mercoledì, Settembre 22

Il mondo su misura della Paolini field_506ffb1d3dbe2

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Il suo gruppo ha realizzato arredamenti su misura per Piazza Affari, a Palazzo Mezzanotte a Milano, per le Scuderie del Quirinale e l’Hotel de Russie a Roma. Ma anche per i Ferrari store e il negozio di Cartier in via Montenapoleone a Milano. Come avete fatto a salire fino a questo livello?

Una delle peculiarità che vengono riconosciute alla Paolini è la precisione con cui rispettiamo le scadenze. Inoltre, siamo molto puntigliosi e garantiamo la qualità di ciò che realizziamo. Quando fissiamo ai nostri clienti la data di consegna per noi è quella e, anche se dovessimo avere sbagliato qualcosa nel preventivo, pur di rispettare le scadenze ci assumiamo tutti i rischi. Rispetto al trend noi siamo in controtendenza, perché non affidiamo nessuna delle fasi del processo in outsourcing, come fanno invece altre imprese del nostro ambiente. Poi, apponiamo i codici a barre su ogni singolo pezzo in modo che il sistema di tracciatura resti archiviato, oserei dire, per sempre. Questo consente anche a distanza di anni di sostituire un pezzo che si è danneggiato, cosa che è accaduta, ad esempio, per la rottura di un tubo nella cucina di uno yacht ormeggiato al Pireo.

 

Interveniste a distanza?

L’allagamento aveva coinvolto parte dei rivestimenti in legno che avevamo realizzato noi molti anni prima, ma grazie al nostro sistema di codici a barre e di catagolazione di ogni singolo assieme e sottoassieme, abbiamo spedito al comandante i pezzi rifatti, perfettamente uguali a quelli rimossi. Abbiamo perfino modificato il colore di quelli nuovi calcolando lo scostamento per effetto dell’ossidazione. Il comandante ci disse che non avrebbe mai creduto di poter risolvere un problema di questo genere soltanto con una telefonata e qualche mail. Anche l’armatore, naturalmente, fu molto soddisfatto.

 

L’assistenza si estende anche dopo la messa in posa delle opere?

Del tutto. Siamo in grado di rintracciare perfino la biglia di legno con cui abbiamo prodotto un determinato pezzo. E non solo. Il nostro motto è che il concetto d’impossibile va cancellato: noi lo abbiamo sostituito con ‘difficilmente possibile’. Gli esempi sono tanti. Un caso ci capitò al nuovo aeroporto di Catania, dove per colpa di un’alluvione i pannelli che dovevano essere montati su una parete sagomata in legno, essendo ignifughi, avevano imbarcato moltissima acqua. Per la data dell’inaugurazione non era possibile rifarli da zero, trasportarli e montarli in tempo. Allora prendemmo il controllo della situazione, stabilendo con i nostri clienti una scaletta di priorità. Ovviamente lasciammo fuori le zone danneggiate, su cui intervenire dopo, ma l’inaugurazione si fece nel giorno designato.

 

Un altro caso?

Quello della corsa contro il tempo alle Scuderie del Quirinale. Era un lavoro enorme. Lavoravamo al montaggio degli arredi su tre turni, coprendo le 24 ore, sabato e domeniche compresi. Anche quella volta, fu strategico il principio di stabilire con il cliente cos’era prioritario e il presidente Ciampi inaugurò le Scuderie esattamente come da programma.

 

Qual è la sua nuova mossa?

Ho sempre avuto un pallino: quello di recuperare le vecchie maestrie rielaborandole mediante la ricerca. Il campo della metallurgia, da fare convergere su quello dell’ebanisteria, secondo noi rappresenta il futuro del nostro gruppo. Si chiama fusione contraria. L’ebanisteria tradizionale nei prossimi anni sarà appannaggio di concorrenti stranieri, che stanno avanzando in questo settore perché ne hanno ormai acquisito il know-how. Si tratta d’imprese turche, tunisine, libanesi e di altri Paesi emergenti. Lavorano bene e praticano prezzi più bassi. Allora noi dobbiamo fare quello che loro non sono ancora in grado nemmeno d’immaginare.

 

E quindi a cosa avete pensato?

Noi possiamo fondere il metallo su diverse superfici in legno, creando nuove tipologie di materiali che avranno il cuore nell’artigianato manuale di alta gamma, rivisitato con una superficie di fusioni molto complesse. I nuovi materiali saranno sicuramente in grado di emozionare i nostri clienti, perché l’arte e la follia, se mi permettete, sono solo di noi italiani.

 

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