mercoledì, 1 Febbraio
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Il Nepal sornione tra Cina e India

Il Nepal è conscio del suo ruolo strategico sia in senso di collocazione geografica sia in campo geopolitico, più strettamente inteso. Proprio per il suo essere Paese-cerniera e per la sua strategicità territoriale, il Nepal ha spesso adottato il suo peculiare ‘swing power’ oscillando tra il vicino colosso cinese, col quale confina e con l’India, altrettanto grande competitor asiatico nell’area col quale la piccola Nazione nepalese pure svolge fitto dialogo e cooperazione da lungo tempo. Anzi, generalmente, si è sempre ritenuto che il Nepal fosse più ‘vicino’ all’India da un punto di vista antropologico-culturale piuttosto che alla Cina. Ma Pechino non la vede così e si è mossa in modo sagace, apparentemente attendista ma inesorabile nel voler sovvertire questa geopolitica stereotipia circa il nesso Nepal-India.

Che il Nepal oscilli tra India e Cina è un fatto di evidente motivazione: lo scopo finale è quello di poter ottimizzare ed ottenere il miglior profitto possibile nelle relazioni commerciali ed economiche con entrambi. India e Cina, però, dopo la recente esperienza delle Maldive, soprattutto in termini di aree di particolare rilevanza in termini di strategie in zone del Mondo geograficamente più vicine ed assi essenziali nel commercio d’area, non stanno con le mani in mano. L’India ha fornito assistenza in ambito militare, addestrato, curato da vicino gli aspetti della sicurezza e non solo il commercio. La Cina ha badato a identificare aree di comune interesse, paludando le proprie proposte come utili per entrambi i due Paesi che così –pragmaticamente come spesso piace in Asia- ci si può meglio intendere e trarre comune profitto. In questa strategia complessiva d’azione si inserisce la più recente proposta cinese di cooperazione nella rete delle infrastrutture.

La Cina, infatti, ha ufficializzato la propria volontà di finanziare – sotto forma di assistenza estera diretta -il Nepal per una cifra intorno ai 48 miliardi di Rupie Nepalesi per lo sviluppo dell’area confinaria di Tatopani duramente colpita dal terremoto del 2015 che comportò la morte di circa 9.000 persone e ne lasciò ferite circa 22.000, mentre è ancor oggi difficile valutare appieno l’ammontare dei danni derivanti da quel disastro alla Natura ed alle infrastrutture locali.

Cina e Nepal hanno da tempo avviato un dialogo fitto finalizzato alla cooperazione volta a migliorare la connettività nelle vie di comunicazione via strada e velocizzare i piani di costruzione di vie ferrate nella zona frontaliera del Nepal, dopo la apposizione delle firme delle rispettive figure preposte ed Autorità cinesi e nepalesi al Trattato di Commercio e Viabilità ufficializzato nel 2016 tra Pechino e Kathmandu. In un comunicato stampa ufficiale, il Ministero per le Finanze nepalese ha confermato che il Governo Centrale cinese si è detto d’accordo nel fornire assistenza al Nepal per i progetti riguardanti la fase post-terremoto e la ricostruzione del punto transfrontaliero di Tatopani, la ricostruzione delle strutture ospedaliere di Sindhupalchowk e quella della Scuola Secondaria Superiore di Jiri.

Il punto transfrontaliero di Tatopani è il più importante e nevralgico nel passaggio tra il territorio cinese e quello nepalese ed è rimasto chiuso fin dai tempi del terremoto del 2015, il che ha costretto a dover rivedere la intera connettività in quella zona. Allo stesso tempo, cercando una alternativa temporanea, è stato identificato un punto differente di passaggio in Kerung, area commerciale di transito nota anche come Rasuwagadhi, oggi diventata essenziale sia per il commercio sia per l’altra attività economica rilevante in quell’area, ovvero il Turismo. La progettualità cinese prevede la riparazione di strutture edilizie locali, la ricostruzione di misure di protezione o il loro irrobustimento per prevenire forme secondarie di disastro ambientale, comprese le infiltrazioni, gli smottamenti, le frane ed infine migliorare le vie di commercio e viabilità.

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