martedì, novembre 13

Il noir del Mozart italo-argentino La misteriosa vita (e morte) di Rodolfo Zanni, compositore prodigio nel docu-romanzo ‘Desaparecido in Do maggiore’

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Oggi voglio darvi un consiglio di lettura: sono una lettrice seriale, di quelle che in gergo si chiamano ‘lettori forti’, alle quali l’AIDDA dedicherà, su input di Alessandra Oddi Baglioni, vicepresidente nazionale, un convegno al Teatro Testaccio nel pomeriggio del prossimo 5 maggio

In realtà il maschile, in materia, è solo la reminiscenza di un antico retaggio. Perché le indagini dicono che, da un bel po’ di tempo, le donne hanno superato gli uomini nella lettura dei libri.

Ma che ne parliamo a fare: sono anche quelle che hanno curricula scolastici migliori, si laureano prima e arrivano in cima alla classifica ai concorsi. Non sono qui, però, per inscenare una delle mie solite rivendicazioni da suffragetta, visto anche che persino dal refrattario mondo della politica arrivano segnali di riscossa al femminile (anche se l’investitura, ob torto collo, ha origini maschili). Ma se continuiamo a fare questioni di lana caprina (le mie preferite!), non si cava un ragno dal buco!

Parliamo di libri, dunque. Il mix tra romanzo e storia vera è la formula magica che cattura il lettore e lo avvince fino a che non arriva alla parola ‘Fine’.

Un ‘dono’ che il docu-romanzo Desaparecido in Do maggiore’, di Giuseppe Zanni ed Elio Forcella (Zecchini Editore), possiede e sfodera, dando visibilità a una vicenda misteriosa di circa 90 anni fa, della quale fu vittima un grande musicista italo-argentino, nato a Buenos Aires da genitori italiani (originari di Atri, in provincia di Teramo), contro il quale una conventicola di invidiosi colleghi-rivali si era accanita, giungendo persino ad orchestrarne l’omicidio (o l’aiutino alla morte) e alla cancellazione di ogni sua traccia artistica.

Insomma, un ‘caso’ storico che solo ora è stato portato alla luce: l’opera di Zanni e Forcella vuole raggiungere, attraverso una trama romanzata, l’obiettivo di ristabilire la verità sulla breve, ma creativa vita di Rodolfo Zanni, morto nel 1927, appena ventiseienne a Cordoba, apparentemente stroncato da una polmonite.

Un genio della musica, Rodolfo, un enfant prodige dall’infanzia travagliata, riconosciuto come una stella di prima grandezza sia come compositore che come direttore d’orchestra, da nomi insigni dell’epoca, di passaggio a Buenos Aires, ad esempio Pietro Mascagni o il famoso direttore d’orchestra e compositore austriaco Felix Weingartner (allievo di Listz).

Parlando di lui, i critici e gli appassionati di musica dei tempi avevano gridato al miracolo, ma un’accurata opera di disinformacja, compresa la falsa accusa di omosessualità – elemento, che, all’epoca, produceva la cancellazione sociale non solo in vita, ma anche in morte – lo aveva fatto ‘sparire’.

Gli Autori, innestando una serie d’indizi reperiti ad hoc o in possesso di Giuseppe Zanni, impegnatosi nel ridare lustro alla figura di questo suo parente, su un impianto fantasioso riescono nell’intento di costruire un meccanismo perfetto, condito persino di un che di medianico, tale da rendere la storia ancora più intrigante.

E’ proprio la presenza di sogni rivelatori ad uno dei due protagonisti, paradossalmente proprio colui che ‘non’ è imparentato col musicista colpito dalla damnatio memoriae, a rappresentare la chiave di volta – escamotage letterario tale da consentire una ricostruzione della breve esistenza di questo ‘illuminato’ dalla musica e a gettare luce sul mistero della scomparsa della sua opera-capolavoro, Rosmunda.

Sembra quasi beffardo che il protagonista di questo noir delle sette note sia un antesignano dei desaparecidos degli anni a cavallo fra il ’70 e l’80, proprio nel Paese, ai tempi vittima di una feroce dittatura militare, che fu meta di tanta emigrazione italiana ed è patria dell’attuale Pontefice.

La trama è complessa e verte sulla collaborazione nelle indagini fra due persona socialmente assai lontane: Mario, tecnico informatico un po’ spiantato e post-post sessantottino (così si definisce lui), mai riavutosi da una sventola amorosa per Anna, fidanzata appassionata, ma inspiegabilmente fuggitiva, e Giulio, un upper class che svolge, seppure con le limitazioni di un’età non più verde, la professione di avvocato internazionalista.

E’ quest’ultimo a voler intessere un’indagine irrituale su un parente di cui aveva sentito vagamente parlare in famiglia, ma del quale sembravano essersi perse notizie concrete.

I due Autori sanno mescolare sapientemente nel cocktail del testo miserie e ricchezze umane: da un lato, l’ambizione sfrenata di alcuni componenti dell’ambiente musicale argentino degli anni ‘20 che non avevano esitato a perseguitare quest’irregolare, che, pur giovanissimo, rifiutava i riti dell’omologazione culturale e dell’omaggio ai finti miti e voleva essere riconosciuto per la propria originalità musicale; dall’altro, la presenza costante dell’amore, che si manifesta in Mario, nella sua frustrante passione per Anna (nel finale, anche per loro ci sarà un colpo di scena); in Giulio, che desidera ridare un posto nell’Empireo musicale al suo antenato, ma ha anche una moglie di origine scozzese che lo ama teneramente e che lui riama con altrettanta devozione.

Interpreto persino come un gesto d’amore quello di Mario che dà un attimo di gioia ad una prostituta indurita dal ‘mestiere’, appellandola ‘Farfallina’.

E’ amore anche quello di Rodolfo: un amore che valica i confini dell’esistenza umana, l’amore per la ‘sua’ musica.

E’ lui a guidare Mario con una serie di sogni; mentre Giulio ne diventa l’interprete, traducendo i simboli in fatti. L’intrigo diventa ancora più inquietante giacché, nel presente, si allungano le ramificazioni di quei complottardi che giunsero a distruggere Rodolfo e tentano di mettere i bastoni fra le ruote ai due… detective da scrivania.

Insomma, il libro prende, sì che prende: contate che mi ha praticamente assorbita, intrigata, immedesimata. E ha anche smosso ricordi nel fondo del pozzo di San Patrizio della mia memoria: ad esempio, mi ha fatto rimembrare l’eccezionale importanza del Teatro Colon di Buenos Aires. Da 106 anni   -tranne un’eclisse alla fine del XX secolo-  è un tempio assoluto della lirica mondiale.

Vi sono passati tutti i grandi nomi del settore, sia di cantanti, sia di direttori d’orchestra. Il Teatro recita un ruolo baricentrico nella vicenda di Desaparecido in Do maggiore’ e ciò colloca anche temporalmente lo snodarsi dei fatti.

Chiuso per restauri fino al 2010, la splendida Sala d’Oro, che fornisce una risposta agli enigmi che costellano la vita di Rodolfo Zanni, è stata visibile solo da quella data in poi…

Il libro è arricchito anche da un CD con la prima registrazione mondiale del Tango-ballata Desaparecido in Do maggiore’, con musica del tenore Fabio Armiliato (ve lo ricordate nel film di Woody Allen To Rome with Love’?) e Fabrizio Mocata e testo di Giuseppe Zanni e dello stesso Armiliato.

Nel CD si trovano anche alcuni brani di tango, fra cui tre interpretati dal mitico Carlos Gardel. Insomma, una chicca nella chicca. 

 

 

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