martedì, Ottobre 26

Il Muro di Berlino, una 'distensione' mancata?

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Con la legge n. 61 del 15 aprile 2005, il Parlamento italiano ha dichiarato la ricorrenza di oggi il «Giorno della libertà» e in effetti il 9 novembre è una data che i libri di storia annoteranno per molto tempo perché il nono giorno dell’undicesimo mese del 1989 il governo tedesco-orientale consentì l’apertura delle sue frontiere posticce con quelle della repubblica federale. L’evento, allora fu considerato dal mondo la fine di un incubo e la riconciliazione tra i vincitori e gli sconfitti di una delle più abominevoli guerre che ha subito l’umanità, dove non furono le confessioni a scontrarsi e nemmeno le ideologie ma assurdamente calcoli matematici e un odio sconsiderato spinsero un manipolo di esaltati a determinare l’emarginazione e la distruzione di cittadini tedeschi colpevoli di appartenere all’etnia ebraica e professarne il culto ancestrale. Storie passate, potrà dire superficialmente qualcuno. Come se persecuzioni religiose e costruzioni di muri in Europa non se ne vedono più da tempo!

 

La notte del Muro di Berlino

Prima di entrare nel merito del significato che riteniamo abbia avuto il Berliner Mauer per il secondo dopoguerra e ricordare che in realtà i blocchi di calcestruzzo alti poco più di tre metri che la Germania definì «barriera di protezione» anti-fascista furono edificati nella notte del 13 agosto 1961, val la pena rammentare che nel 1945, poco prima della fine della seconda guerra mondiale, la conferenza di Yalta sezionò Berlino in quattro compartimenti amministrati da Unione Sovietica, Regno Unito, USA e Francia. Le frammentazioni non seguirono un ordine geografico ma cementarono un’enclave che, a conflitto terminato, portò le tre potenze occidentali alla realizzazione di un ponte aereo per rifornire di viveri e generi di prima necessità i settori circondati dalle truppe sovietiche. Immaginabile pensare che i permessi e gli accessi consentiti in queste aree delimitate da sole apparenze di confine fecero fuggire un numero preoccupante di cittadini tedeschi da una parte all’altra e questa deportazione volontaria determinò la barriera muraria di 155 km. Una vera e propria divisione del mondo. Lo storico russo Victor Suvorov ne «L’ombra della vittoria» afferma tra l’alto: “Il muro fu costantemente perfezionato e rinforzato, trasformato da un normale muro in un sistema insormontabile di ostacoli, trappole, segnali elaborati, bunker, torri di guardia, tetraedri anti carro e armi a sparo automatico che uccidevano i fuggitivi senza bisogno di intervento da parte delle guardie di confine”.

Il 1° novembre scorso, all’età di 86 anni è scomparso Günter Schabowski, membro del Politburo della Germania orientale e ministro della Propaganda ovvero portavoce governativo, nel 1989: il suo nome è legato al contributo involontario che diede alla caduta del Wall perché durante una conferenza stampa con gli osservatori internazionali, l’uomo politico ammise che le restrizioni di viaggio per i residenti di Berlino est erano state sospese, scatenando una fuga immediata di migliaia di persone verso ovest. Lo ha riportato l’Ansa, il cui corrispondente Riccardo Ehrman ebbe il merito di incalzarlo fino a fargli esprimere una voce che circolava ma che non aveva ancora avuto l’onere dell’ufficialità. Un anticipo, a dire il vero, di sole 12 ore ma un tempo sufficiente per entrare nella storia e soprattutto perché i berlinesi intasassero i check-point!

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