martedì, Settembre 21

Il Muro di Berlino, una 'distensione' mancata?

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La fine del terrore?

Spiegare come si sia sgretolato quel mondo è compito degli analisti delle future generazioni che avranno l’opportunità di lasciar decantare gli eventi e separare con maggior serenità la cronaca dagli accadimenti. Indubbiamente bisogna dar atto ad alcune decisioni che sicuramente hanno affrettato i processi di distensione. Il 23 marzo 1983 il presidente americano Ronald Reagan rese pubblico un progetto basato sull’utilizzo di sistemi d’arma spaziali, ma anche basati a terra concepiti per proteggere gli Stati Uniti da attacchi balistici. Una proposta di straordinaria efficacia che il Congresso dovè finanziare con 44 miliardi di dollari e che sovvertendo le dottrine fino ad allora adottate, avrebbe comunque consentito la ridefinizione di numerose iniziative, non ultima la realizzazione della pacifica Stazione Spaziale Internazionale. Ma questa è un’altra storia. La decisione di Reagan fu ovviamente sofferta ed ebbe molti oppositori, sia perché avrebbe imposto una pressione fiscale assai critica ai cittadini americani ma anche per alcune soluzioni tecnologiche in contrasto con quelle ipotizzate dagli enti di ricerca spaziali. Una delle più accese opposizioni venne infatti da Carol Rosin, una consulente dai capelli color del platino catalitico che era stata alle dipendenze di Wernher von Braun, lo scienziato tedesco che progettista dei Saturn che avevano vettorato gli uomini americani sulla Luna. Fu lei, sembra, che denominò il progetto «Star Wars» il progetto del suo presidente repubblicano ma solo per riportarne le caratteristiche di un sistema di difesa a un popolare film di fantascienza. Furono in molti a dichiarare che uno scudo protettivo di quella fattezza sarebbe stato irrealizzabile.

Più concrete le conversazioni che nell’ottobre 1986 si svolsero a Reykjavík tra Reagan e Gorbaciov che sulla base della strategia del surclassamento tecnologico, minarono definitivamente una proposizione così dispendiosa e riportarono a cifre più ragionevoli le spese per la difesa nazionale, lasciando allo scudo una pregiata denominazione di obsolescenza. Tre anni furono sufficienti a cambiare imperiosamente la politica a due. Sono stati scritti molti libri al riguardo e qualcuno ha rappresentato una guida importante per le successive amministrazioni presidenziali degli Stati Uniti. Uno tra tutti è «La fine della storia», un volume straordinario scritto dell’economista Francis Fukuyama con una tesi storiografica esaltante che però gli attentati dell’11 settembre 2001 hanno dolorosamente smontato riportando l’attenzione delle grandi economie mondiali ad una maggiore salvaguardia della propria difesa. L’abbattimento del Muro di Berlino avrà pur messo fine alla guerra fredda ma la distensione tra il blocco occidentale e la Federazione Russa ha ancora molti punti da saturare tant’è che il 20 agosto 2008 un nuovo apparato antimissile americano ha rialzato la tensione con Mosca, visto che alcune basi sono state posizionate proprio in quella Polonia in passato così legata all’Urss. Gli ultimi attriti si sono incarnati in Ucraina e nelle sue rivendicazioni indipendentiste. Questi episodi e tutti i focolai dell’integralismo islamico hanno fatto in modo che gli USA potessero diventare i guardiani più intransigenti – secondo quanto precocemente ipotizzato dal segretario di Stato Madeleine Albright ai tempi di Bill Clinton – sbilanciando gli equilibri a favore di una polverizzazione delle aspettative. Una grande occasione perduta proprio da quell’Europa che adagiandosi sulle pagine di una storia sempre più lontana, dà continue dimostrazioni della propria inconsistenza politica.

 

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