sabato, Ottobre 16

Il nesso tra politica e affari nel cricket

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Mentre sto scrivendo quest’articolo, la Corte Suprema indiana sta svolgendo un’udienza su un importante caso che è collegato al Board of Cricket Control in India BCCI e al suo presidente “sospeso” Narayanaswami Srinivasan, che è anche per caso il presidente dell’International Cricket Council ICC, recentemente creato, che gestisce il mondo del Cricket. Srinivasan è stato cacciato dalla Corte Suprema per non aver messo in pratica i suoi doveri come presidente del BCCI a causa delle continue indagini con le accuse di correzione dei risultati delle partite relative all’edizione del 2013 della Indian Premier League IPL – un torneo di Twenty20, una forma ristretta del cricket tradizionale, giocato tra squadre di proprietà private in India, ognuna delle quali ha la possibilità di prendere giocatori da ogni parte del mondo.

Ma, per Srinivasan, che è anche uno degli uomini più ricchi e influenti in India, i processi non sono mai stati svolti. Sia come uomo d’affari che come responsabile sportivo, è stato spietatamente singolare nel perseguire i suoi interessi. Ed ecco come, nonostante la Corte Suprema gli ha proibito di svolgere la funzione di presidente del BCCI, ha fatto in modo di ottenere l’ambito posto di presidente del corpo globale del Cricket. In altre parole, non avrebbe il potere legale di gestire il cricket indiano, ma ha tutto il potere del mondo di controllare il cricket globale. Anche in India, non può essere in carica, ma i suoi fedeli sostenitori hanno un ruolo supremo. A tal punto che hanno posposto ripetutamente l’incontro generale del BCCI per eleggere un nuovo presidente, con l’idea che se si fossero liberate le cariche dalla Corte Suprema, Srinivasan sarebbe stato rieletto per un mandato di altri tre anni. In realtà è sotto la presidenza di Srinivasan nel 2012 che il BCCI ha modificato la precedente abitudine di avere presidenti provenienti dalle cinque zone dell’India secondo una rotazione. Con i cambi apportati da Srinivasan, un presidente non deve essere necessariamente membro di una particolare zona se è mandato di questa zona avere un presidente. Srinivasan proviene dalla Zona Sud; ma è solo una formalità che, se permesso dalla Corte Suprema, sarà rieletto per il posto della Zona Est, il cui mandato ora è di avere un presidente. Non c’è da meravigliarsi se l’‘Australian Daily Telegraph’ una volta ha soprannominato Srinivasan «la figura più distruttiva del cricket» e ha notato che «l’India potrebbe essere la democrazia più grande al mondo ma il BCCI governa con il ‘pugno di ferro’, rifiutando qualsiasi nozione di buona governabilità e di libertà di parola».

Se la Corte Suprema decide eventualmente di andare oltre le sue “dure osservazioni” per permettere a Srinivasan di rimanere al timone degli affari del cricket indiano, dipende dalla legalità della controversia che circonda il ruolo del suo “genero” come correttore delle partite per la sua squadra, Chennai Super Kings, appartenente all’IPL. Ma ciò che più importa sono i principi e la trasparenza nella corsa al posto nel corpo più ricco e potente del mondo del cricket, il BCCI. Srinivasan semplicemente non dà importanza alle regole e alle convenzioni. In realtà, fin da quando ha iniziato ad essere attivo nel BCCI dopo l’eclissi nel 2005 dell’uomo forte del Kolkata, Jagmohan Dalmia, le regole e le convenzioni sono state cambiate per adattarsi ai suoi interessi personali e ai suoi affari. Alcuni esempi illustreranno il punto.

Le regole precedenti del BCCI che vietavano qualsiasi conflitto d’interessi tra il cricket indiano e gli affari dei funzionari pubblici sono state modificate per permettere alla compagnia di Srinivasan, India Cements Limited, di possedere la squadra Chennai Super Kings. Questo cambiamento si è adattato anche ad altri nel BCCI, anche al ragazzo prodigio la cui intuizione ha generato l’IPL, Lalit Modi. Il fatto che ora Modi e Srinivasan siano acerrimi nemici è un’altra questione. Andiamo a vedere altre temerarietà di Srinivasan. Krishnamachari Srikkanth, un selezionatore capo del cricket indiano di non molto tempo fa, era contemporaneamente un suo impiegato come ambasciatore e consulente di stile per la squadra Chennai Super Kings. Anche il capitano del Cricket indiano Mahendra Singh Dhoni è un suo impiegato nel senso in cui lui è sia il capitano della squadra, sia il vicepresidente della India Cements Ltd. Non c’è da meravigliarsi se durante l’ultimo torneo in Australia della squadra, quando la maggioranza dei selettori nazionali volevano che Dhoni non fosse più capitano a causa dei suoi ripetuti fallimenti come leader, Srinivasan non solo ha revocato la decisione, ma ha dato anche il benservito al leggendario giocatore di cricket Mohinder Amarnath come selettore, perché ha convinto la maggior parte dei suoi colleghi ad andare alla ricerca di un nuovo capitano!

L’attitudine arrogante e menefreghista di Srinivasan è stata evidente anche quando ha imposto una decisione molto ingiusta alle altre squadre dell’IPL l’anno scorso. Si può notare che quando nel 2009 il governo indiano ha sollecitato il posticipo del percorso dell’IPL parlando di problemi di sicurezza (perché la maggior parte della polizia e del personale di sicurezza era impegnato ad assicurare la libertà e la giustizia delle elezioni generali di quell’anno), il BCCI ha spostato le partite dell’IPL in Sud Africa. Ma questa volta, quando l’allora Primo Ministro del Tamil Nadu, Jayalalithaa Jayaram, disse, secondo me stupidamente, che non avrebbe potuto garantire la sicurezza dei giocatori dello Sri Lanka che giocano nel Chennai, Srinivasan ha fatto un passo avanti dichiarando che le partite sarebbero state giocate a Chennai senza giocatori dello Sri Lanka!

Questa è stata la decisione più ingiusta. Basti pensare ai vantaggi ottenuti dalla squadra di Srinivasan, ovvero quelli di giocare contro le altre squadre colpite dall’assenza dei giocatori dello Sri Lanka. Dopotutto, le squadre dell’IPL di Delhi, Pune e Hyderabad avevano giocatori dello Sri Lanka come capitani, per non parlare degli altri giocatori chiave dello Sri Lanka delle altre squadre. E questi giocatori di cricket dello Sri Lanka conosciuti a livello mondiale sono stati acquistati a prezzi molto alti dalle rispettive squadre. Ma nessuno nel BCCI, o per quello che importa nell’IPL, ha avuto il fegato di contestare le decisioni imposte da Srinivasan.

Se si va più a fondo, diventa chiaro perché Srinivasan vuole rimanere radicato nel cricket indiano come persona che prende le decisioni. Il cricket sostiene gli affari di Srinivasan come nient’altro potrebbe farlo. Il cricket, il gioco più popolare in India, fornisce il fascino e la promozione adeguate per il mondo degli affari dei propri amministratori. Basti notare come, prima che Srinivasan diventasse un potente amministratore del cricket, la sua India Cements Ltd stesse andando incontro a gravi perdite. Ma il Cricket ha offerto un’opportunità di rinforzare la compagnia attraverso il bagliore riflesso dell’IPL. Srinivasan lo ha ammesso nel 2008 in una teleconferenza con un gruppo di analisti. «Non è un atto improvviso o impulsivo», ha detto riguardo l’ingresso dell’India Cements Ltd nell’IPL con la squadra del Chennai. «E’ stata una decisione molto chiara e analizzata fatta in vista unicamente di un rafforzamento del nostro marchio in maniera più ampia e profonda attraverso l’importante mercato che abbiamo a disposizione, che è il Tamil Nadu. Ora quello che è venuto fuori è un metodo molto innovativo di migliorare il nostro marchio senza sperperare soldi come hanno fatto i nostri avversari».

In altre parole, la sua squadra dell’IPL è fondamentale per la sua compagnia. Non c’è da meravigliarsi se chi gioca per la sua squadra ha dominato sulle squadre del Cricket indiano. Ecco perché i selettori nazionali devono arrendersi a lui. Ed ecco perché, succeda quel che succeda, Dhoni rimarrà il capitano del Cricket indiano fino a che Srinivasan sarà il capo supremo.

E’ da tener presente che finché Srinivasan avrà la maggioranza nel BCCI, non potrà essere fatto nulla. Ma allora, chi sono questi altri ufficiali importanti del BCCI? Una maggioranza di loro è costituita, guarda caso, dai politici indiani più importanti, il che prova ancora una volta, se ci fosse bisogno di provarlo, l’esistenza del nesso tra affari e politica in India. Non molto tempo fa, un ministro del governo centrale indiano, Sharad Pawar, era non solo il presidente del BCCI, ma anche il presidente dell’ICC. In realtà, sotto il Primo Ministro Manmohan Singh, c’erano altri tre ministri, escluso Pawar, che erano amministratori attivi del Cricket – Rajiv Shukla, che rimane comunque un uomo chiave nel BCCI; Jyotiraditya Scindia, presidente del Madhya Pradesh Cricket Association; e Lalu Yadav, presidente della Bihar Cricket Association. Il Bharatiya Janata Party BJP, il partito attualmente a capo del governo, ha anche pezzi grossi che sono stati amministratori potenti del Cricket. Il Ministro delle Finanze Arun Jaitley, fino a poco tempo fa capo del Delhi Cricket (a causa delle sue responsabilità ministeriali, perché sarebbe potuto diventare anche presidente del BCCI), è stato fin dall’inizio un grande amico e sostenitore di Srinivasan, poiché era un sostenitore di quasi tutte le decisioni del BCCI degli ultimi tre anni. Anurag Thakur, membro dei BJP, è un funzionario chiave del BCCI. Un altro che è diventato un giocatore di cricket è MP Kirti Azad, che è membro del Delhi and District Cricket Association DDCA. Ciò che è più importante è che, fino a poco tempo tempo fa, niente di meno che il Primo Ministro Narendra Modi ha guidato il Gujarat Cricket Association; dopo le sue dimissioni il posto è andato al suo confidente Amit Shah, presidente del BJP.

Ma, questo fenomeno dei politici che vanno verso il Cricket indiano è presente anche in altri sport, come nel calcio, nel tiro con l’arco, nell’hockey o nel tennis. I politici si iscrivono alle federazioni con il pretesto di poter aiutare affinché venga fatto ciò che serve. Ma, una volta che i politici provano i vantaggi offerti dal far parte delle federazioni sportive, è molto difficile rimuoverli dai loro piedistalli. E questa, forse, è la ragione per cui il record complessivo dell’India come nazione sportiva non è incoraggiante. Se la memoria mi aiuta, durante il primo governo di Manmohan Singh, l’allora Ministro dello Sport Mani Shankar Aiyar ha proposto delle nuove norme sportive nazionali la cui caratteristica principale era che lo sport in India doveva essere libero dalla politica e dai politici. Prevedibilmente non ha funzionato, poiché i politici, indipendentemente dai loro partiti di appartenenza, si sono uniti per opporsi al movimento.

La morale della storia è perciò chiara – il futuro del cricket indiano, o per quel che importa di qualsiasi altro sport, non è sicuro finché ci sono amministratori come Srinivasan. Ad ogni modo, persone simili a Srinivasan non potranno essere rimosse finché hanno il supporto diretto e indiretto dei politici indiani. Questo nesso tra politica e affari, perciò, è la vera rovina dello sport indiano.

 

Traduzione di Sara Merlino

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