sabato, Ottobre 16

Il mosaico dell'insolvenza La crisi del legislatore, il disorientamento dell'interprete

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Slitta ancora di una settimana il nuovo decreto banche, nel quale, insieme alle norme per gli indennizzi ai risparmiatori, dovrebbe trovar posto anche la delega al Governo, su un pacchetto di misure urgenti per velocizzare le esecuzioni immobiliari e modificare alcune procedure fallimentari. Ministero della Giustizia e Ministero delle Economia, che si palleggiano il provvedimento da quasi tre mesi, non danno alcuna conferma ufficiale di un testo definitivo, ma secondo le bozze circolate in questi giorni, si tratterebbe di un veicolo in cui affollare le misure per i risparmiatori depauperati dal bail-in mascherato di novembre, qualche innesto della riforma fallimentare e addirittura uno stralcio dell’altra delega sulla riforma del processo civile, per la parte che riguarda il processo telematico e l’esecuzione forzata dei beni. L’obiettivo più o meno dichiarato è rendere più rapido il recupero delle garanzie, per rivalutare il prezzo di cessione dei crediti deteriorati. Così da mettere il sistema creditizio al riparo, sotto il presidio del neonato fondo Atlante, dagli appetiti dei fondi speculativi. Un’operazione senza dubbio concertata, che però al momento rimane sotto chiave, mentre il premier Matteo Renzi già parla di soluzione definitiva dell’armonioso groviglio bancario. Dall’ufficio legislativo di Palazzo Chigi dicono che non possono dare informazioni ai giornalisti; idem da via XX Settembre e da largo Arenula. Uno sbarramento di fuoco, che rimanda ai comunicati stampa ufficiali e alle dichiarazioni centellinate di Pier Carlo Padoan, il tecnico giunto alla guida del ministero dell’Economia direttamente dal Fondo Monetario Internazionale, che ormai tiene saldamente in mano la nuova politica economica del paese e che domani proverà ancora una volta a far valere l’eccezione italiana alla prossima riunione dell’Ecofin ad Amsterdam.

IMG_7458L’impressione è che in questo Paese il modo di legiferare assomigli sempre più ad un branco di sardine, che debba difendersi da chissà quale predatore, con la tattica del disorientamento. Siamo di fronte a un autentico caos normativo. Dal quale è facile intuire un ulteriore acuirsi di quel «disorientamento dell’inteprete», che forse non a caso, il presidente aggiunto della Corte di Cassazione, Renato Rordorf, durante la presentazione a Napoli della sua relazione sulla riforma fallimentare, evidenziò come un chiaro effetto della «crisi del legislatore», costretto ogni anno a novellare settorialmente una disciplina, ancora fresca di riforma. Di qui l’auspicio di una riorganizzazione generale senza stralci, espresso di fronte ai numerosi giuristi intervenuti al convegno annuale organizzato dalla ‘Rivista di Diritto dell’Impresa’, seguito dalla preoccupazione di un prelevamento «soltanto di alcuni pezzi del lavoro di riorganizzazione complessiva svolto, come da uno scaffale del supermercato». Un cruccio che, secondo l’inedita dichiarazione rilasciata all’Indro in quell’occasione dall’alto magistrato, “se la precedente Raccomandazione e il lavoro della Commissione non dovessero bastare, potrebbe portare fra non molto a una Direttiva europea, o meglio ancora ad un Regolamento”, volto a recuperare lo spirito iniziale di tale riforma. Insieme alla scomparsa della parola ‘fallimento’, destinata a offrire innanzitutto un cambio di prospettiva semantico, sono parecchie le innovazioni richieste ai paesi membri per avvicinarsi a uno standard comune, già da tempo incoraggiato dall’Unione Europea, prima con la Raccomandazione 2014/135/UE e poi con il Regolamento 2015/848/UE sull’insolvenza transfrontaliera. Spunti che, la Commissione ministeriale presieduta dal professor Rordorf, ha strutturato in una proposta di riorganizzazione generale, consegnata a Palazzo Chigi il 29 dicembre dell’anno scorso.

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