lunedì, Ottobre 25

Il Muos non s’ha da fare

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Apertura dedicata alla notizia del sequestro del Muos di Niscemi imposto dalla procura di Caltagirone. Esultano attivisti, M5S e sinistra. Caso Aldrovandi: il parlamento concede l’autorizzazione a procedere contro Carlo Giovanardi. Il Senato approva il ddl anticorruzione, ma la maggioranza si salva di un soffio su alcuni voti segreti. Un pesce d’aprile secondo Antonio Di Pietro. E i grillini, a cui la Rete ieri ha imposto il voto contrario, denunciano: «Voto falsato dai pianisti e Grasso non annulla». Così come di pesce d’aprile puzza il rimpasto di poltrone a Palazzo Chigi, più volte annunciato, ma ancora in alto mare. Non è un pesce d’aprile, invece, l’indagine aperta dalla procura di Roma contro il M5S per attentato agli organi costituzionali. «Un’intimidazione», replicano i grillini. Sulla legge elettorale uno dei leader della minoranza Pd, Pier Luigi Bersani, promette battaglia, anche a costo di spaccare la ‘Ditta’. Tangenti rosse delle coop e vini rossi di Massimo D’Alema: oggi arrivano le stilettate di Vincenzo De Luca e Beppe Grillo. Accordo FI-Lega: Giovanni Toti candidato in Liguria. Suggestiva l’ipotesi di Silvio Berlusconi sindaco di Milano. Esplode la crisi del centrodestra. Della serie ‘tutti in poltrona’, altro che ‘tutti a casa’: l’ex M5S Ivan Catalano entra in Scelta Civica. E Barbara Saltamartini salta sul Carroccio di Matteo Salvini.

Il Muos di Niscemi non s’ha da fare. Il procuratore di Caltagirone Giuseppe Verzera ha disposto il sequestro dell’impianto satellitare Usa Muos nella riserva naturale di Niscemi, Comune in provincia di Caltanissetta. La decisione fa seguito alle lotte portate avanti dal comitato No Muos che, già nel febbraio scorso, aveva visto accogliere dal Tar di Palermo il ricorso contro la prosecuzione dei lavori del tanto contestato, perché ritenuto dannoso per la salute, impianto di telecomunicazioni a stelle e strisce. «Anche la procura ci difende», esulta il sindaco della cittadina nissena Franco La Rosa, «è la notizia che aspettavamo, rende giustizia a chi ha lottato in questi anni per fermare il Muos, sono contento e anche i cittadini di Niscemi lo sono». Il grillino Giampiero Trizzino se la prende col presidente della Regione Rosario Crocetta che «in questo momento ha poche revoche da architettare. Si inchini alle legge». Il deputato di Sel Erasmo Palazzotto punta invece il dito contro «il fallimento della politica dei governi nazionali e regionali». Appuntamento alla manifestazione nazionale in programma il 4 aprile proprio a Niscemi.

Da mettere in risalto anche la notizia che la Giunta per le Immunità di Palazzo Madama ha concesso l’autorizzazione a procedere (favorevoli Pd e M5S, contrari FI, Gal, Ncd e Lega) nei confronti del senatore alfaniano Carlo Giovanardi, a seguito della richiesta avanzata dai giudici di Ferrara titolari dell’inchiesta sulla ‘strana’ morte di Federico Aldrovandi.  Lo stesso Giovanardi, che di Stefano Cucchi ha detto «era un tossico, se l’è cercata», nel caso specifico è accusato di diffamazione aggravata per alcune dichiarazioni rilasciate nel 2013 al programma radiofonico La Zanzara condotto dal duo Cruciani-Parenzo. Il senatore di Ap aveva detto che la foto mostrata da Patrizia Moretti (madre di Federico) ai poliziotti che avevano inscenato una vile e provocatoria manifestazione in difesa dei 4 agenti condannati per la morte del ragazzo, era una montatura e che «la macchia rossa che ha Federico ha dietro la testa è un cuscino, non è sangue».

Giallo a Palazzo Madama. Il M5S è indagato dalla procura di Roma per attentato agli organi costituzionali. I fatti risalgono al novembre scorso, quando i grllini fecero le ‘barricate’ in aula per impedire l’approvazione del decreto Sblocca Italia. Ma la notizia, confermata poi dai pm romani, la diffonde solo questo pomeriggio il forzista Francesco Nitto Palma. Si viene così a scoprire che la denuncia è partita da 9 senatori di tutti i colori politici, cinque stelle escluse (Buemi (Psi-autonomie), Albertini (AP), Candiani (Lega), Conte (Ap), Longo (FI), Pezzopane (Pd), Giovanardi (Ncd), Barani (Gal), Ginetti (Pd). Tra questi, appunto, il socialista Enrico Buemi che paragona Grillo allo spagnolo colonnello Tejero. Rabbiosa la reazione dei pentastellati contro quello che viene definito un ‘attacco politico globale’. «Siamo davanti a una vera e propria intimidazione nei confronti di un movimento politico che rappresenta il 25% della popolazione e che ha sempre svolto legittimamente il proprio ruolo di opposizione», tuona Andrea Cioffi. «Denunciano noi e arrestano sempre loro», commenta, invece, Luigi Di Maio.

Il Senato ha approvato in serata il ddl anticorruzione che potrebbe essere definito ‘ex Grasso’, visto che il testo originale presentato dal presidente di Palazzo Madama è stato stravolto da ripetuti compromessi al ribasso. La pensa così uno che di corruzione se ne intende, l’ex pm e leader Idv Antonio Di Pietro. «Il pesce d’aprile oggi non sta nel fatto che si faccia la legge, ma come è fatta la legge. La norma come è fatta adesso non è una norma in grado di combattere la corruzione», anticipava già stamattina a Radio Montecarlo  il ‘Tonino nazionale’ in un condivisibile dipietrese, «è la solita acqua calda che si usa ogni volta che c’è una ribellione popolare per darsi una lavatina di faccia, né più né meno». I senatori hanno detto sì al ritorno del falso in bilancio e no al Daspo per i corrotti (idea originaria di Renzi, rilanciata invano dal M5S). Ora la palla passa alla Camera.

Legge elettorale. Questa volta la minoranza Dem sembra fare sul serio: i renziani e il loro Italicum no pasaran alla Camera. A ribadire la posizione degli oppositori interni del segretario-premier ci ha pensato questa mattina Pier Luigi Bersani. «Non sono così convinto che (Renzi ndr) abbia i numeri per approvare l’Italicum», confessa a ‘Repubblica’ l’ex titolare della ‘ditta’, «a partire dalla commissione Affari costituzionali. Ne dovrà sostituire tanti di noi per arrivare al traguardo. E se continuerà a fare delle forzature,io stesso chiederò di essere sostituito». Il battagliero Bersani non ha preso certo bene l’uscita di Renzi che ha fatto sapere di non fidarsi della ‘vecchia guardia rossa’. «Non mi fido di Berlusconi», ha aggiunto, «lo puoi dire. Ma se non ti fidi del tuo partito è la fine». Poi, la stoccata finale sulle voci di un possibile voto di fiducia imposto sulla legge elettorale. La fiducia «è stata messa una sola volta sulla legge elettorale e dopo un ostruzionismo feroce», ricorda il ‘Togliatti di Bettola’, «era il 1953, la legge truffa. Sono cambiati i regolamenti, non so se Renzi si spingerà fino a quel punto», ma se lo fa, conclude, «stavolta prima viene il Paese, poi la Ditta».

Non si sgonfia il caso delle tangenti rosse (e dei vini rossi) a Ischia. Dalle colonne del ‘Corriere della Sera’ Massimo D’Alema invoca l’intervento di Csm e Anm perché, a suo giudizio, «non c’era alcuna necessità di utilizzare intercettazioni fra terze persone, senza valore probatorio, dove si parla di me de relato. Allora mi viene il sospetto che ci sia un motivo, per così dire, extra-processuale». Accusa talmente grave da far venire il dubbio che ‘baffino’ adombri l’ipotesi di un complotto, ordito magari per fare un piacere a Renzi togliendogli di mezzo la scomoda opposizione della minoranza Pd. Il caudillo pugliese non guarda comunque in faccia a nessuno e nel pomeriggio si presenta a Bari per dare vita alla rivista della sua fondazione ItalianiEuropei (dove litiga con un giornalista e minaccia querele). Ma, intanto, tutta Italia parla delle 2000 bottiglie del pregiatissimo ‘vino D’Alema’ acquistate dalla Cpl, e non certo delle (presunte) mazzette. Per Beppe Grillo commentare l’ennesimo scandalo di corruzione diventa facile come rubare le caramelle a un bambino. «Non gli si sta più dietro», scrive il guru M5S in un post sul blog dal titolo #LaCoopSonoLoro in cui scoperchia il verminaio delle cooperative rosse, «tra indagati e arrestati al giorno il Pd sta battendo ogni record. Al posto della procura antimafia, ci vorrebbe una procura Antipd».

Forza Italia e Lega chiudono l’accordo per le Regionali. Il consigliere politico di Silvio Berlusconi, Giovanni Toti, sarà candidato in Liguria. Lo ‘yoghi azzurro’, evidentemente gasato (come Renzi) dalla notizia, prima se la prende con quel traditore di Sandro Bondi, che insieme alla compagna Manuela Repetti ha abbandonato Arcore, intimandogli di «dimettersi anche dal Parlamento dove viene pagato dai cittadini» come gesto di coerenza. E poi si lascia andare, rilanciando la notizia da fantapolitica di una candidatura del Caimano a sindaco di Milano: «Sarebbe un grande sindaco, rappresenta lo spirito della città». Dalla sua parte si schiera il lealista Antonio Razzi, ma il dissidente ‘fittiano’ Maurizio Bianconi lo accusa di dire «coglionerie». E Fabrizio Cicchitto, da tempo naufragato in Ncd, intima al Cav di aprire «una lunga fase costituente del centrodestra» perché, dopo il caso Bondi-Repetti, «il re Silvio è rimasto davvero nudo».

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