare tantissime specie che oggi non vengono utilizzate o sono trascurate. Per quanto riguarda la partecipazione all’evento ci è stato chiesto inoltre di compilare, come Università degli Studi di Padova e Orto Botanico, la scheda per la pianta più significativa per le regioni italiane e per il Veneto la scelta per rappresentare questo territorio è la vite. Noi abbiamo avuto il compito di compilare le schede relative a questa pianta, che ovviamente è simbolo di prosperità economica in Veneto perché da molte regioni di questo territorio provengono vini come il Prosecco, il Valdobbiadene, il Soave ecc. Il rettore dell’Università di Padova ha stabilito una collaborazione con il Padiglione Italia (che sarà presente all’Expo 2015) che prevede l’accordo di esporre nell’Orto botanico di Padova materiale illustrativo che riguarda il Padiglione Italia, mentre a Milano nel Padiglione Italia verrà esposto quello relativo all’Orto botanico di Padova: ancora una volta è un’opportunità favolosa per diffondere la conoscenza botanica.

Barbara Degani, attuale Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente, promuoverà l’Orto botanico di Padova alla convention mondiale sulla biodiversità in Sud Corea dal 29 settembre al 17 ottobre. Cosa significa per voi questa promozione dell’Orto a livello mondiale?

Questa promozione significa moltissimo perché l’Orto botanico, già conosciuto perché inserito nel patrimonio UNESCO, ha l’opportunità a livello internazionale di avere una spinta significativa e una diffusione del nostro sforzo di innovazione e un incremento dell’offerta culturale che speriamo si traduca a livello mondiale anche in una promozione turistica, con aumento del numero di visitatori e con un’offerta culturale di forte impatto e richiamo. Per noi è quindi importantissimo l’annuncio che farà l’attuale Sottosegretario.

Il nuovo e rinnovato Orto botanico di Padova ha ricevuto il battesimo delle autorità da Barbara Degani, a Ilaria Borletti Buitoni, a Bitonci, a Zorzato. Un segno che l’Italia può ripartire anche dalle sue risorse in campo ambientale e paesaggistico?

La risposta è sì anche se entro certi limiti: la missione dell’Orto botanico è di tipo scientifico e culturale. Abbiamo quindi il dovere etico-morale di mettere a frutto questo sforzo finanziario non indifferente, che è stato fatto dall’Università degli Studi di Padova, per la conoscenza di tutti questi biomi e soprattutto della biodiversità. Io non saprei dire se ci saranno altri risvolti in ambito paesaggistico, che sarebbero ben accolti, ma non possiamo prevederli perché l’Orto botanico di Padova è una raccolta di specie che vivono nei loro biomi e che vengono esposti, ma in realtà a livello paesaggistico siamo in una struttura costruita appositamente. Si potrà avere sicuramente un gruppo di specie conosciute e che possono essere utilizzate anche in ambito paesaggistico, ma l’Orto botanico non si occupa di questo aspetto. Per quanto riguarda l’ambiente ritorniamo alla missione di presentare la biodiversità e alla possibilità di conoscere e incontrare altre piante che non conosciamo o sono trascurate.

Ci saranno occasioni per incontri ed eventi non soltanto legati alla biologia all’interno delle iniziative dell’Orto botanico stesso?

Sì, sicuramente anche perché è stata prevista una parte della struttura dedicata ad eventi, come congressi di argomento scientifico e di medie dimensioni, oltre a incontri di concerti, di manifestazioni culturali e di tavole rotonde, come quelli già offerti durante la settimana dell’inaugurazione. L’Orto botanico di Padova può offrire anche un punto di incontro per il mondo scientifico, soprattutto nella nuova struttura, ma anche per la cittadinanza che vive intorno, in quanto l’Orto è ormai al centro della città e l’unica possibilità di espansione di tale struttura era quella dove sono state costruite le nuove serre. Cercheremo sicuramente di soddisfare le richieste che ci vengono proposte per quanto riguarda gli eventi, ovviamente selezionando e valutando le iniziative culturali, musicali e scientifiche che siano di un certo spessore e che possano essere svolte all’interno di questo importante sito che è stato ampliato e ora viene messo a disposizione del pubblico.

 

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