giovedì, Dicembre 9

Il Nepal alla prova di un voto storico Nella giornata di domenica si è tenuto il primo turno delle elezioni federali, le prime con le nuova Costituzione. Parola agli esperti

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Uno dei cambiamenti di questa nuova Costituzione riguarda la religione: l’induismo non è più religione di Stato, ma, dal 2015, il Nepal è uno Stato laico. Chiediamo a Crespi che cosa cambierà: “Questo cambiamento è già avvenuto con la fine della monarchia nel 2007. Era considerata emanazione divina, come in Thailandia: con la sua fine, è venuta meno la religione di Stato. Gli effetti sono stati praticamente nulli, anche perché il Nepal è sempre stato un Paese molto tollerante: convivono induisti, musulmani, buddisti da millenni e non è mai successo niente. A Katmandu, l’etnia una volta dominante, i newari, ha sviluppato un sincretismo induista-buddista; le popolazioni delle colline sono buddiste-tibetane; chi vive in pianura è induista. Ognuno si fa gli affari propri. Poi c’è un partito, attualmente alleato col Partito del Congresso, che auspica un ritorno della monarchia e la restaurazione dello stato induista, ma raccoglie poco più del 10%, se non meno. È più un cambiamento formale che sostanziale. Le scuole sono sempre state laiche, non hanno mai insegnato né buddismo, né induismo. Come religione di Stato, l’induismo aveva tutta una serie di vantaggi, di finanziamenti. Le caste induiste avevano (come anche adesso) maggiori spazi in termini di rappresentanza. Gli ashram induisti avevano dei finanziamenti, ma non c’erano persecuzioni nei confronti dei buddisti, per esempio. C’è solo un certo tipo di chiusura nei confronti delle sette cristiane (come i mormoni) che vogliono far proseliti, perché non è consentito fare proselitismo”.

E gli fa eco Missaglia, facendoci l’esempio dell’India: “L’India è un complesso mosaico di etnie, credenze e religioni, tutte sussunte sotto la Costituzione laica. È molto fiera di questo secolarismo, ma la società è tutt’altro che laica, mantiene le proprie confessioni e religioni locali. Anche il Nepal potrebbe continuare così. A lungo termine è difficile, però, prevedere come sarà: un conto è la Costituzione, un conto è la costruzione del sistema educativo, il ruolo degli ordini religiosi. Da questo punto di vista, non cambierà moltissimo, tranne dal punto di vista formale, giuridico”.

La Costituzione nepalese si dimostra molto avanzata anche sotto il punto di vista della tutela delle minoranze, ma bisogna comunque fare dei distinguo, come sottolinea Missaglia: “Sicuramente è un passo avanti enorme e ha utilizzato il sistema indiano delle reservation, riservate alle caste inferiori, alle minoranza etniche e alle donne (un terzo dei seggi). La critica che è stata mossa riguarda la già citata divisione in Stati, che rischia di dividere le minoranze, anche in comunità molto piccole, in cui tradizionalmente verso un candidato, mentre ora si obbliga a prendere delle posizioni anche nelle comunità tradizionali. Un’altra critica riguarda il fatto che i partiti abbiano candidato perlopiù persone abbienti, anche da caste inferiori, per auto-sostentarsi, come descritto anche in un articolo dell’’Economist’: le campagne elettorali costano, guadagnare voti è molto dispendioso e, per ovviare a questo ostacolo, diversi partiti hanno candidato spesso persone già potenti. Per molte minoranze sembra che si perpetui un sistema neofeudatario”. È d’accordo anche Crespi, che aggiunge: “Di positivo, c’è che la Presidentessa della Repubblica è una donna, così come lo Speaker del Parlamento e la Presidentessa della Corte Suprema: c’è un po’ di movimento. Poi, chiaramente, le classi svantaggiate rimarranno svantaggiate finché non avranno i soldi. È un problema economico, oltre che culturale: se un dalit è ricco, va dappertutto, se è povero, rimane marginalizzato. È una Costituzione avanzata, ma poi bisogna fare i conti con la realtà, come dappertutto: il potere è ancora in mano agli uomini, i posti di responsabilità sono affidati ai rappresentanti delle caste più alte, l’area buddista è sottorappresentata. Ma è una questione di ricchezza: gli sherpa, che sono ricchi, sono rappresentati, i tamang, che sono poveri, sono rappresentati male. Eppure sono più o meno la stessa etnia”.

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