mercoledì, Maggio 12

Il Myanmar che si pacifica Il nuovo Governo eletto democraticamente e le aperture verso la politica di pacificazione nazionale

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Bangkok – Molte cose stanno cambiando in Myanmar e se ne vedono gli effetti giorno dopo giorno. Non ci si sarebbe mai aspettato che un Presidente di uno Stato appena liberatosi da una lunga dittatura militare repressiva ed assediata da anni di sanzioni economiche internazionali, scrivesse su un social come Facebook che avrebbe indetto una amnistia ed avrebbe proceduto alla liberazione di prigionieri politici: è il segno dei tempi. Nell’arco delle festività della tradizionale Domenica del Nuovo Anno, festività che in Myanmar durano un paio di settimane, infatti, è stato deciso di rimettere in libertà almeno 63 prigionieri fino ad allora detenuti per motivi politici, costituendo – così – il primo atto politico di una certa rilevanza attuato dal Presidente Htin Kyaw dal momento in cui si è insediato nel suo ruolo. I detenuti sono stati rimessi in libertà da diversi istituti carcerari nazionali a seguito dell’amnistia presidenziale, fatto oltretutto confermato da un privilegiato osservatorio in materia di diritti politici, ovvero l’Associazione per l’Assistenza dei Prigionieri Politici AAPP.

In realtà, il decreto presidenziale contenente il testo dell’amnistia cita la liberazione di 83 prigionieri, tra i quali almeno 63 si stima siano quelli detenuti per motivi politici. Per quello che il Presidente annota nel suo post Facebook, si chiarisce che l’amnistia è stata intesa per creare felicità nella gente e costituire un clima di maggiore pacificazione oltre che per promuovere la riconciliazione nazionale durante il periodo dei festeggiamenti della Domenica del Nuovo Anno. La Festività cade solitamente a metà Aprile, è nota come Thingyan e – come accennato – dura un paio di settimane.

Come è facile immaginare, la stragrande maggioranza dei detenuti sono affiliati o componenti del partito Lega Nazionale per la Democrazia NLD, cioé il partito il cui leader è Aung San Suu Kyi che nelle elezioni dello scorso Novembre ha raccolto voti a man bassa ridisegnando prepotentemente la scena politica birmana e scalzando di fatto la giunta militare che mantiene comunque la sua quota di potere non abbandonando del tutto la guida del Paese. Il Partito NLD è stato pervicacemente perseguitato dai militari per almeno quindici anni, come il suo leader, il Premio Nobel Aung San Suu Kyi che s’è profusa interamente nella vita politica del suo Paese per la conquista della libertà e della Democrazia. La Giunta militare a lungo ha esercitato il suo potere dittatoriale con pugno di ferro in modo praticamente routinario e con la sua politica repressiva ha ferocemente contrastato il Partito NLD ed il suo leader Aung San Suu Kyi.

Agli inizi del mese in corso le Autorità hanno cancellato i procedimenti in corso e le accuse contro 200 attivisti politici dopo che la stessa Aung San Suu Kyi ha presentato petizione ai fini del loro rilascio in occasione del periodo festivo legalo alle celebrazioni del Nuovo Anno. Come è noto, il Premio Nobel per la Pace ha accesso precluso rispetto alla carica di Presidente in base alle regole inserite nell’ambito delle variazioni costituzionali dalla precedente autorità governativa rivestita dalla Giunta militare, i divieti sono stati successivamente aggirati in vario modo, in quanto l’attuale Presidente eletto dopo le elezioni del Novembre scorso è un collaboratore diretto e fidato della stessa Aung San Suu Kyi ed il Premio Nobel, al contempo, riveste le delicate e rilevanti cariche di Consigliere di Stato e Ministro degli Esteri.

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