sabato, Settembre 25

Il Myanmar 'bacchettato' sui diritti umani Inserito in una black list mondiale per la violenza dei buddhisti contro la minoranza islamica

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Bangkok – Il Myanmar subisce un altro duro colpo sul tema delle violazioni ai Diritti Umani, a seguito del suo inserimento in una lista di Nazioni che hanno infranto –nello specifico- il diritto alla libertà di credo religioso.

Nel Report Internazionale del 2013 sulla Libertà Religiosa, il Bureau USA per la Democrazia, i Diritti Umani ed il Lavoro ha sottolineato che mentre la Costituzione garantisce la libertà di religione, alcuni articoli che vi sono compresi, così come altre forme di politica o di legge, restringono fortemente quegli stessi diritti in Myanmar. «Vi sono stati abusi sociali e discriminazioni basate su un mix di etnicità, status socio-economico ed affiliazione religiosa, credo o per pratiche adottate», riferisce il report annuale nel corso del suo testo. «Sebbene il livello generale dei Diritti Umani attuato dal Governo sia in miglioramento, continuano a verificarsi proclami basati sull’odio nei confronti della Comunità Islamica, aggressioni e discriminazioni contro i musulmani su base continuativa, il tutto sollecitato da coloro che cercano in ogni modo di mettere una parte contro l’altra, buddhisti contro musulmani, spesso anche per puri motivi politici», recita il testo. «Le violenze anti-islamiche avvenuta a Meikhtila nella prima parte del 2013 hanno mostrato che le pressante violenza contro la comunità islamica non era da considerarsi più ristretta nella sola zona dello Stato Rakhine», sottolinea il report internazionale.

Il documento è stato reso ufficializzato un mese dopo l’istigazione alla violenza esplicatasi nel Mandalay che è sfociata poi in settimane di scioperi e vere e proprie prosecuzioni. Intorno ai 10 giorni di visite ufficiali in Myanmar, il nuovo inviato delle Nazioni Unite nella Nazione, Yanghee Lee, ha annotato che i piani del Myanmar per il futuro di una regione occidentale caratterizzata da scontri tra buddhisti e musulmani potrebbe sfociare in una “segregazione permanente” dei due gruppi religiosi.

Le violenze settarie e territoriali hanno diffuso grande preoccupazione tra alcuni legislatori e politici statunitensi, tali da condurre l’attuale Amministrazione a mantenere alcune forme di sanzione sul Myanmar e di intraprendere un approccio più cauto nel relazionarsi con la nazione asiatica. La violenza territoriale permane un blocco pesante sulla più estesa integrazione globale dopo così tanti decenni di isolamento, principalmente da parte delle Nazioni Occidentali, così come da banche di sviluppo internazionali e regionali come la Banca Mondiale, la Asian Development Bank ed il Fondo Monetario Internazionale.

Mentre alcune Società statunitensi come la Coca-Cola, Gap and Ball Corp. sono oggi operative in Myanmar, molte altre Compagnie e multinazionali rimangono caute a causa delle preoccupazioni derivanti dalla instabilità interna del Paese ma anche per eventuali rischi di danni all’immagine ed alla reputazione delle Società stesse a livello internazionale. Il report potrebbe così anche riguardare l’attenzione della Rappresentanza del Commercio degli Stati Uniti circa il garantire i privilegi commerciali accordati al Myanmar all’interno del Sistema Generalizzato delle Preferenze GSP di Washington. Il ridurre le sanzioni ed una maggiore inclusività all’interno della cornice del Sistema Generalizzato delle Preferenze si ritiene possa sostenere il commercio del Myanmar con la più vasta economia globale e mondiale. Il commercio bilaterale permane lento nonostante le facilitazioni apposte sui divieti all’importazione attuati già dalla fine del 2012. Le esportazioni USA verso il Myanmar sono state valutate intorno ai 145.7 milioni di Dollari USA nel 2013, mentre le importazioni sono state solo di 30 milioni di Dollari USA. «Sebbene gli Stati Uniti hanno ridotte molte delle sanzioni precedentemente applicate a seguito delle riforme del Governo del Myanmar in ambito politico ed economico, il Governo degli Stati Uniti mantiene sanzioni specifiche contro la nazione per le sue violazioni relative alla libertà religiosa», come riporta lo stesso report nel corso del suo testo.

Durante il 2013, il Governo del Myanmar è stato pregato di ridurre le restrizioni su pubblicazioni locali della Bibbia, del Corano e di altri testi cristiani ed islamici, così come la crescente partecipazione di esponenti ufficiali del Governo in pubblici eventi di carattere interreligioso. Inoltre, il report ha messo in luce numerosi aspetti negative compreso il documentato abuso e la reiterate detenzione di leader religiosi e credenti, restrizioni su pratiche religiose e viaggi, discriminazione nell’impiego al lavoro e nella concessione di permessi edilizi. Secondo il contenuto del report, le Autorità della Malaysia spesso hanno negato ai musulmani che vivono nel Rakhine il permesso di viaggiare per ogni tipo di motivazione addotta per tali scopi. Tutte le attività economiche e commerciali afferenti a persone musulmane erano impedite e sono state artatamente applicate forme restrittive di interpretazione delle normative in essere pur di impedire la concessione ci contrattualistica senza la persona principale alla testa del contratto stesso ma solo ed esclusivamente di religione buddhista. Sono state applicate restrizioni o impedimenti anche nel caso di concedere licenze per linee aeree ed attività di tipo bancario.

Più o meno tutte le promozioni ai gradi superiori all’interno dei servizi militari e civili sono riservate ai buddisti, annota il report. Esponenti ufficiali USA hanno discusso l’importanza di definire in termini più restrittivi la violenza settaria e la necessità di incrementare la libertà religiosa attraverso alti esponenti governativi locali. Tutto ciò include i Ministeri degli Affari Religiosi, il Ministero degli Esteri e degli Affari Interni, lo speaker della camera Bassa, alcuni parlamentari compresa la leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi, membri della società civile, studenti e rappresentanti di altri Governi.

Il Myanmar raggiunge molte altre Nazioni condannate per la repressione della libertà religiosa. Tra tutti, la Corea del Nord spicca per la sua proibizione assoluta delle organizzazioni religiose e produce punizioni aspre per ogni attività religiosa non autorizzata. Poi vi sono Nazioni come l’Arabia Saudita, l’Iran ed il Sudan che pongono restrizioni dure sui membri di gruppi religiosi che sono ritenuti non conformi alla religione di Stato approvata pubblicamente mentre in Cina, Cuba, Tajikistan, Turkmenistan e Uzbekistan l’attività religiosa è ritenuta legale solo se approvata esplicitamente dallo Stato.

 

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