venerdì, Settembre 17

Il missile di Putin è la minaccia del mondo L' annuncio dell’esistenza di nuove armi nei propri arsenali da parte del presidente della Federazione Russa Vladimir Putin

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Prima di fare qualche considerazione, che ci sembra necessaria, spendiamo ancora due parole proprio sul missile le cui prestazioni sono note da tempo alla sicurezza occidentale e sicuramente hanno già rappresentato elemento di discussioni su molti tavoli alleati. L’RS-28 Sarmat, conosciuto in codice NATO come SS-X-30, è un missile intercontinentale a due stadi ideato da Vladimir G. Degtyar alla fine del primo decennio di questo secolo; l’ordigno, alimentato da propellente liquido, pesa un centinaio di tonnellate (quanto un ponte d’acciao di 50 metri) ed è stato sviluppato da un’impresa che prende il nome dal progettista Viktor Petrovich Makeyev, con sede a Miass, una città situata sui monti Urali a circa 100 km. dal capoluogo Čeljabinsk, mentre i poderosi impianti di potenza sono forniti da una fabbrica di Chimki, appena a nord-ovest di Mosca. In dicembre 2017 è stato effettuato il primo lancio sperimentale del missile dal cosmodromo di Pleseck, colpendo il suo bersaglio nella penisola di Kamchatka, al confine con la Corea del Nord.

Ma che combinazione!

Non ci fermiamo in troppi dettagli che oltre ad essere strategicamente imprecisi finirebbero pure per annoiarci. Il suo carico bellico è di circa dieci tonnellate –ovvero può ospitare tra le dieci e le 15 testate nucleari- trasportabili su una distanza di 11.000 km: per garantire la sopravvivenza del sistema d’arma, il tempo di preparazione al lancio previsto è di un minuto. E mantenendo quanto promesso, riportiamo le dichiarazioni del generale Viktor Yesin, comandante del sistema missilistico russo, secondo cui la consegna ai reparti è prevista per l’anno 2020. Tra due anni. A quanto afferma il comandante delle forze strategiche Sergei Karakayev, i Sarmat saranno dispiegati presso la 13ª Divisione Missili Bandiera Rossa, la 31ª Armata Missili sulla base aerea di Dombarovsky, la 62ª Divisione Missili Bandiera Rossa e la 33ª Armata Missili della Guardia di Uzhur.

L’arma sostituisce il precedente R-36M e rappresenta la risposta allo schieramento del sistema di missili statunitensi Ground-Based Midcourse Defense GMD, che rappresenta secondo il Cremlino lo strumento in grado di sconvolgere la stabilità strategica con il suo asset nucleare di fuoco rapido contro le minacce ostili. Mosca su questo pone il dubbio giuridico considerandoli una chiara violazione del Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (INF) siglato a Washington l’8 dicembre 1987 da Ronald Reagan e Michail Gorbačëv. Ma poi, secondo i presunti eredi della dinastia Romanov, quanto prospettato dal loro leader serve anche per contrastare il programma Prompt Global Strike(PGS), la piattaforma di sistemi d’arma convenzionali che gli Stati Uniti stanno sviluppando come risposta ad ogni intimidazione che il generale Kirill Makarov, vice comandante della difesa aerospaziale russa ha definito una possibile minaccia militare per l’intera Federazione. Lo scenario resta inquietante e potrebbe far comprendere la necessità di tener alta la guardia verso qualunque direzione, visto che l’accerchiamento a cui è sottoposta l’umanità non riguarda l’una o altra singola fortezza ma l’intero pianeta. Alcuni analisti stanno cercando spiegazioni plausibili da dare all’opinione pubblica per rafforzare i propri punti di vista. Putin, minimizzando la gravità dei suoi argomenti, incita le potenze mondiali a lavorare assieme garantendo che le armi nucleari della Russia sono riservate alla rappresaglia e non all’attacco. Tuttavia il presidente già capo del Kgb ribadisce che chiunque dovesse azzardarsi a provocare la Russia o i suoi alleati riceverebbe una risposta immediata «con tutte le conseguenze che ne deriverebbero».

Paul Craig Roberts, l’economista americano che fu consigliere nell’amministrazione Reagan ha rammentato quanto sia sbagliato pensare che il discorso di Putin sia stato rivolto solo al titolare della Casa Bianca e che i servizi dell’emittente televisiva CNN di Samantha Vinograd, che in passato aveva lavorato come membro dello staff del Consiglio di Sicurezza Nazionale di Obama, sono errati se inquadrano solo una manovra di destabilizzazione dell’attuale establishment. Il complesso militare americano, con il suo budget annuale di 1.000 miliardi di dollari ha un potere un po’ più emergente di qualsiasi bega personale ed è opinione ormai diffusa che l’intero occidente è ormai soffocato da debiti insostenibili così come èvero che nei suoi silos le scorte militari cominciano ad essere poco efficaci ai nuovi scenari che stanno funestando gli orizzonti.

Come abbiamo già riportato in apertura, Vladimir Putin con il suo intervento si è rivolto apertamente agli Stati Uniti: «Ora ci ascolterete». Ma a parere di molti osservatori il boss della Piazza Rossa si è fatto ascoltare anche dal suo popolo sottolineando che le nuove armi sono il frutto dell’ingegneria russa, ovvero della supremazia dell’istruzione, della tecnologia e della formazione della nuova generazione. Come è stato letto dalla maggior parte dei giornali europei, tutto ciò è un monito verso l’occidente, così come lo fu ai tempi di John F. Kennedy quando il giovane rampollo della casa irlandese faceva sapientemente la sua campagna elettorale snocciolando cifre e dati di un’Unione Sovietica molto pericolosa. Il presidente –che qualcuno ritiene sia originario della provincia veneta e non delle terre di Pietro il Grande- ha confermato la necessità attrattiva delle università russe per gli stranieri. Una visione molto chiara ma anche gravida di promesse che potrebbero impiegare tempo prima di essere del tutto onorate.

Avevamo anticipato qualcosa anche sulla Corea. Pochi giorni fa, ma dopo l’annuncio di Putin, la Casa Bianca ha informato della preparazione di un incontro tra Donald Trump e Kim Jong-un. Le prove di dialogo vanno accolte sempre con grande positività e i due acerrimi contendenti, oltre che confrontarsi sul taglio di capelli così come impazza la rete in questi giorni, potrebbero mettere a fattor comune interessi e applicazioni piuttosto che giocare a guardia e ladri con gli interruttori di ordigni atomici. Per quanto Sarah Sanders, portavoce di Trump abbia raffreddato molte speranze di dialogo: «Senza i fatti nessun incontro», in in twitter il presidente ha scritto: «La Corea del Nord non ha condotto un test missilistico dal 28 novembre 2017 e si è impegnata a non farne durante i nostri incontri. Credo che onoreranno questo impegno!». Che ritrovarsi con nemici comuni a volte può servire a ragionare?

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