sabato, Aprile 17

Il Myanmar e il suo futuro

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Bangkok – La leader dell’opposizione Aung SanSuu Kyi ha chiesto ufficialmente che siano indetti colloqui a quattro  con i rappresentanti dei partiti più influenti sullo scenario politico nazionale in vista della costruzione di un contesto generale pacificato e stabile anche oltre il limite temporale del 2015.
Suu Kyi, guida della Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) si concentra sul messaggio da far veicolare e far giungere al Presidente in carica Thein Sein,  allo speaker del Parlamento Thura Shwe Mann ed al Comandante in Capo il Generale Anziano Min Aung Hlaind durante una intervista concessa ad una testata USA domenica scorsa.
«Colloqui reali rappresentano il tentativo di ricerca di una soluzione ai problemi. Così come ho detto in precedenza, chiedo siano convocati colloqui a quattro in vista di un serio tentativo di ricerca d’analisi su come debba muoversi il Paese per spingersi in avanti verso la Pace, la stabilità e l’unità anche oltre il 2015», ha affermato Aung San Suu Kyi.
Il Premio Nobel ha anche affermato di aver presentato tale richiesta di dialoghi a quattro allo scopo di assicurare più efficacia materiale al processo di costruzione della pacificazione nazionale, aggiungendo che tale clima di dialogo è necessario per rafforzare la riconciliazione nazionale poiché sia la popolazione nella sua interezza sia le varie fazioni politiche dell’agone politico del Myanmar sono alquanto preoccupati per ciò che accadrà dopo il 2015.
Aung San Suu Kyi ha anche mostrato i propri punti di vista su altre materie come l’emendamento alla sezione 436 della Costituzione e su temi inerenti la materia razziale, religiosa e sulla pace interna.
Quando le sono state poste domande sulla volontà del Governo di non procedere ad alcun emendamento della sezione 436, Aung San Suu Kyi ha affermato: «Non ci siamo mai aspettati si trattasse di cose facili ma ho sempre creduto fosse possibile raggiungerle. La domanda è solo sul “quando. Se potessimo variare la Costituzione più rapidamente, ciò sarebbe un bene per la Nazione. Abbiamo bisogno del coraggio e dell’abilità di cambiare qualsiasi cosa debba essere cambiata per il bene del Paese».
In ogni caso, ha affermato Aung San Suu Kyi, il suo partito è pronto per un referendum nazionale al fine di verificare quale sia l’opinione pubblica sulla variazione o meno della sezione 436 della Carta Costituzionale. Mentre l’apparato militare e di Governo nicchia su questi temi, il fronte politico che fa riferimento ad Aung San Suu Kyi ha presentato una petizione popolare raccogliendo cinque milioni di firme proprio per ottenere l’emendamento sperato alla Sezione 436, in modo da concedere al Premio Nobel di potersi liberamente candidare alla prossima tornata elettorale presidenziale, invece di essere esclusa per marchingegni burocratici e di Legge che –di fatto- le impediscono l’accesso a tale candidatura.
Quando Aung San Suu Kyi viene sollecitata a esprimere il suo parere su materia di religione e di conflitti razziali, il Premio Nobel risponde: «La nostra prospettiva è quella del cercare una soluzione. Se il problema non può essere risolto, dobbiamo trovare una particolare e certa soluzione. Basata su un nome specifico, i disaccordi e i conflitti non dovrebbero accadere nella nostra Nazione. Comunque in ogni materia, dobbiamo discutere, coordinare e negoziare l’un con l’altro. La forza guida deve essere quella del Governo. Ora la questione è nelle mani del Governo. Attraverso la discussione ed il coordinamento, una soluzione la si deve trovare. Questo è il compito del Governo».

 

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