lunedì, Maggio 17

Il narcotraffico in Asia centrale field_506ffb1d3dbe2

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AlmatyMelis Myrzakmatov non è più il sindaco di Osh, la seconda città del Kyrgyzstan, teatro di scontri violenti durante la rivoluzione del 2010 e centro importante per lo smistamento regionale dei traffici di droga. Myrzakmatov è un uomo molto potente e controverso. Chi lo critica, gli accusa di aver fatto poco per prevenire gli scontri del 2010, che hanno causato circa 400 vittime. Chi lo supporta, invece, ha intimorito più volte il governo di Bishkek, che prova a spodestarlo da diversi mesi. In un’intervista, l’ex-sindaco ha dichiarato di essere stato «dimesso per decreto, in vista delle prossime elezioni». Nonostante i segnali dalla capitale, Myrzakmatov ha detto che si ricandiderà.

Abbiamo parlato di Osh, del traffico di droga in Asia centrale e del futuro degli oppiacei in Afghanistan con Reid Standish, un ricercatore presso l’Università di Glasgow e un giornalista freelance che si occupa del narcotraffico in Asia centrale e dei metodi usati dalle varie potenze mondiali per contrastarlo.

 

Cominciamo con le notizie della settimana. Il 5 dicembre scorso, è stato rimosso Myrzakmatov, sindaco di Osh. Che cosa rappresenta Osh in Kyrgyzstan?

Il sindaco di Osh aveva dimostrato una certa indipendenza rispetto al centro. In molti credevano che la sua rimozione fosse solo questione di tempo. Durante gli scontri etnici del 2010, Myrzakmatov fu abbastanza critico verso Bishkek, il che mina la legittimità dei governi nati dopo gli scontri. Inoltre, aveva forti legami con l’ex-presidente Kurmanbek Bakiyev. Il governo attuale ha pensato di avere abbastanza potere da controllare la situazione anche dopo la rimozione di Myrzakmatov. Tuttavia, Osh è il centro principale di transito di traffici illegali, soprattutto droga proveniente dall’Afghanistan. Nel ‘drug hub’ del Kyrgyzstan, il narcotraffico viene convogliato dal Tagikistan e viene preparato per essere inviato a nord verso la Russia. Alcuni esperti credono che il sindaco fosse coinvolto nel commercio di droga, ma nessuna prova è stata portata contro di lui.

In che modo la prossimità del Kyrgyzstan all’Afghanistan influenza le dinamiche di traffico e di consumo nel Paese? Quali misure stanno adottando nella politica anti-droga?

Appena fuori dall’Afghanistan, il prezzo degli oppiacei aumenta leggermente, ma rimane relativamente basso. Nel viaggio verso nord, il prezzo continua a salire e si aggiusta al mercato locale. Ciò significa che prima di arrivare in Russia, la droga ha un prezzo relativamente economico in Asia centrale. Non è facile, tuttavia, calcolare il numero di tossicodipendenti in Kyrgyzstan. L’ultimo studio è del 2006 e conta 26 mila (di cui 25 mila usano metodi endovenosi). Medici ed esperti locali mi hanno suggerito che il numero bisogna leggerlo moltiplicato per quattro se si vuole avere un quadro realistico. Non esiste alcuna educazione volta a svelare gli effetti delle droghe e i metodi sanzionatori sono ancora tipici del periodo sovietico. Colpevole è sempre chi usa, mai chi spaccia o traffica. L’uso in comune di aghi e siringhe catalizza la diffusione di HIV/AIDS. Il numero degli affetti da immunodeficienza è difficile da quantificare anche a causa dell’ostracismo sociale che l’ammissione di tale condizione provoca. Nonostante questi problemi, il Kyrgyzstan è il Paese più moderno, in Asia centrale, in termini di politica anti-droga. Le ultime leggi adottate affrontano con più decisione il problema a monte, dagli spacciatori ai trafficanti di alto livello. Il consumo è punito meno drasticamente, perché il Kyrgyzstan vuole cercare di dedicare le proprie forze a combattere il traffico di droga.

In che modo agisce la Russia, principale mercato di destinazione per le droghe centroasiatiche? Ci sono anche forum multilaterali che si occupano di narcotraffico?

Viktor Ivanov, capo della squadra antinarcotici russa, stima tra le 30 e le 40 mila vittime collegate all’uso di eroina in Russia, ogni anno. Questo rappresenta un grave problema sociale per Mosca, che ha stanziato diverse forze speciali in Kyrgyzstan e in numero ancora maggiore in Tagikistan. Oltre al personale, la Russia invia anche assistenza economica per sviluppare le infrastrutture e formare il personale in loco. La Russia si è anche mossa nell’ambito dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), che collabora a stretto contatto con l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), con la quale condivide intelligence e comunicazioni. Insieme, hanno anche cercato di coinvolgere la NATO nell’ambito della caccia ai trafficanti di droga. I numeri che pubblica la CSTO in termini di sequestri di quantitativi di stupefacenti sono impressionanti. Anche se fossero gonfiati, il volume rimarrebbe sempre enorme. Dall’inizio dell’Operazione Kanal nel 2003, le intercettazioni dei traffici di droga hanno avuto un discreto successo, se guardiamo ai sequestri. Tuttavia, nell’ambiente della lotta al narcotraffico si rimprovera che questa tattica non permette di catturare i ‘pesci grossi’, che hanno forti legami politici nei loro rispettivi Paesi centroasiatici.

Qual è l’atteggiamento degli Stati Uniti, coinvolti da più di dodici anni in Afghanistan?

Dal 2009, dopo l’elezione di Barak Obama e la nomina di Richard Holbrooke ad ambasciatore, la strategia statunitense verso il narcotraffico è cambiata radicalmente. Insieme a Holbrooke (defunto nel 2010), Obama ha deciso di lasciar perdere i metodi fino ad allora inefficaci di ‘sradicamento’ e si è concentrato sull’intercettazione sia dei traffici, sia dei trafficanti. Il metodo dell’azione a tappeto sui campi di coltivazione dell’oppio utilizzato in precedenza, infatti, aveva dato risultati insoddisfacenti. La rimozione, anche efficace, di un campo non faceva altro che crearne un altro in un luogo diverso. La coltivazione dell’oppio è troppo conveniente per gli agricoltori afghani rispetto a qualsiasi alternativa. In più, le azioni capillari statunitensi sugli agricoltori non facevano altro che esacerbare l’odio della popolazione verso gli USA. L’altra quesione è quella del legame tra narcotraffico e terrorismo, che sembra dirigere la politica americana in questo campo.

Cosa succederà nel 2014 alla produzione dell’oppio, quando la missione della NATO sarà conclusa? Quanto conterà questo fattore nel traffico trans-frontaliero?

Lo scorso novembre, l’ufficio ONU per la droga e il crimine (UNDOC) ha pubblicato un dossier che ha mostrato numeri da brivido. La coltivazione di oppio in Afghanistan è aumentata del 35% rispetto all’anno scorso e la produzione totale del 49%. Questi sono numeri che dovrebbero preoccupare la comunità internazionale, specialmente con l’avvicinamento della data di scadenza della missione NATO. Un altro dato preoccupante è il contemporaneo declino dei sequestri dei traffici durante il transito in Asia centrale. Controlli e sequestri sono un’impresa difficile in condizioni normali, ma nel caso centroasiatico bisogna pure tenere conto della corruzione diffusa tra i servizi doganali. In più, c’è da tener conto che la maggior parte del confine tra Afghanistan e Tagikistan non è controllato e che la stessa mancanza di guardie frontaliere si avverte su un terzo del confine tra Tagikistan e Kyrgyzstan. Chissà se il ritorno delle forze militari russe nelle basi tagike e al confine con l’Afghanistan avrà un effetto sulle confische dei carichi di droga.

 

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