giovedì, Giugno 24

Il nulla della politica e la morale nella società Se la gente fosse traversata da influssi morali, dovrebbe coerentemente essere onesta con se stessa, così potrebbe pretendere lo stesso dagli altri. Ma la verità non è nel campo sociale dell’uomo, valgono altri patti, compromessi, interessi, ristori (personali), ideologie

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Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

Philip Roth

Il casuale rifrangersi delle azioni umane sulle rive dei nostri sensi, tra immorali andazzi, a-morali certezze, ottenebramenti della ragione, oscurantismi ed afasia della politica mi fa sovvenire alla mente alcuni dettami su cui riflettere. Il primo «devi ciò che devi», imperativo categorico. Poi il passo dalla ‘Critica della Ragion Pratica’ di Immanuel Kant «Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuove e crescenti, quanto più sovente e a lungo si riflette sopra di esse: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me». Solo se sovente e a lungo si riflette su di esse… Dunque la realtà fisica esteriore del mondo sopra di noi, la logica interiore di una morale che guidi le nostre azioni. Natura-cosmo e ragione-cultura.

Ci sarebbe da dire circa Dio quale raccordo tra le due dimensioni, suprema sintesi di ragione e mondo fisico, ma il giudizio è parimenti attribuibile a tutti coloro i quali, credenti o chi non delega al trascendente, donne ed uomini di ottima volontà, e qui la scrematura si fa incisiva, cercano di dotarsi di una legge, un ordinamento morale che guidi il proprio accidentato percorso vitale nei limiti delle esistenze materiali. Insomma sentire la dignità nell’essere umani, di esseri umani che non derogano da codici interiori morali frutto di un apprendere ed educare, di un provare a capire sempre più sbiadito, nel rispetto reciproco, nella conoscenza del mondo e degli altri. Dando parti di sé per riceverne da altri. Non solo un mero coabitare, un difficoltoso con-vivere. Portatori di un’etica della responsabilità, oltre quella della convinzione assoluta priva di controllo sugli effetti, ovvero un’etica che tenga conto e rispetti l’oltre da noi, l’altro che siamo noi, che pesi conseguenze ed effetti dei nostri atti nel riverberarsi di quelli altrui.

Terminali di un patto sociale, di convivenza, condivisione, reciprocità, oggi straniti, divelti, calpestati, annichiliti in nome di, di che cosa? Denaro, potere, egoismo, strafottenza? Immersi in un acquitrino melmoso di individualismo, più o meno proprietario. Governati da ignoranza, cifra di un’epoca di decadenza in crisi d’autorità, autorevolezza, senso, logica, solidarietà. Ed uguaglianza. Scandita dal potere social di piattaforme private che oscurano la democrazia con torme di followers, quelle mancate ad un pericoloso estremista come Trump che per sue intemperanze e propositi di assalti terroristici al Congresso americano il 6 gennaio scorso è stato silenziato per due anni da un social con oltre due miliardi di adepti. Tutti contenti? forse no, perché ulteriore conferma della fine di una politica del bene comune per decisioni di privati capaci di manipolare e persuadere il mondo. Bruttissima deriva, la stessa che in Italia fa essere trendy gente come Salvini e Meloni, e tutta una corte di mediocri, avatar di loro stessi, agiti da algoritmi che ne decretano azioni politiche, tendenzevarie, con esposizione oscena di rosari croci, santini, angeli, spiriti, presenze ufologiche, trend del momento. Il tutto perché il popolo, fantomatico aggregato scomposto, possa identificarvisi avendo dismesso istruzione e raziocinio, sostituite da social e tv. Esaurita questa meditativa elegia malinconica, d’infelice irriformabilitànell’agire dell’uomo, tratteggio una figura i cui punti potete unire a vostro piacimento.

Il primo punto concerne gli sviluppi del crollo della cabinovia di Stresa Mottarone. Di omicidio trattasi, non tragedia, non dissimuliamo le parole per mascherare una realtà ambigua che ci fa vivere. Disastro, tragedia, orrore, sì ma è un omicidio, poiché colui, o coloro, il quale ha tenuto bloccati con buona probabilità i bocchettoni sui freni, ché liberandoli forse vivevano 14 umani, doveva sapere e comprendere ciò che stava facendo. Poi magari qualche difesa di comodo si appellerà a vuoti di memoria ed amnesie. La legge morale (Kant) è stata volontariamente sospesa, taciuta, soppressa, come sovente accade, innanzi tutto nell’individuo che ha decretato scientemente e con razionalità (pure il test per dimostrare che non era capace di intendere e volere? Risparmiateci quest’altra oscenità) per scopi a lui noti, indifferenza, denaro, superficialità, per proseguire lo spettacolo. D’altronde the show must go on, ciò che deve sempre continuare, molto più di quanto una sterile indignazione ci faccia gridare.

Ma nei dettagli si possono scorgere elementi interessanti. Nel mentre si pubblicano commenti per cui nella comunità molti sapevano, un’omertà diffusa dicevo giorni fa, una cultura mafiosa di uomini d’onore trasferita alle mille pratiche quotidiane di gente che non vuole più, che non intende farsi testimone di atti dal cui coinvolgimento tutti si sottraggono, in un Paese dove come spesso accade le tante responsabilità o vengono assolte a furor di social oppure vengono azzerate perché troppi i giocatori in campo coinvolti. Ho letto e visto nei tg gli altri che lavoravano con il gestore della cabinovia. Ho sentito i loro avvocati, plausibilmente, differenziare atti e responsabilità dei propri clienti, ma senza che alcuno abbia sentito l’esigenza, la necessità interiore di porsi oltre al problema di essere estraneo quello di accollarsi la fatica, l’onere, l’angoscia nel sapere e nel non dire nulla ed andare, prima del disastro, colposo da qualche autorità, sanzionandone con evidenza l’ormai sfocata centralità nel regolare una società organizzata, per denunciare, fare nomi, per prevenire dei sicuri morti. Una cifra questa dell’omertà diffusasi che in una nuova antropologia trasuda, trapassa da attori mafiosi verso un largo popolo sempre meno comunità civile. Nessuno che abbia cercato di dire, avrei voluto, forse dovevo…, no, è tutto un io non c’entro, non era di mia competenza, era lui che… giusto per carità, codici alla mano, per difendersi con cavilli giuridici senza cercare più nelle norme morali e nell’etica individuale un proprio faro nelle nebbie dell’esistenza caotica ingiusta non morale, forse a-morale.

Questa la cifra politica dell’epoca, spia seria di un arretramento hobbesiano nel mors tua vita mea. Basta che mi assicuri il mio, il resto vedranno altri… in un contesto in cui fa da contraltare l’atto istituzionale più grave di tutti, che fa tremare tutti i pilastri della Repubblica, ovvero lo Stato delle banane della Magistratura, la cui credibilità e reputazione è crollata nelle coscienze di molti che vi riponevano fiducia. Un sentire diffuso di un popolo ripiegato su se stesso ed una politica fatta dal peggio, che come noto non ha mai fine. Un altro caustico esempio, poiché non ci si sdegna più essendo stata sdoganata la vergogna, è la scarcerazione dopo 25 anni di carcere di Giovanni Brusca, noto killer di almeno 130 persone, che bruciò il piccolo Giuseppe Di Matteo nell’acido e materialmente uccise Giovanni Falcone. Se la gente fosse traversata da influssi morali, pure non kantiani mi accontenterei, dovrebbe coerentemente essere onesta con se stessa, così potrebbe pretendere lo stesso dagli altri. Ma la verità non è nel campo sociale dell’uomo, valgono altri patti, compromessi, interessi, ristori (personali), ideologie. E nel tritacarne politico, strano consesso di individui ben ristorati dai soldi dei contribuenti, sono finiti quasi tutti.

Altro tema, la coerenza, anch’essa oggi negletta, tale che qualche furbacchione si è inventato che solo i fessi o rigidi sono coerenti, mentre gli intelligentoni cambiano idea… fantastico, l’onere demandato a cui subisce. Chi non ha mai rubato, e continua così, non ha ucciso, non pugnala altri alle spalle, non fa compromessi, non corrompe, non sputa in faccia agli altri, non picchia disabili o omosessuali, lesbiche ed altre persone e tanto altro, è in crisi perché coerente. Arrivano i furbacchioni a dirlo, come quelli che hanno elettori e sodali in camicia nera, che odiano negri, ebrei, diversi di ogni specie. E stracciano ogni sia pur vago contratto con l’intelligenza. Allora, Brusca. Maria Falcone, sorella di, afferma che «Umanamente è una notizia che mi addolora, ma questa è la legge…». Il fratello di Di Matteo, quello bruciato nell’acido, Nicola, che dice «se non crediamo nella magistratura non crediamo più nello Stato. Brusca ha ucciso mio fratello ma ha espiato la pena nel rispetto della legge». Invece sentite le parole degli ignoranti al potere come il fascio leghista «Una schifezza. Non è questa la ‘giustizia’ che gli italiani si meritano… il 90% degli italiani è contrario alla scarcerazione». E chi lo ha detto, che ne sa, non si permettesse di parlare a nome degli italiani. No, non è un leghista ignorante che gli italiani si meritano, andrebbe cacciato e mandato a lavorare, dopo aver ridato i 49 milioni di euro sottratti agli italiani che lavorano. E sentite Giorgia, la novella leader de noantri, la fratellina di tanti camerati incamiciati neri, quella amica di Marine Le Pen, di Vox in Spagna, di Bannon, ex pericoloso nazionalpopulista consulente di Trump «L’idea che un personaggio del genere sia di nuovo in libertà è inaccettabile». Guardate un poco, io trovo inaccettabile per la salvaguardia della democrazia che questa tizia sia in libertà… per non dire di una forzaitaliota che tuona che bisogna cambiare la legge, mentre la Mara del Sud pontifica «mai più sconti di pena ai mafiosi». Mentre al dotto Letta gli pare un pugno nello stomaco, ma dev’essere di qualche renziano interno…., mentre il socialista Martelli parla di troppa indulgenza, vuole i conti del ragioniere con i conteggi dello scambio, in anni si presume, tra Brusca e lo Stato. A dire il vero Sibilia dei pentastellini afferma che la legge «dimostra la grandezza della civiltà del nostro paese», mentre Pietro Grasso, l’unico che ne sappia di più, che spiega che con Brusca «lo Stato ha vinto non una ma tre volte. La prima quando lo ha arrestato, la seconda quando lo ha convinto a collaborare… rendendo possibili processi e condanne. La terza quando ne ha disposto la liberazione, rispettando l’impegno preso con lui e mandando un segnale potentissimo a tutti i mafiosi…. L’indignazione di molti politici che di codice penale e di lotta alla mafia capiscono ben poco mi spaventa».

Concordo in pieno. Dovrebbe far riflettere che tutti gli altri politicanti solo ‘dopo’, mica prima!, tuonano da ignoranti ipocriti che le leggi di qua…, quelle serie… il popolo che deve assumere solo sangue… se volevano, fanno loro le leggi mica io!, oggi sappiano commentare solo stupidaggini. E sono quelli più votati, votati proprio perché così la gente, il famoso popolo non venga aiutato a riflettere. Come potrebbe fare se ascoltasse Pietro Grasso. Che facciamo, li chiudiamo in galera, per tutta la vita, saltiamo la civiltà giuridica, solo sangue odio e ritorsioni, fregandocene di Cesare Beccaria, del recupero di chi ha sbagliato. E come si fa a perdonare un Brusca la cui carriera criminale porterebbe a volerlo eliminare. Bene allora votate per la pena di morte ed assumetevene la responsabilità. Anche morale. Ma poi procedure e leggi d’emergenza per chiunque, a cominciare dai politici, a cui da condannati in Senato sono stati ridati i vitalizi!! Eh no, cattivi? Bene, ma con tutti. Poi possiamo tornare, come pare molti vogliano, alla legge del taglione, al taglio delle mani. Insomma siamo in piena regressione della civiltà. Così potremo chiederci “come versa il morale della morale e che morale trarre dallo stato morale dei morali sociali». Chiosa finale. Quale morale sta nella stupida plateale sciocchezza della libreria Feltrinelli di Milano di metter a testa in giù il libro (primo in classifica!!) di Giorgia, sì quella, la Meloni, nello scaffale delle vendite? Per marcare una distanza ideologica? Doppiamente ipocriti. O decidi di non volerlo vendere, come è stato fatto, ed ognuno è libero nella propria libreria di fare ciò che ritiene, ma se lo vendi, quindi ci fai denari e molti, e no, allora non fai il finto gesto, ma poi di che? Rivolta, denuncia, presa di distanza? Poi dice perché la sinistra che non esiste più versa in uno stato magmatico comatoso… bella morale….

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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