domenica, Agosto 1

Il mondo su misura della Paolini field_506ffb1d3dbe2

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Ormai in vetta a quella piccola ‘dozzina’ di aziende nazionali che realizzano contract d’arredamento, ovvero manufatti e rivestimenti in legno su misura, c’è il gruppo Paolini.

Dal 1980 la Paolini di Narni (Terni) opera nel campo dell’ebanisteria di alta gamma affidando la produzione alle mani di sapienti artigiani che danno forma e pregio a ogni manufatto. Ogni arredo, però, resta unico anche se con la tecnologia oggi è possibile ottimizzare i processi di lavorazione industriale.

Giorgio Paolini (54 anni, Direttore Commerciale e socio), che abbiamo intervistato, ci racconta l’emozione di questo viaggio nel mondo del su misura, iniziato quasi in via sperimentale 35 anni fa per trovare una risposta da dare a suo padre Pasquale al classico dilemma: ‘Ma io cosa farò da grande?‘. Partito quasi da zero, oggi il gruppo Paolini ha il controllo dell’intera filiera, con 115 dipendenti assunti nelle diverse società controllate e 13 milioni e mezzo di fatturato annuo.

 

Giorgio Paolini, com’è iniziata la sua avventura?

Tutto è cominciato nel 1980, quando trovai il coraggio di dire a mio padre Pasquale, vicino ad andare in pensione dalle acciaierie di Terni, che nella vita desideravo fare altro e non volevo prendere il suo posto. A quei tempi esisteva ancora l’opportunità di subentrare al genitore e il più delle volte, se non c’erano veti insuperabili, il figlio veniva assunto nella stessa azienda dove il padre aveva lavorato per una vita. ‘Caro papà, non so cosa farò da grande, però lì non ci vorrei proprio finire’! Trovai il coraggio di dirglielo e lui, da persona sensibile qual è, lasciò che io seguissi il mio istinto.

 

Ma perché proprio un’ebanisteria? Per questo difficile campo dell’artigianato non ci sarebbe voluta dell’esperienza già acquisita?

Infatti. All’inizio ho dovuto fare esperienza capitalizzando gli errori, visto che dovevo ancora imparare quasi tutto! Siccome avevamo un amico di famiglia produttore di mobili per ufficio, gli chiesi di aiutarmi ad aprire uno show-room a Terni, dove abbiamo iniziato l’attività. Da lì a poco, però, capii che in quel modo non si faceva molta strada. Allora colsi l’opportunità di progettare l’arredamento di un negozio. Io sono un perito industriale e per fortuna ho una buona mano nel disegno. Una volta approvato dal cliente il mio progetto d’arredamento, mi appoggiai a dei falegnami per realizzarlo, e fu lì che capii che per rispettare sia la qualità sia i tempi di consegna bisognava attrezzarsi in proprio con tutta quanta la filiera.

 

E ci riuscì subito?

Sì. Nel 1984 aprimmo una piccola falegnameria con quattro dipendenti. La mia idea fissa era che volevo rischiare in proprio, ma con il controllo dell’intero processo, dalla creatività alla realizzazione, fino al montaggio. Far realizzare lo stesso cassetto da due mastri ebanisti, ad esempio, significa ottenere due manufatti similari, ma non uguali, perché uno potrebbe avere un innesto a coda di rondine e l’altro micciato.

 

Com’era composta la sua prima struttura?

Per costruire la nostra identità dovevamo fissare delle regole. Così ci dotammo di un ufficio tecnico per il disegno e la cura dei minimi dettagli di ogni pezzo che volevamo realizzare. La fortuna ha voluto che le richieste da parte dei clienti ci fossero e così è cominciato il nostro viaggio, un po’ parallelo rispetto a quello classico del mondo industriale. A un certo punto venne a lavorare in azienda anche mio fratello Leo, che si occupa della produzione; e con mio padre, che è il Presidente, e io che controllo amministrazione e finanza e seguo i rapporti commerciali, ha preso forma il gruppo Paolini S.p.A.

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