domenica, Luglio 25

Il nuovo fenomeno saudita in Yemen

0

Se da un lato gli Stati Uniti a lungo hanno fatto sventolare alta la loro bandiera, con giudici e giurie di tutto il mondo a volte avversi alle politiche degli altri Paesi a beneficio dei propri interessi, dall’altro lato sembra che uno degli alleati USA in Medio Oriente abbia oltrepassato il limite tracciato dalle pagine del ‘manuale di Washington’.

Sfidando la legge internazionale e il principio chiave della sovranità territoriale, l’Arabia Saudita ha dichiarato guerra allo Yemen, la nazione della penisola arabica più povera e instabile: le fazioni interne al Paese non sembrano per questo aver soddisfatto le aspettative del re Salman. Anzi, i sauditi sono riusciti, nella loro mossa belligerante, a unirsi attorno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, celando l’aggressione militare sotto un’aura fittizia di legalità e legittimità internazionale.

Le azioni dell’Arabia Saudita hanno lanciato un’eco all’ex presidente statunitense Bush, che aveva manovrato l’azione contro l’ Afghanistan nel 2001, all’epoca in cui la Casa Bianca  aveva bypassato sia il Congresso, sia le Nazioni Unite in favore della coalizione del piano tanto atteso.

Il 25 marzo 2015 ha segnato l’inizio della guerra dell’Arabia Saudita contro i ribelli Houthi, un gruppo armato di militanti sotto il commando dello sceicco Sheikh Abdel-Malek Al Houthi, della provincia di Sa’ada – Per tre settimane la città di Riad ha fatto piovere bombe sul Paese impoverito, bloccando l’ingresso delle merci nel territorio, inclusi prodotti farmaceutici e alimentari. Il 21 aprile 2015, in uno strano vortice e in una cascata di messaggi conflittuali da parte delle potenze mondiali ritrovatesi, volens nolens, nel groviglio del potere yemenita, Riad ha annunciato che la campagna militare aerea dovrà dichiararsi chiusa avendo ormai raggiunto  il tanto ambito obiettivo.

Così come aveva dichiarato guerra allo Yemen, così lo stesso regno ha deciso di chiudere il conflitto, o almeno così è stato comunicato. Infatti, gli ufficiali sauditi e i loro alleati devono ancora far chiarezza sul perché abbiano dato adito a una simile guerra: se per trasformare lo Yemen in democrazia, per ristabilire la posizione di potere del presidente Abdo Rabbo Mansour Hadi, dimissionato una volta e fuggito le altre due, o per difendere la sicurezza nazionale del regno.

Quando il Brigadiere Generale della coalizione saudita, nonché portavoce Ahmed Al Asiri ha comunicato ai reporter che l’ ‘Operazione Decisive Storm‘ si era conclusa «su richiesta del governo yemenita e del Presidente Abdo Rabbo Mansour Hadi», lui stesso ha subito fatto notare che «le intense incursioni aeree contro gli Houthi non erano più necessarie». E così, ha annunciato l’inizio dell’ ‘Operazione Restore Hope‘, volta a raggiungere una ‘soluzione politica’ in Yemen e a incrementare le operazioni di ‘strategia antiterroristica’ in Arabia Saudita.

Mancavano solo 24 ora alla fine della guerra, eppure lo Yemen sta ancora facendo i conti con il fuoco nemico, la pioggia di bombe, e le fiamme impazzite nelle città del Paese. Semmai, sembra che l’Operazione di Speranza si sia trasformata in uno ‘scatto d’ira’. E mentre i politici continuano a cercare una risposta razionale a questa guerra contro la sfuggente minaccia sciita, il resto del mondo si è così appassionato all’amore per l’odio e alle vittime civili che stanno allungando la lista del conto della guerra saudita. Quanti se ne dovranno contare ancora, e per quanto tempo?

All’inizio del mese di Aprile, il Segretario di Stato USA, John Kerry, ha picchiato duro contro l’Iran in un’intervista rilasciata a ‘PBS Newshour‘ per la sua ‘intrusione’ negli affari yemeniti, e ha accusato Teheran di aver portato agitazione nella regione solo per promuovere il suo marchio politico. Eppure, a bombardare lo Yemen è l’Arabia e non Hassan Rouhani, il presidente che  cerca invece di ripristinare la pace sul territorio.

Proprio come Oxfam – una delle più importanti confederazioni internazionali nel mondo specializzata in aiuti umanitari –  ha punito i reati e i crimini di guerra contro l’Arabia Saudita dopo l’esplosione di uno dei magazzini alimentari di proprietà a Sana’a, Washington punta ora il dito contro l’Iran per aver giocato sporco in Medio Oriente. In perfetta contraddizione con Washington e Riad, l’Iran non ha mai dato il ‘via libera’ agli Houthi dello Yemen. Questo, per giustificare i suoi interventi e metabolizzare, in qualche modo, la sua propensione alla vista demoniaca sciita in ogni angolo della terra.

Tante volte gli esperti hanno espresso scetticismo quando si è trattato di tendere linee parallele mediatiche tra gli Houthi in Yemen e Hezbollah in Libano. Se è vero che i primi hanno innegabili connessioni in fatto di religione e politica con l’Iran, non è lo stesso in fatto di comunanze con la Repubblica Islamica.

In un reportage di marzo per New York Review of Books, Robert Worth ha scritto: «Gli Houthi, diversamente da Hezbollah e altri movimenti sciiti, non prendono ordini da Teheran e ricevono relativamente pochi aiuti». Questa guerra contro l’Islam sciita che l’Iran e l’Arabia Saudita stanno combattendo in Yemen è farina del loro stesso sacco. Riad si sta battendo contro un nemico che non era lì per prendersi il potere, a meno che l’elemento settario dell’ iroso Al Saud non sia stato un pretesto per un bisogno più pratico.

In ogni caso, al di là di quello che ha spinto l’Arabia a puntare sullo Yemen  – e addio al supporto straordinario che il regno aveva dato ai suoi alleati strategici  –  il gigante del petrolio sta perdendo terreno a forte velocità. Proprio come lo Yemen si era rivelato ‘una bella gatta da pelare’ per gli Ottomani secoli addietro, la nazione ribelle sta mettendo alla prova la pazienza del re Salman. Il principe saudita ha persino contestato che il regno è stato trascinato in un conflitto sapendo già di perdere la battaglia.

In una intervista rilasciata a Fox Channel (Germania) il principe saudita Talal bin Abdel Aziz Al Saud ha espresso un giudizio dicendo che nonostante il chiaro vantaggio militare dell’Arabia Saudita  – dal momento che è stata capace di comandare le altre potenze regionali traendo beneficio dall’intelligence statunitense – ridurre lo Yemen in polvere si è rivelata una mossa inefficace.

Semmai, tutto questo è servito ad Al Qaeda e altri reparti per salire al potere in una nazione già debole e instabile di per sé. Dall’inizio della guerra, Al Qaeda è riuscita ad accaparrarsi il controllo di due basi militari e un aeroporto nella provincia sud-occidentale di Hadhramawt.

Ma non é tutto. Il principe, contesta anche il fatto che la grande coalizione saudita sia superficiale in un momento in cui le tensioni e i rischi radicati stanno portando fuori strada l’autocontrollo di Riad.  La Giordania non condivide la stessa ossessione per il regno di fronte all’Iran e alla capitale, Amman, ha già reso noto di essere favorevole a un avvicinamento con Teheran. Ma dichiarare una guerra prossima alla potenza regionale che ha investito le sue truppe nella lotta all’ISIS in Iraq e in Siria, non sarebbe certo la mossa più brillante che la Giordania possa avanzare.

Quanto agli EAU, l’ascesa della Turchia e un potenziale ritorno dei Fratelli Musulmani in quanto parti politiche, nonché un contro-potere sullo scenario di guerra in Yemen, rendono  gli ufficiali sospetti delle scelte di Riad nella sua crociata contro l’Islam sciita e l’Iran. E nonostante l’Arabia sia stata finora protetta da qualsiasi caduta mediatica e politica, oltre che rivestita di un’aura eccezionale con un governo che dichiara una guerra illegale a una nazione imputata di aver rifiutato una transizione del potere verso l’estero prima, e un presidente-marionetta poi, il tempo potrebbe essere tiranno.

La vittoria dello Yemen sull’imperialismo saudita potrebbe non corrispondere sulla scena con l’ascesa degli Houthi vittoriosi, ma vedere Riad capitolare nella necessità di trovare una soluzione politica di più larghe vedute, una soluzione che possa aiutare lo Yemen a decidere del suo destino e del suo futuro.

In ogni caso, e con buona pace di quanto dichiarato dalle fonti mediatiche, gli Houthi dello Yemen non hanno mai voluto dominare il Paese. E come spiega Ali Al Emad, uno dei capi: «Gli Huti hanno sempre cercato supporto politico, hanno sempre chiesto un dialogo alle tribù e alle fazioni politiche yemenite, con l’obiettivo di raggiungere un consenso degno di dare speranze della gente, e non di cadere nelle mani di un potere politico straniero».

Mentre lo Yemen continua a illuminarsi a giorno per le esplosioni, forse per la comunità internazionale è giunto il momento di chiarire il concetto di diritto di una nazione all’autodeterminazione politica e alla sovranità territoriale. O la giustizia resta forse uno straordinario diritto per pochi?

 

Traduzione di Silvia Velardi

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->