sabato, Maggio 8

Il nuovo governo egiziano field_506ffb1d3dbe2

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Sabato scorso, il Primo ministro egiziano Ibrahim Mahlab ha formato il nuovo esecutivo che dovrà traghettare il Paese verso le elezioni presidenziali, previste sulla carta per la metà di aprile, ma destinate probabilmente a scivolare verso i mesi successivi. Nonostante le tante speculazioni della scorsa settimana, il Comandante delle Forze Armate Abdel Fattah al-Sisi ha mantenuto il proprio incarico come Ministro della Difesa, escludendo quindi la possibilità di un prossimo annuncio della sua candidatura alla Presidenza dell’Egitto. Per lanciare la propria corsa elettorale, al-Sisi dovrebbe infatti rinunciare al proprio ruolo ministeriale e abbandonare i propri incarichi militari. Le dimissioni di el-Beblawi assumono a questo punto i contorni della decisione personale di un Premier sotto attacco, incapace di contenere le pressioni della piazza da una parte e delle alte sfere della politica egiziana dall’altra.

Nonostante il mancato annuncio, Abdel Fattah al-Sisi rimane comunque il candidato più probabile alla Presidenza del Paese, il solo a godere della popolarità sufficiente a governare un Paese spezzato dalla violenza e dalla repressione politica. Forte dell’approvazione unanime del Supremo Consiglio delle Forze Armate, organo che riunisce i vertici delle Forze Armate egiziane diretto, al-Sisi sta probabilmente prendendo tempo per organizzare al meglio le tappe della propria corsa. Secondo quanto riporta il quotidiano egiziano al-Shourouk, «la mancanza di finanziamenti per i suoi futuri progetti e le preoccupazioni riguardanti una possibile retrazione del supporto del Golfo, soprattutto da Arabia Saudita e da Emirati Arabi Uniti» potrebbero essere alla base del ritardo. Al-Sisi è probabilmente preoccupato dall’impopolarità delle riforme economiche che sarebbe necessario imporre al Paese per riportare sotto controllo i conti pubblici del Paese, oltre che dal rischio che anche gli alleati del Golfo possano decidere di chiudere il rubinetto dei fondi o imporre una condizionalità più stringente ai propri finanziamenti.

Dopo aver assunto il proprio incarico, Mahlab ha affermato come al centro della propria agenda si trovi la necessità di riportare la sicurezza nel Paese, di garantire democrazia e rispetto dei diritti umani e continuare la lotta contro il terrorismo, da portare avanti con ogni strumento possibile. Mahlab ha garantito di essere già al lavoro per cercare di riparare le falle strutturali dell’economia egiziana e per cercar di stabilire basi favorevoli per incentivare l’investimento nell’economia egiziana, creare nuovo lavoro per i giovani e per riformare le istituzioni del Paese.

Su 31 ministri che andranno a formare il nuovo Governo egiziano, sono undici i nomi nuovi scelti da Mahlab. Nuovo Ministro della Salute sarà Adel al-Adawy, che succede a Maha Rabat. Al-Adawy, che in passato ha già rivestito incarichi al Ministero e ha avuto ruoli diplomatici, dovrà cercare di ricucire lo strappo che si era prodotto tra il suo predecessore e il Sindacato dei Dottori, che ha avuto un ruolo centrale all’interno dell’ondata di scioperi che ha colpito l’Egitto da inizio 2014. Le richieste del Sindacato, cui al-Adawy dovrà rispondere nel più breve tempo possibile per impedire che a nuovi scioperi si aggiunga anche l’inizio di un processo di dimissioni di massa da parte dei dottori iscritti all’organo, sono la riforma del sistema sanitario pubblico egiziano e un aumento delle paghe.

Nuovo Ministro dell’Educazione sarà Wael al-Degwy, già rettore della facoltà di ingegneria dell’Università del Cairo. Al-Degwy dovrà individuare modalità per ridurre il livello di tensione all’interno delle università egiziane, dove una serie di scontri tra autorità e gruppi studenteschi hanno portato a un blocco delle lezioni. La scelta del Ministero degli Interni di aumentare il numero delle Forze dell’ordine presenti all’interno dei campus universitari ha avuto finora l’effetto di aumentare ulteriormente il nervosismo e non ha ridotto il numero degli scontri.

L’indipendente Nayer Othman assume il ruolo di Ministro della Giustizia. Ex-capo della Corte di Cassazione e membro del Judges’ Club, influente associazione giudiziaria egiziana, Othman è noto per le proprie posizioni anti-islamiste. La sua nomina giunge dopo l’opposizione del capo del Judges’ Club alla nomina di Mahfouz Saber, capo del dipartimento disciplinare della Corte d’appello del Cairo.

Sostituto di Mahlab al Ministero dell’Edilizia è Mustafa Madbouly. Come il suo predecessore, Madbouly è stato accusato di aver fatto parte del Partito Nazionale Democratico, il gruppo politico di cui ha fatto parte Mubarak e che ha governato per decenni l’Egitto; Madbouly ha inoltre fatto parte dei Ministeri di Soliman e al-Maghraby, ex-ministri dell’Edilizia attualmente sotto processo per corruzione. Madbouly ha già annunciato di aver in programma la costruzione di 50 centri abitativi e la ristrutturazione del piano idrico, che consentirà di non dover tagliare le forniture di acqua nel prossimo futuro.

Ruolo centrale sarà inoltre quello di Hany Qadry, scelto come Ministro delle Finanze. Qadry ha svolto un compito molto importante nel corso dell’ultimo biennio: è stato all’interno del team di negoziazione con il Fondo Monetario Internazionale, per lo sblocco di un pacchetto di aiuti economici che dovrebbe aiutare l’economia egiziana a rimettersi in piedi. La sua nomina a ministro potrebbe nascondere l’intenzione di concentrarsi sul raggiungimento di un accordo con l’organizzazione di Washington. Compito importante di Qadry sarà quello di lavorare sui tanti squilibri dell’economia del Cairo e cercare di porre le basi per la ristrutturazione che dovrà essere portato avanti dal ministro successivo.

Mantiene il posto di Ministro degli Interni Mohammed Ibrahim, nonostante le forti proteste provenienti dall’opposizione. Ibrahim è stato a più riprese accusato per un disinvolto uso della violenza e della tortura da parte delle forze dell’ordine e per non essere riuscito a risolvere i problemi di sicurezza interna e di porre un argine all’esplosione del terrorismo jihadista nel Sinai. 

 

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