lunedì, Agosto 15

Il Natale, i barboni e il ‘consumismo solidale’ Consumare per guadagnare un po’ di valore solidale che non si limita a farci essere ‘un po’ più buoni a Natale’, ma costruisce un futuro di risultati sociali e di solidarietà che trascendono il periodo natalizio

0

Il Natale è una magia che riesce sempre a far sognare: desideri, propositi, cibo speciale, pensamenti e ripensamenti, natività. Il Natale quest’anno cerca di superare le contraddizioni: rutilante di luci, ma circospetto e guardingo per evitare la confusione. Non ci riesce sempre, ma sa che l’allerta è parola normale e non emergenza. Si sperava che il Natale fosse pieno di cene, di mercatini, eventi trasformati in sovvenzioni per progetti di solidarietà, ma la realtà responsabile ha superato la fantasia. Sono rimaste ancora i pranzi e le cene quotidiane per i senza tetto e le fasce deboli (anziani, immigrati, poveri e così via). Associazioni che offrono gratuitamente centinaia di migliaia di pasti. Con abnegazione e con senso di responsabilità riguardo alle precauzioni. Questo servizio non si può fare con la ‘@‘: deve essere reale e senza metaverso.

Ancora di più si trovano contraddizioni quasi inevitabili: il ‘via vai’ di persone, il grande albero del S.Natale, negozi addobbati, marchi di prestigio, griffe che sono la cifra dell’economia che reagisce al Covid e una donna che chiede l’elemosina, piegata e curva, che si trascina a piedi nudi sul marmo e sul mosaico di una galleria centrale della città. La situazione è così drammatica e impressionante che quasi ti viene il dubbio che sia irreale o  peggio non vera. Nel centro di alcune città ci sono ‘condomini di cartone’ dove dormono i senza tetto. La povertà è di tutte le città, è una componente strutturale perché ci sarà sempre una ‘povertà più povera’.

E, quindi, si interviene con servizi di emergenza continua e di pronto intervento, si offrono stanze attrezzate ed calde, ma bisogna presidiare alcune aree appena sgomberate per non far ritornare i senza tetto. Tutto questo si fa non per nascondere, ma per prevenire, intervenire e riparare. La narrazione sembra una mozione di sentimenti. Invece, ci interpella e ci chiede risposte organizzative e mobilitazione di risorse. Una fliera dei servizi di emergenza (già esistente) non solo parcellizzata per il caldo, per il freddo, per gli anziani, per i minori, ma integrata tramite una costante vigilanza e con azioni di prevenzione di sistema. Un pronto intervento al pari di ciò che avviene per l’acqua, il gas, l’energia ecc. Le risorse sono scarse e il comune, probabilmente, non può far fronte a tutto questo autonomamente. La povertà ha bisogno di mobilitare non solo le coscienze, ma anche i portafogli e la generosità, ma in modo continuativo ed anche fuori dagli schemi.

Una proposta: le signore della prima della Scala per un anno ostentino il fatto di indossare lo stesso vestito dell’anno precedente e quindi, con il denaro ‘risparmiato’, costituiscano un fondo per finanziare l’attività di assistenza continuativa per gli homeless e per le vecchine(autentiche o finte). Un ‘vintage’ sociale e anomalo gestito dalla generosità. Un ’member get member’ per l’emergenza sociale e creare il contesto interventista utile per gli homeless e gli anziani soli e spesso abbandonati.

Anche quest’anno il mercatino dell’Associazione della porta accanto, fondaco, atelier solidale, presepi ed alberi di Natale: tutti inducono a consumare per guadagnare un po’ di valore solidale che non si limita a farci essere ‘un po’ più buoni a Natale’, ma costruisce un futuro di risultati sociali e di solidarietà che trascendono il periodo natalizio.

Quindi, il consumismo, che è considerato, giustamente, come una propensione al consumo di beni e servizi voluttuari e non essenziali ed è una seconda scelta patologica del consumo, paradossalmente, in questo periodo natalizio, diventa un fenomeno positivo e da incentivare qualora sia collegato alla solidarietà in modo diretto ed indiretto. Se leggete un po’ di cronaca cittadina, le occasioni di ‘consumismo solidale’ sono numerose, legate a marchi storici della solidarietà laica e cattolica, gestite da non profit che da esso traggono finanziamento per i loro obiettivi di solidarietà fatta di progetti a Milano, in Italia, in qualche parte del mondo dove la guerra è in atto o dove sta ancora mietendo vittime pur essendo terminata tramite mine,strascichi di odio razziale ecc.

Ma perché e come consolidare il ‘consumismo solidale’ in era Covid? È una offerta di prodotti e di servizi il cui acquisto crea le condizioni per mantenere l’attività di non profit che per tutto l’anno continuano a svolgere la propria attività a favore di fasce deboli della popolazione milanese e del mondo. Anzi, bisognerebbe che il consumismo solidale diventasse una costante e rientrasse nelle abitudini di consumerismo (consumo razionale) in modo da dare una continuità al finanziamento dei progetti in essere. Da eventi speciali di consumismo solidale natalizio ad una attività di consumo solidale costante, per esempio tramite uno spazio fisso e riconoscibile dedicato solo a questo tipo di attività, al ‘cause related marketing’ ove le imprese profit offrono una quota dei loro ricavi per i progetti sociali nonché attivare delle sedute di ‘borsa della solidarietà’ ove si acquistano azioni collegate a progetti di solidarietà.

È la vendita di ‘prodotti progetto’ che hanno un doppio valore: quello intrinseco del prodotto (che deve essere di qualità) e quello di ‘valore aggiunto’ di sviluppo del progetto di solidarietà che si traduce nell’assistenza agli anziani ed ai bambini in difficoltà, ai malati con patologie diffuse o rare, ai clochard ed ai disoccupati che potrebbero diventare una realtà anche milanese, ai produttori dei paesi in via di sviluppo che hanno la giusta remunerazione della loro attività.

Presupposto è che le non profit o le imprese profit a forte responsabilità sociale (corporate social responsability) devono far percepire ai consumatori il progetto che ‘sta dietro’ al prezzo pagato per il prodotto e devono dimostrare i risultati ottenuti tramite le vendite di solidarietà. In questo caso, il consumismo solidale aumenta la corretta fiducia del cliente nei confronti del fornitore e quindi si raggiungono obiettivi di sviluppo economico e sociale che incrementano il ‘capitale sociale’ della città, presupposto per essre competitivi con le altre grandi città del mondo. Certo bisogna vigilare affinchè queste attività commerciali non sottendano speculazioni o opportunismi e, quindi, si deve chiedere trasparenza e responsabilità di gestione. In termini aziendali vuol dire sviluppare l’’accountability’ nel non profit e e nelle imprese ad orientamento sociale. In questa dimensione, il consumismo assume ‘valore sociale e di solidarietà’ offrendo un ‘supplemento d’anima’ anche a prodotti di consumo ‘routinario’. Quindi, viva il ‘consumismo solidale’.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

End Comment -->