venerdì, Ottobre 22

Il mito greco di Alexis Tsipras image

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Si profila, all’orizzonte dello scenario politico continentale, un nuovo gioioso marchingegno, escogitato dagli irriducibili maniaci della rivoluzione, destinato a sovvertire il barboso establishment noto comel’Europa delle banche e del gruppo Bilderberg‘. Il suo nome è Alexis, il cognome, non eufonico come un Castro o un Guevara, che vanno giù lisci come birra gelata nei gorguzzoli di folle festanti e incazzate il giusto, è l’ostico Tsipras. Gli eroi, si sa, son tutti giovani e belli. E Alexis, il greco, ha appena quarant’anni, una bella faccia alla Banderas, la baldanza di tutti gli idealisti che non hanno mai avuto a che fare con il problema di governare qualcosa  -anche se, ha ragione Annamaria Barbato Ricci, non è un piacione come una certa generazione di politici nostrani, più o meno la sola considerazione che condivido di Annamaria.

Ovvio che tutto ciò -gioventù e bellezza- ne fa automaticamente, quasi fatalmente, il condottiero ideale, l’uomo del destino che ‘Il Fatto Quotidiano‘ e il popolo di sinistra cercavano da anni, almeno da quando Niki Vendola ha palesemente esaurito la sua spinta propulsiva, manco fosse il Pcus nella visione eurocomunista di Enrico Berlinguer.

Subito un nutrito gruppo di sognatori, dalla Barbara Spinelli folgorata sulla via del dubbio europeo (o da una tardiva esigenza di uccidere freudianamente il padre Altiero?), Paolo Flores D’Arcais, Luciano Gallino, ma ne seguiranno molti altri, scommetteteci pure quanto avete di più caro, ha ritrovato il perduto piglio giovanile intravedendo nel giovane greco lo sguardo fiammeggiante, gli occhi della tigre necessari all’immancabile vittoria della sinistra sinistra, e ve la faremo vedere noi, ora che c’è il capataz.

Tsipras, reduce da successi elettorali in patria, si pone l’ambizioso obiettivo di unire le sinistre continentali in una lista unica, con l’obiettivo di sbancare le elezioni europee 2014, rottamando i vari Martin Schulz e Jose Luis Rodriguez Zapatero per tacer di Enrico Letta e Matteo Renzi, squallidi soldatini di sostegno al grande esercito della Angela Merkel pigliatutto.

Bene, anzi, benissimo. Le novità sono sempre bene accette, in politica. Soprattutto quelle di ampio respiro, che si prefiggono non di racimolare una riformetta a prezzo di affezione, ma di ridisegnare assetti globali, ribaltare geografie di potere centenarie. E che potrebbero riportare il bottino del populismo più dissennato e vuoto di contenuti a numeri più controllabili. Ma, premesso che la figura di Tsipras è ancora tutta da scoprire, confesso di non aver capito (ma è sicuramente una mia carenza) come intende agire, nel pratico, il simpatico Alexis. Molto citati sono gli economisti Joseph Stigliz e Paul Krugman e il loro ammonimento sull’impossibilità di vincere le crisi finanziarie senza una ‘remissione del debito’, concetto centrale nella semplice rivoluzione di Tsipras insieme a ‘nuova politica del lavoro’.

Ma chi convincerà i creditori della situazione che il debito non va pagato, ma cristianamente rimesso? E la nuova politica del lavoro non è, in fondo, contenuta nei disprezzati ‘job acts’ del vituperatissimo Matteo Renzi? Di che cosa si tratta se non di un patto tra imprenditori e lavoratori basato su nuovi equilibri, evidentemente da concordare tra le parti in causa?

Mi sembra che, come al solito, ciò che si intraveda tra le righe sia la vendita di un sogno, alato e per di più esterofilo, abilmente calato in un look epico ed eroico, molto ancien gauche, mi sbaglierò.

Tornando giù giù nelle miserie del nostro scontento quotidiano, mi chiedo quale atteggiamento avrà la minoranza Pd nei confronti della novità che viene dall’Egeo. Io provo a fare una previsione. Il furbo Massimo D’Alema proverà a cavalcare l’onda greca ma in modo rassicurante, moderatamente intelligente. Quel tanto che basta, insomma, a mettere i bastoni tra le ruote al rinnovamento reale, che ha il triste difetto di escludere il gruppo più perdente della storia politica italiana dalle leve, sia pure oblique, del potere. 

 

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