giovedì, Dicembre 2

Il Natale sociale? E’ quello del consumismo solidale In questo Natale il consumismo diventa un fenomeno positivo e da incentivare qualora sia collegato alla solidarietà ed al sociale in modo diretto ed indiretto

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Questo Natale deve essere più sociale di tanti altri perché ‘non ci si salva da soli’ e ci attende un futuro dove verrà rivalutato ilbuonismoche fino ad ora è stato considerato un surrogato della bontà. Benvenga il ‘buonismo’ che affronterà le criticità economiche e sociali di Gennaio.

Paradossalmente in questo Natale, dove i rapporti sociali sono, obbligatoriamente, ridimensionati, si deve incrementale il senso del sociale e solidale.

Per fare questo c’è anche bisogno di avere risorse, e molte non profit ci inducono a consumare per guadagnare un po’ di valore solidale che non si limita a farci essere ‘un po’ più buoni a Natale’, ma costruisce un futuro di interventi sociali e di solidarietà che trascendono il periodo natalizio. All’inizio saranno riparativi erimediali’ (famiglie con stipendi ridimensionati, disoccupazione in filigrana che diventa palese -fra qualche mese- con la possibile chiusura del blocco dei licenziamenti, domanda inevasa di servizi sanitari al di là del coronavirus e così via); in seguito si spera che siano parte di una strategia di impiego del Recovery fund e dell’eventuale MES.

In questo Natale il consumismo, che è considerato, giustamente, come una propensione al consumo di beni e servizi voluttuari e non essenziali ed è una seconda scelta patologica del consumo, paradossalmente, diventa un fenomeno positivo e da incentivare qualora sia collegato alla solidarietà ed al sociale in modo diretto ed indiretto. Se si leggono i giornali, si guarda la tv, si ascolta la radio le occasioni di ‘consumismo solidale’ sono numerose, legate a marchi storici del business e del fashion, della solidarietà laica e cattolica; molte di esse gestite da non profit che traggono finanziamento per i loro obiettivi di solidarietà fatta di mantenimento di progetti di intervento sociale in Italia ed in qualche parte del mondo-
Ma perché e come consolidare il ‘consumismo solidale’?

Perché è una offerta di prodotti e di servizi il cui acquisto crea le condizioni per mantenere l’attività di non profit che per tutto l’anno continuano a svolgere la propria attività a favore di fasce deboli della popolazione. Anzi, bisognerebbe che il consumismo solidale diventasse una costante e rientrasse nelle abitudini di consumerismo (consumo razionale) in modo da dare una continuità al finanziamento dei progetti in essere.

Da eventi speciali di consumismo solidale natalizio ad una attività di consumo solidale costante, per esempio tramite spazi dedicati solo a questo tipo di attività, al ‘cause related marketing’, ove le imprese profit offrono una quota dei loro ricavi per i progetti sociali, nonché attivare delle sedute di ‘borsa della solidarietà’, ove si crea ‘un recinto delle grida’ in cui si espongono i progetti sociali da finanziare. Creare nelle città spazi per il business solidale; come abbiamo dato il permesso per spazi gratuiti davanti ai ristoranti così dovremmo avere spazi gratuiti per il business sociale.

Perché è la vendita di ‘prodotti progetto’ che hanno un doppio valore: quello intrinseco del prodotto (che deve essere di qualità) e quello di ‘valore aggiunto’ di sviluppo del progetto di solidarietà che si traduce nell’assistenza agli anziani ed ai bambini in difficoltà, ai malati con patologie diffuse o rare, ai clochard ed ai disoccupati, alle imprese in crisi. Presupposto è che le imprese sociali non profit o le imprese sociali profit (corporate social responsability agìta e misurata) devono far percepire ai consumatori il progetto che ‘sta dietro’ al prezzo pagato per il prodotto e devono dimostrare i risultati ottenuti tramite le vendite di solidarietà. Oggi tutta questa attività deve essere misurata e valutata e tutte le imprese devono essere ad impatto sociale positivo.

Il consumismo solidale aumenta la corretta fiducia del cliente nei confronti del fornitore, e quindi si raggiungono obiettivi di sviluppo economico e sociale che incrementano ilcapitale sociale’ presupposto per mantenere un livello di welfare accettabile ed essere competitivi. Certo bisogna vigilare affinchè queste attività commerciali non sottendano speculazioni o opportunismi e quindi si deve chiedere trasparenza e responsabilità di gestione, in termini aziendali vuol dire sviluppare l’‘accountability’ nel non profit e nelle imprese sociali profit. In questa dimensione il consumismo assumevalore sociale e di solidarietà’, offrendo un supplemento d’animaanche a prodotti di consumoroutinario’.
Ancora una volta torniamo ad un nuovo concetto di impresa: sociale e ad impatto sociale misurato e valutato. Questo Natale deve essere sociale. 

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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