venerdì, Settembre 17

Il mosaico dell'insolvenza La crisi del legislatore, il disorientamento dell'interprete

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Uno schema di lavoro, che peraltro ha dovuto registrare un primo strappo già in corso d’opera, con la mini-riforma di agosto, dettata dall’urgenza di agevolare la continuità aziendale di alcune attività in crisi, rivedere alcuni meccanismi di pignoramento, accorciare i tempi per l’istanza di vendita e consentire l’accesso diretto a tutte le banche dati per la ricerca dei beni del debitore. Una modalità per la quale, a causa delle strutture tecnologiche inadeguate, si predispose allora il rinvio ad un apposito decreto attuativo entro i successivi dodici mesi. E poiché è difficile che senza un buon rammendo, uno strappo non ne produca un altro più grande, ecco ricomparire nel decreto della prossima settimana la soluzione del problema rimasto in sospeso, accorpata per necessità d’urgenza alle nuove modalità di indennizzo automatico dei risparmiatori penalizzati, a una defiscalizzazione delle banche da 800 milioni per le obbligazioni azzerate e ad un pacchetto di disposizioni in materia fallimentare, in parte di nuovo conio e in parte espunte dal poderoso lavoro della commissione guidata da Rordorf, finalizzate a facilitare le mediazioni con i creditori e a rendere i tribunali più efficienti.

Insomma un accrocco, in cui nella parte relativa all’insolvenza, prevale ancora una volta la necessità particolare di abbreviare ulteriormente le fasi più farraginose, come la dichiarazione di fallimento, che verrà estesa a una pluralità di soggetti per favorirne la diagnosi precoce, l’insinuazione tardiva ai passivi, che verrà drasticamente accorciata, la ricognizione dei beni su tutte le banche dati accessibili e la provvisoria esecuzione dei decreti ingiuntivi nelle parti non contestate. Tutte misure volte ad ottenere una riduzione di almeno un paio d’anni delle procedure concorsuali, che secondo il centro studi di Mediobanca, varrebbe sul mercato dei crediti deteriorati, fino a un 15% in più del loro attuale valore. Anche se in realtà, un tale caos normativo potrebbe produrre un paradossale aumento dei tempi applicativi, o quantomeno, sostiene l’avvocato Giorgio Meo, interpellato dall’Indro, “rischiano di aumentare gli insuccessi nelle procedure di crisi“. All’atto pratico, “non poter prevedere se e nemmeno quando una certa norma cambierà“, spiega Meo, professore ordinario di Diritto commerciale all’Università LUISS di Roma, “fa correre il rischio di montare un’architettura di soluzione ad una crisi che dopo un minuto non vale più“. E pazienza dunque anche per quello «sviluppo attraverso l’affermazione di criteri ordinanti e assi logici» e quei «tempi lunghi per favorire un confronto allargato», condivisi appena tre mesi fa con il professor Rordorf da gran parte della comunità giuridica intervenuta a Napoli. L’unica logica rimasta in campo è quella di sbloccare al più presto la partita bancaria, che per giungere a una condivisione del rischio, necessita innanzitutto di una sua diminuzione, come ammesso anche dal governatore della Bce, Mario Draghi, di fronte alle perplessità tedesche nel completamento del Sitema Unico Bancario con un Meccanismo di Tutela Comune dei Depositi. Avanti così, in ordine sparso.

 

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