sabato, Novembre 27

Il Natale dei ‘più che matti, delinquenti’ L’ultimo dipiciemme con norme minimali che almeno si spera vengano fatte rispettare figlio del qualunquismo, pressappochismo, incompetenza, arroganza di questo ceto nuovo di politicanti, banditelli da strapazzo

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Più o meno, faticosamente, litigando allo spasimo, inventando fantasiose buffonate tipo il ritorno alla ‘casa d’infanzia’ (che fa il paio con i ‘congiunti’, i ‘ristori’ ecc.), hanno approvato i divieti per questo mese. Con i soliti trucchetti e assurdità. Fino al 21 si può andare fuori regione (insomma qualcuno in più potrà ‘scappare’) e assurdità tipo il limite degli inviti a cena, tanto per parlare.
Ma intanto ilmondo politicoribolle di … chiacchiere: Romano Prodi scopre che a questo governo non ci sono alternative: sbagliato, non ci sono in piazza uomini capaci, certo, che fai, sostituisci Giuseppe Conte pochette con Zinga? Massimo D’Alema si re-innamora di Matteo Renzi, che intanto manda avanti Andrea Marcucci a fare danni (a me sembra sempre la coppia De Rege!). I grillini impazziti in cerca di visibilità ricattano per ottenere che non si sottoscriva il nuovo MES (un suicidio, ma tanto chi lo capisce?). Insomma le solite banalità stupide di un gruppo di personaggi impazziti, che con la realtà non hanno ormai più alcun collegamento, vivono in un loro mondo improbabile e privilegiato, canagliesco. Perfino la algida fidanzata di Conte, ormai una infante viziata, non trova di meglio che rifugiarsi in un supermercato e chiamare in aiuto il settimo cavalleggeri e Luciana Lamorgese, invece di fare spallucce anche al giudice che non ha nulla di meglio da fare che aprire il fascicolo contro i poliziotti che soccorrono l’algida -se succedesse a lui o a lei, vorrei vedere-, perde pure tempo a difendere lei e i poliziotti, mentre i migranti affogano. E sorvolo su Johnson-Giggino che salta sul vaccino (la rima è voluta!).
Eh, insomma … bianco Natal!

Per una volta, condivido fino in fondo le parole, spesso poco condivisibili, di Andrea Crisanti, quando dice che con 600 morti al giorno parlare di apertura delle piste di sci eccetera è roba da matti da legare, come non dargli ragione? E lo condivido, nonostante, come certamente non mancheranno molti di fare notare, il dato non sia preciso e non è in sé significativo. Sì, lo so, lo sappiamo, il dato importante è l’RT, che però si riferisce a dieci giorni fa, è importante il numero dei ricoveri ma sta diminuendo, è importante lo stato delle terapie intensive che sono meno intasate … vero. Verissimo, tutto vero, ma il fatto reale è che, in un modo o nell’altro, quel dato significa non solo che l’epidemia è ancora in atto a tutta forza, ma che di quella malattia si muore e si muore a mucchi.
Questo è il punto. E fa bene Crisanti, virologo anche pignolo e impertinente (che errore quella frase buttata lì ‘io il vaccino non lo farei’ … ah, prof. che errore, che superficialità, che caduta nella macina della chiacchiera mediatica, che arroganza da profeta di provincia, anche, me lo lasci dire!) fa bene, dico, a citare quel dato, perché è quello vero, veramente importante, perché i morti muoiono, e dopo sono morti e non ci sono più: sono vite buttate. Solo
Giovanni Toti può pensare che tanto erano inutili e mi scuso per l’uso improprio del verbo. È l’unico dato su cui bisognerebbe insistere, ripeterlo come una campana a morto, ogni cinque minuti … anche Gsicard d’Estaign è morto: il covid colpisce anche i ricchi e potenti!
Là dove, invece,
sbaglia, e di grosso, Crisanti, è quando dice che pensare di andare a sciare in questa situazione è da matti. No, non è da matti, è da delinquenti, diciamocelo chiaramente, duramente, la parola esatta, anzi l’unica parola da usare è quella: delinquenti. Come delinquenti sono stati quelli che ci hanno fatto andare al mare e in discoteca quest’estate, sia chiaro! La pasta è quella. Come è, lo dico chiaro, delinquenziale l’ultimodipiciemmepresentato ieri sera da Conte, nella solita triste e sbavata comparsata in TV: è delinquenziale. Lo vedremo a Gennaio, temo.

Ma a Palazzo Chigi e dintorni, i commercianti e albergatori vari non mancano di dirci con aria lamentosa, con la (finta) lacrima all’occhio, che si perdono tanti posti di lavoro. Vero, purtroppo. Ma non ci dicono quanti posti di lavoro in nero si perdono, e quanto lavoro ‘ufficiale’ in nero si perde. Non ci dicono quanto guadagno in nero si perde, nemmeno questo, anche se cominciano a misurare l’amaro, quando chiedono ‘ristori’ (solo uno come Conte poteva pensare una parola così assurda e burocratica … e se la prendono con Maria Antonietta!) in misura minore a quanto perdono realmente, perché non hanno dichiarato tutto a suo tempo. Si potrebbe dire ‘cornuti e mazziati’, sì, ma con quanta amarezza!
Sempre che, ripeto, le misure vengano nonché annunciate, anche fatte rispettare … e su questo avrei più di un dubbio. Già oggi, da un punto di osservazione limitatissimo come il mio, già oggi si vede, si sente il clima di rilassamento: più gente passa (ovviamente senza mascherina) più motorini con scappamenti aperti, passano veloci, più SUV inutili in una città in cui già una bicicletta può essere di troppo.
E se solo penso alla follia delle celebrazioni per Maradona al quale tra poco il sindaco alla disperata ricerca di notorietà proporrà di intestare Piazza del Plebiscito!, ho i brividi nella schiena. Del resto, la ‘signora’ del terzo piano, qui vicino, oggi sciorinava i tappeti sui balconi e li batteva con un nodoso battipanni di ebano, ma ieri lo ha fatto quella di fronte ecc., e noi di sotto a prenderci tutto in testa: si sa, loro fanno le pulizie, loro!
La gente, si dice, è incosciente, non capisce.

Ebbene no. Io a questa storia non ci credo, non ci credo più: troppo comoda e consolatoria, troppo facile. La gente sa benissimo, ha capito benissimo, ma una grossa parte di loro se ne frega. È la più classica delle rimozioni, direbbe Freud, in un Paese, però, in cui la mentalità mafiosa la fa da padrona, per cui io non vedo, tu non senti, lui non parla. L’idea generale è che se io chiudo un occhio su quello che fai tu, tu a tua volta lo chiudi su quello che faccio io. Solo che molti non si rendono conto che c’è chi chiede di chiudere un occhio e anche due per guadagnare di più, mentre la maggior parte chiude solo gli occhi. E con gli occhi chiusi, se c’è un buco, ci si cade dentro: tu che li hai chiusi, non quello che te li ha fatti chiudere. E specialmente non ci si rende conto che il virus non chiude gli occhi, anzi, aspetta il minimo di distrazione.
Purtroppo la gente queste cose in Italia non le capisce. La nostra storia, la nostra civiltà, è troppo individualistica, e troppo abituata ad arrangiarsi sempre. Perché, nella realtà dei fatti, nella realtà della nostra storia, l’Italia da sempre è governata da approfittatori o peggio, colonizzatori, indifferenti al benessere del luogo che amministravano. Nei brevi periodi in cui capivamo di essere un popolo e di doverci rimboccare le maniche lo abbiamo anche saputo fare, con fantasia e forza e sacrificio, ma poi, pian piano, gli abusi piccoli diventano sempre più grandi e ci si accorge in breve che alla fine chi governa non si preoccupa del nostro benessere, ma del suo, e siccome la torta molto grande non è a noi resta poco. Guardate, come qui a Napoli ma in qualunque altra città: c’è un divieto di sosta, poi un giorno uno ci parcheggia l’auto e il vigile ovviamente non c’è o si volta dall’altra parte o quello gli ha detto ‘solo un momento …, uno solo …’ e il giorno dopo un altro, visto che c’è lui, e in pochi giorni diventa un parcheggio.

Forse, me ne rendo conto, è un po’ radicale questo discorso. Ma io mi convinco ogni giorno di più, che alla fine è il ceto politico quello che ha portato e continua a portare questo paese sempre più verso il fondo di un sacco dal quale non sarà facile uscire. Perché è quello che dà l’esempio, invariabilmente negativo, sempre, senza eccezioni visibili … appunto: l’algida!
E poi, il qualunquismo, il pressappochismo, l’incompetenza, l’arroganza hanno preso il sopravvento, specie in questo ceto nuovo di politicanti, banditelli da strapazzo, ubriacati dal potere e dalle auto blu. Incapaci di pensare un futuro, perché non sanno pensare e, duole dirlo per uno che come me ha insegnato (chi sa che cosa!) per tanti anni, perché hanno avuto una scuola pessima, legata ai punteggi piuttosto che alla cultura, al ‘futtatinne’ piuttosto che all’impegno, al supplente perché stamattina ho mal di testa. Non è un caso, badateci, che nella furia di questa folle epidemia, siano state la scuola e l’Università a pagare il prezzo più alto e più infame: chiuse praticamente da Marzo scorso, se va bene riapriranno a Gennaio, ma nessuno, nessuno che sia uno, uno solo, che dica ‘beh, abbiamo chiuso per tanto tempo, ora moltiplichiamo le ore, continuiamo scuola e Università tutta l’estate’, e oltre i banchi a rotelle, attrezziamo le biblioteche, i laboratori, moltiplichiamo i servizi. Qualcuno ieri ha detto che il populismo si batte con l’istruzione: eccolo il paradigma della superficialità, no, mio caro, si batte con la cultura, che è ben altro.
E infatti … alla proposta banale di differenziare gli orari i sindacati degli insegnati e dei presidi e dei bidelli e dei pulitori di lavagne e dei venditori (abusivi beninteso) di brioches, insorgono. Mai sia: la sola idea di fare un piccolo sacrificio nell’interesse comune è bestemmia. Protestare, lamentarsi, certo va bene. Agire, rimboccarsi le maniche, meglio lasciare perdere. Nessuno si preoccupa nemmeno, questo è il dramma, che nessun imbuto potrà mai riempire i crani degli studenti di tutto ciò che hanno perso finora, perché non hanno solo meno nozioni, hanno perso, perso moltissimo di ciò che è irrecuperabile e che attiene all’anima, e l’unica risposta sarà che alla fine saremo più ‘buoni’ agli esami … tanto se uno steward (una parola inglese ci vuole sempre!) di stadi, che piace tanto a Pasquino, balza d’un colpo alla Farnesina, a che serve la scuola?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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