sabato, Settembre 18

Il Myanmar premiato field_506ffbaa4a8d4

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Bangkok – Il Myanmar è stato votato come ‘Nazione dell’Anno 2015‘ dalla prestigiosa rivista ‘Economist e dal suo board di studiosi ed accademici esperti in economia e finanza grazie agli sforzi compiuti da quel Paese asiatico. La rivista in tal proposito scrive: «Solo cinque anni fa imperava una truce dittatura che vietava persino l’immagine di Aung San Suu Kyi la leader dell’opposizione – sui giornali. A Novembre Aung San Suu Kyi ed il suo Partito hanno riscosso il 77 per cento dei voti. L’Esercito che trattiene per sé vasti privilegi, appare finalmente pronto a condividere il potere. Qualcosa di sbagliato ancora c’è (il Myanmar ancor oggi tratta i Rohingya ed altre minoranze in modo vergognoso). Ma la transizione della Nazione verso un qualcosa che abbia i contorni della Democrazia, sembra stia giungendo più velocemente di quel che ci si sarebbe potuti aspettare fino a poco tempo fa».

Numerose Nazioni sono citate nell’articolo della rivista finanziaria pubblicata in 19 edizioni, la gran parte dei titoli li ha riscossi la Russia (nel senso di catturare la maggior parte delle argomentazioni più interessanti), così come sono citati gli Stati Uniti e la Cina per quel che riguarda i cambiamenti in materia legale affinché l’intero Mondo possa diventare un luogo migliore dove vivere. Ma se la Russia di Putin è il Paese che raccoglie la gran parte delle argomentazioni menzionate nei titoli della rivista economica, perché allora conferire una menzione particolare e un premio al Myanmar?

L’‘Economist’ chiarisce ulteriormente perché abbia votato in quel senso: «Preferiamo attribuire un riconoscimento ad un Paese che ha reso il mondo un posto migliore. E, tra il rullo di tamburi delle cattive notizie, si sta incoraggiando quanti contendenti sono in essere in questa particolare competizione. Dovendo fare delle menzioni, l’America, tra gli altri, ha legalizzato il matrimonio gay. Ha inoltre ristabilito rapporti diplomatici con Cuba e ha raggiunto un accordo nucleare con l’Iran. La Cina ha allentato la sua crudele politica del figlio unico in un qualche modo. Sarà ora consentito a tutte le coppie di avere anche due bambini. E come segno della compassione del Partito comunista, sarà presto consentito a milioni di bambini nati senza l’autorizzazione l’accesso ai servizi pubblici, da cui sono stati precedentemente esclusi. La Nigeria ha visto la sua prima estromissione pacifica di un Presidente in carica alle urne. Gli elettori hanno sostituito lo sventurato Goodluck Jonathan con Muhammadu Bihari, che ha giustamente attirato l’attenzione del Mondo sul triste tema della corruzione e sembra aver ricacciato indietro i jihadisti di Boko Haram».

Ma veniamo ora al Myanmar. La restrizione democratica del ruolo della dittatura militare, una delle più bieche e retrive non solo a livello della sola area asiatica ma anche a livello globale, avvenuta attraverso un atto democratico – le elezioni – e l’attuale clima riformatore unitamente ad una relativa crescita economica, sono tutti fattori che oggi ‘disegnano’ un Myanmar parecchio differente da quello di 15 anni fa. Da questo punto di vista, le sorti vissute da Aung San Suu Kyi, la sua lunga carcerazione, il confino nemmeno troppo paludato addossatole in successione, l’impedimento della libera circolazione delle persone e delle idee sono un allegoria di quello che è stato fino a poco tempo fa il Myanmar, sono tutti elementi che hanno tenuto il Myanmar fuori dallo sviluppo globale, fuori dagli accadimenti del Mondo.

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