venerdì, Aprile 16

Il murale di Jorit a Firenze, dedicato ad Antonio Gramsci Dopo quello di Mandela e Maradona, l’artista napoletano celebra il politico e il grande pensatore del ‘900, cui il regime fascista tolse la vita ma non riuscì ad impedirgli di pensare. Il cuore antico della Street Art, nei tabernacoli fiorentini

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Da alcuni giorni il volto di Antonio Gramsci appare in dimensioni gigantesche, sulla facciata di un grande blocco di sei piani di case popolari nella periferia di Firenze. E’  l’ultimo  in ordine di tempo dei capolavori realizzati da uno dei grandi Maestri della Street Art,  il trentenne olandese napoletano Ciro Cerullo, in arte Jorit. Occhi di color marrone  chiaro, sguardo dolce e nitido, il volto del pensatore e politico italiano, considerato uno dei più grandi del XX secolo, tra i fondatori  nel 1921 del Partito Comunista d’Italia, copre l’intera facciata di un grande condominio  per una superficie di 213 metri quadrati. Titolo del murale ‘Verso la città futura’, il sottotitolo è ricavato da una ‘lettera del carcere’ del ’27, che ben si adatta a questi tribolatissimi giorni: “Anche quando tutto è o appare perduto, bisogna sapersi rimettere tranquillamento all’opera, ricominciando dall’inizio”. Altra fase di Gramsci che ha ispirato l’opera: “Odio gli indifferenti”.

Il grande murale è stato realizzato in una decina di giorni da Jorit e dai suoi due aiutanti, lungo una parete di un grande edificio, sotto gli sguardi curiosi e partecipi   degli abitanti del quartiere, uno dei più popolari della città, durante  la fase acuta della pandemia. E dal 3 dicembre scorso, giorno dell’inaugurazione, è oggetto di  una continua presenza di cittadini, che da altre zone si recano  in via Canova  per vedere da vicino questo nuovo capolavoro del giovane artista già  famoso nel mondo per i suoi maxi-ritratti dedicati a personaggi della storia e del costume che si sono sempre schierati dalla parte degli ultimi o vittime del potere e della barbarie. Questo, al pensatore e politico sardo, è il secondo realizzato a Firenze.

Il primo è dedicato al volto di Nelson Mandela e si trova in altra parte della città. Jorit è lo stesso artista che  ha realizzato nella sua Napoli anche il murale dedicato a Maradona, nel popolare quartiere Barra di S.Giovanni Teduccio, mostrato  nei giorni della sua scomparsa varie volte nei servizi televisivi e sui social. Che cosa unisce, secondo l’artista, i tre personaggi raffigurati, lo ha dichiarato lo stesso Jorit: lo spirito ribelle, la voglia di cambiare il mondo, rischiando  la vita. Il trentenne artista italo-olandese, è da sempre schierato a sostegno di chi lotta per la libertà e dalla parte degli ultimi: suoi anche i maxi ritratti  dedicati  oltreché a Maradona, un ribelle schierato contro il potere, e  a Mandela, ai ragazzi vittime della repressione e del naufragio degli immigrati, come Santiago Maldonado, il giovane ucciso durante una manifestazione a favore delle popolazioni indigene, o come il  ragazzino del Mali, partito alla ricerca di una vita dignitosa come tantissimi altri, morto annegato con una pagella cucita all’interno della sua giacca, che Jorit ha ribattezzato Kukaa, che in lingua swahili significa restare, cioè restare sulla propria terra senza essere sfruttati.  Da segnalare anche quelli  realizzati con con la collaborazione di Mono Gonzales,  il padre del muralismo  contemporaneo e di altri quattro cinque artisti internazionali, nel quartiere popolare a Barra ( S.  Giovanni Teduccio), anche quelli di Martin Luther King  e di Salvador Allende, il Presidente socialista morto nel golpe militare del ’73  in Cile.

Anche Gramsci perse la vita a seguito della  detenzione  al confine e nelle carceri dove il regime mussoliniano l’aveva mandato incurante del suo già precario stato di salute. Arrestato nel ’26, violando l’immunità parlamentare, il regime  lo condusse alla morte, avvenuta all’alba del 27 apriledel 1926, a quarantasei anni, per  emorragia cerebrale, nella clinica Quisisana dov’era stato ricoverato. Il regime mussoliniano voleva annientare ogni forma di opposizione ai crimini efferati del regime  ( come quello di Giacomo Matteotti), e a all’ intellettuale comunista, fondatore de l’Ordine Nuovo e de l’Unità, voleva impedire di pensare, come dichiarò nella sua requisitoria al processo Il pubblico ministero Isgrò:: «Bisogna impedire a questo cervello di funzionare per venti anni»; e proprio a venti anni, quattro mesi e cinque giorni di reclusione venne condannato. Di questa straordinaria figura  di intellettuale e di politico, studiato e tradotto in tutto il  mondo, un po’ meno oggi in Italia, questo  murale, secondo Jorit, intende celebrare il pensiero di colui che univa teoria e prassi, il filosofo  e il  glottologo, il critico teatrale, l’educatore, l’uomo di cultura che aveva individuato nella ‘questione meridionale’ ( tutt’oggi irrisolta) uno dei nodi di fondo della nostra Italia. Il maxi-murale, iniziato il 23 novembre,  è stato terminato la mattina del 3 dicembre. A darne notizia il Sindaco di Firenze Dario Nardella: Il nuovo murale di Joritè pronto: il ritratto di Antonio Gramsci, uno dei più grandi pensatori del Novecento italiano, è oggi su un palazzo di via Canova. La street art invade i quartieri di Firenze con una figura che ispira tutti noi all’amore per la libertà”. In quella occasione lo stesso Jorit  dichiarava che “Antonio Gramsci non è solo il filosofo italiano più letto e tradotto nel mondo. Antonio Gramsci è soprattutto una cosa: lotta. Lotta per un mondo migliore, per lo stato sociale, per l’eliminazione della povertà e delle disparità nord-sud e soprattutto lotta per dare potere a chi realmente crea ricchezza nella società, i lavoratori. Per le sue idee è stato incarcerato dal regime fascista e non è un caso che chi lo attacca oggi si rifa più o meno apertamente al ventennio.Ma c’è  anche un altro motivo per il quale Jorit voleva realizzare questo murale: è il fatto che in un’epoca di pensieri deboli, e in un periodo di crisi sociale,  un pensiero forte come il suo sia ancora d’aiuto. Anche da qui, l’attualità del suo pensiero.

 

A Mirko Dormentoni, Presidente del Quartiere 4 di Firenze (69 mila abitanti) chiedo: Com’è nata l’idea di questo progetto?

“E’ nata  dalla volontà dello stesso artista napoletano durante la realizzazione del precedente murale dedicato a Nelson Mandela,  di voler realizzare un’ opera che celebrasse uno dei nostri più grandi pensatori  del ‘900 che ci aveva lasciato i suoi celebri “Quaderni del carcere”. La richiesta fu accolta dall’Associazione Culturale Teatro Puccini, nella persona di Massimo Gramigni che aveva intitolato il palazzetto dello sport proprio a Mandela, e da Casa spa, rappresentata da Luca Talluri. Dalle chiacchere si è passati rapidamente ai fatti, coinvolgendo il Comune e trovando alcuni  sponsor privati. Quanto alla parete, è risultata adattissima quella del grande condominio popolare di 6 piani che si trova  proprio nel nostro quartiere, gestito da Casa spa, e fresco degli interventi di riqualificazione energetica ( che ha richiesto un investimento di 750 mila euro), e con un muro nudo e  grande adatto all’intervento”.

E le persone come hanno accolto questo Progetto?

“Con interesse e con la curiosità di vedere come nasce un’opera  d’arte urbana e con la consapevolezza di accogliere  il capolavoro di un artista noto, non solo per il suo impegno sociale ma per le sue grandi qualità artistiche, universalmente riconosciute”.

Nessuna protesta?

“Sì, qualche voce dissenziente  c’è stata, da parte di un cittadini orientati a destra, secondo cui si è trattato di una scelta politica. Ma la volontà dell’artista  era anche quella di riaccendere l’interesse verso una figura importante della nostra storia e della sinistra (che aveva stretto legami d’amicizia in carcere con  il socialista Sandro Pertini), che invocava l’unità delle forze democratiche e  antifasciste, e che per i suoi ideali  di libertà ha dato la vita. E comunque, l’idea di avere nel quartiere un capolavoro della Street Art,  è cosa che inorgoglisce. Ma c’è un altro aspetto che merita di essere sottolineato: per una decina di giorni, la gente ha potuto vedere all’opera, dal vivo,   sulle impalcature, l’artista  e i suoi due collaboratori, due giovani di talento che, armati di  bombolette spray,  hanno ricavato dalla scarsa documentazione fotografica  a disposizione, un immagine di Gramsci, che è in anche frutto della fantasia. Addirittura, un gruppo di giovani artisti locali ha potuto incontrare Jorit, per uno scambio d’idee e per ottenere preziosi suggerimenti in quanto  a loro è stato affidato dal Quartiere l’incarico di realizzare  nella piazza dell’Isolotto, il quartiere -modello di un’edilizia popolare  moderna e innovativa ( che suscito l’interesse di Le Corbusier), fatto realizzare dall’allora Sindaco Giorgio La Pira. Questo un murale  raffigurerà due straordinarie personalità della storia fiorentina e non solo: lo stesso  Sindaco Santo e il comunista Mario Fabiani,  Sindaco della ricostruzione di Firenze dalla distruzione  del centro storico ad opera delle mine tedesche. I due Sindaci insieme. Grande il valore simbolico che si intende attribuire a quest’opera”.

Queste  iniziative ci riportano alle origini della Street Art, celebrata in tutto il mondo dalla critica e dal mercato. Non era così negli anni ’70, quando sui metrò di New York, anonimi ribelli lasciano i segni (graffiti)  della loro rivolta contro  il sistema e il perbenismo repressivo della società del tempo, lanciando slogan politici, frasi erotiche, poesie con grande libertà espressiva. Gli American graffitiaggredirono gli spazi e le mura urbane, divenendo uno dilagante fenomeno di costume artistico. A Firenze, al Campo di Marte, fra lo stadio Nervi e il palazzetto dello sport, una bella mattina apparvero figure e colori opera di artisti anonimi e noti, come il grande astrattista Vinicio Berti, nei quali dominava l’elemento giocoso. Cominciò ad essere chiaro che la Street Art   sarebbe divenuta una forma espressiva libera e  liberatoria, immediatamente comunicante con il mondo urbano, la gente comune costretta a vivere in città e ambienti spesso soffocanti,  stato d’animo ben descritto da quelle opere realizzate sui muri vicino alla Via Gluck, resa celebre dalla famosa canzone-denuncia di Adriano Celentano.  Allora quella forma d’arte- osserva il mio interlocutore, Mirko Dormentoni –  era clandestina, illegale,  non regolamentata e spesso gli artisti venivano sanzionati  a pagare  esose multe,  sebbene i loro lavori contribuissero ad abbellire la città.

Ma il fenomeno era incontenibile  tanto da esprimere negli anni artisti ambiti dal mercato come Bansky, Hogre, Fairey, Thomas, Blu, per non dire del grande  Keith Haring. Oggi c’è anche una grande committenza delle opere di questi artisti.Dal 2017, almeno a Firenze, precisa Mirko, il Comune si è dotato di un regolamento  che tutela la Street Art, destinando ad essa appositi  spazi e  consentendo agli artisti l’esercizio della loro professione. Spesso si tratta, come nel caso di Jorit, di  progetti su committenza,  o sostenuti da pubblico e privato. E la libertà d’espressione? Risiede nel messaggio che l’artista, con la scelta della sua opera, intende dare.

La nostra chiacchierata a ruota libera, ci porta ad un’altra considerazione, ad una curiosa  e singolare analogia col passato. No, non quello degli Anni ’70, bensì quello  manifestatosi dal 1200 in poi, attraverso i ‘tabernacoli’. Cosa sono? Piccole strutture architettoniche collocate lungo o agli angoli delle strade del centro cittadino, contenenti immagini sacre realizzate  da artisti anonimi o anche da Maestri d’arte importanti, come Ridolfo del Ghirlandaio, Giottino, Lorenzo di Bicci, Raffaellino del Garbo, o ceramiche policrome  a firma di Giovanni della Robbia, opere devozionali davanti alle quali  sostavano in preghiera i fedeli o chiedevano protezione i viandanti, spesso venivano accesi nei tabernacoli dei lumi che rischiaravano la notte. La parte della Firenze storica è costellata di questi tabernacoli: se ne contano circa 2500. Altra forma d’espressione  artistica di strada è quella dei “madonnari”, che dipingono lungo le strade le loro opere, spesso ritraendole dai grandi e iconici capolavori dei Grandi, ma non solo, tra lo sguardo incuriosito dei passanti,  dunque un grande fenomeno educativo, dopodiché vengono    cancellate per liberare la strada. Come si vede, la Street Art, ha un cuore antico. Molto antico.

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