martedì, Ottobre 26

Il nuovo codice degli appalti field_506ffbaa4a8d4

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Si stringe il tempo per terminare il recepimento delle direttive europee in materia di appalti pubblici.  Il 18 giugno con 184 sì, 2 no e 42 astensioni, il Senato ha approvato il disegno di legge n. 1678, recante delega al Governo per la riforma del codice degli appalti e il recepimento delle direttive europee. Nel particolare, le direttive in questione, sono la 2014/23/Ue sui contratti di concessione, 2014/24/Ue sugli appalti pubblici (che abroga la direttiva 2004/18/CE) e 2014/25/Ue sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali (che abroga la direttiva 2004/17/CE).

Quello degli appalti è un tema estremamente delicato, basta guardare indietro e la storia ci insegna che sono stati considerati (da alcuni) un bacino a cui attingere, e in molti casi non con il fine ‘dell’interesse pubblico’.  Non a caso l’ANAC svolgerà un ruolo determinante per garantire una maggiore trasparenza e linearità nello svolgimento delle procedure.  Nel caso specifico parliamo di appalti pubblici, il settore privato rimane fuori dalla riforma del codice.

Le principali novità sono le seguenti:

– divieto di procedure di affidamento derogatorie;

– maggiori poteri all’Anac;

– riduzione di oneri documentali e comunque possibilità di integrazione documentale non onerosa;

– potenziamento del criterio di aggiudicazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa;

– valorizzazione della fase progettuale, riduzione dell’appalto integrato e delle varianti in corso d’opera;

– qualificazione delle stazioni appaltanti; istituzione dell’Albo nazionale dei commissari di gara.

Ad esempio, nel concreto, quando parliamo di  maggiori poteri all’Autorità Anti corruzione, significa che gli atti prodotti da questa saranno vincolanti per le stazioni appaltanti, compresi i bandi tipo e le linee guida. Non solo: all’Autorità sarà dato il potere imporre lo stop alle gare irregolari in corso e anche annullare in autotutela quelle sospettate di essere oggetto di corruzione. Oppure stop agli affidamenti effettuati dai general contractor che, come ha dato dimostrazione il Caso Incalza, non ha portato risultati ottimali. Sarà l’ANAC, di fatto, a tenere un apposito registro dei commissari di gara, che saranno sorteggiati per la valutazione delle offerte. Ancora in fase di definizione i criteri per l’iscrizione all’albo e i requisiti di competenza e professionalità, che saranno individuate dall’Autorità di Cantone. Per quanto riguarda l’affidamento delle gare, la nuova riforma stabilisce che il criterio del prezzo non potrà più essere l’unico valutabile nel caso delle gare di progettazione; ma anche per gli altri tipi di bandi si dovrà sempre prediligere il metodo dell’offerta più vantaggiosa, calibrando prezzo e qualità del servizio/prestazione atteso.

La riforma degli appalti, e questo se lo auspicano in molti, dovrebbe rappresentare un segno tangibile che qualcosa è cambiato soprattutto in materia di pubblicità, trasparenza. Il nuovo Codice degli appalti e delle concessioni, da un lato,  si inserirà necessariamente in un percorso normativo, teso a rafforzare i principi di trasparenza in un’ottica di prevenzione dei fenomeni corruttivi e di mala-amministrazione, già avviato con i recenti provvedimenti attuativi della legge anticorruzione (L.190/2012, Dlgs. 33/2013, Dlgs. 39/2013, ecc.) Dall’altro, il recepimento delle nuove direttive comunitarie costituirà l’occasione per estendere i valori della massima concorrenza, pubblicità  e trasparenza a settori e tipologie di contratti pubblici  meno esposti in passato alle norme dell’evidenza pubblica  come le concessioni (alle quali, ricordiamo, l’Unione Europea ha dedicato l’apposita direttiva 2014/23/UE in considerazione dell’esigenza di rafforzare, anche per tali contratti, i principi del Trattato). Si tratta di principi forti che, ci si auspica, possano essere  declinati in modo coerente ed efficace nel decreto delegato che dovrà essere approvato entro i primi del 2016.  Siamo in attesa di esaminare la bozza de nuovo Codice per formulare ulteriori valutazioni”.  L’idea di Alessandro Secondo Massari, avvocato e direttore della rivista giuridica “Appalti & Contratti” è estremamente precisa.

La legge delega “ha fissato i principi ai quali dovrà attenersi il nuovo Codice – continua Massari – tra i quali è prevista l’armonizzazione delle norme in materia di trasparenza, pubblicità e tracciabilità delle procedure di gara e delle fasi ad essa prodromiche e successive, anche al fine di concorrere alla lotta alla corruzione, di evitare i conflitti d’interesse e di favorire la trasparenza nel settore degli appalti pubblici e dei contratti di concessione”. Come? “individuando espressamente – ci spiega – i casi nei quali, in via eccezionale, è possibile ricorrere alla procedura negoziata senza precedente pubblicazione di un bando di gara; disciplinando le suddette procedure di gara e le relative fasi, sia mediante l’unificazione delle banche dati esistenti nel settore presso l’ANAC, sia con la definizione di idonee misure quali la previsione di poteri di vigilanza e controllo sull’applicazione delle norme in materia di appalti pubblici e di contratti di concessione, con particolare riguardo alla fase di esecuzione della prestazione.

Dal canto suo, la CGIL, non è stata a guardare. Ha presentato una proposta di legge di iniziativa popolare che ha coinciso (a livello di tempistiche) con il disegno di legge governativo: «Garanzia dei trattamenti dei lavoratori/lavoratrici impiegati nelle filiere degli appalti pubblici e privati, contrasto alle pratiche di concorrenza sleale tra imprese e tutela dell’occupazione nei cambi di appalto». Abbiamo presentato quest’anno la nostra proposta di legge di iniziativa popolare sugli appalti e nel frattempo è uscito dal Senato questo disegno di legge che riceve le tre direttive europee sugli appalti pubblici. Si va ad intrecciare a quello che abbiamo chiesto nella nostra proposta, che ha un raggio d’azione complessivo, non riguarda solo gli appalti pubblici ma anche gli appalti privati”. Così Moulay El Akkioui, responsabile della campagna, ci spiega l’iter della proposta. Il sindacato ha lanciato, oltretutto, una campagna sulla legalità in generale: “Legalità: una svolta per tutte” (tra cui rientrano le procedure sugli appalti).

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