lunedì, Settembre 27

Il mio nome è mai più

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Avevano detto mai più. Invece è successo di nuovo. E probabilmente accadrà ancora. Dopo la strage del 3 ottobre 2013, con ben 366 morti accertati più un numero imprecisato di dispersi nel naufragio frutto della politica dei “respingimenti” berlusconian-alfanian-leghista, il governo Letta aveva varato “mare nostrum” per soccorrere, e non per respingere, chi rischia di affogare scappando dalla guerra, dalla miseria e dalla disperazione.

Ma la solidarietà costa. I salvataggi di essere umani pure. In un anno il pattugliamento del Canale di Sicilia è costato ben 114 milioni di euro, per salvare “appena” 100mila persone. E l’umanità verso i poveracci, si sa, in politica non rende. Non porta voti e non fa Pil.

Così già con il governo Renzi e il ministro dell’Interno, Alfano – sempre lui – si è cominciato a smontare “mare nostrum”. Dicendo – giustamente – che l’Italia non poteva sopportarne tutto il peso, che quella frontiera in mezzo al Mediterraneo non è italiana ma europea, che il flusso migratorio non è quasi mai diretto nel nostro Paese ma in Europa, quindi che è l’Europa a doversene farsene carico.

Dagli e ridagli, Angelino e Matteo hanno portato a casa il risultato: dal 1 novembre 2014 “mare nostrum” è stato sostituito da “Triton”, uno strano programma “umanitario” a guida Ue che invece di prendersi cura delle persone, dei naufraghi che rischiano di affogare, tramite l’agenzia europea Frontex “controlla le frontiere”, cioè difende i confini dell’Europa dalla loro “invasione”.

Ma quel che importava all’Italia era scaricare costi sull’Europa. E che vuoi che sia se assieme ai costi su “Triton” si scarica anche un bel po’ di coscienza. E che dire, poi dell’Europa? Di quest’Europa dei banchieri e della finanza, dell’austerità che affama i poveri e ingrassa ancor più i ricchi, del “fiscal compact” in Costituzione mentre i nababbi e i potenti di turno nascondono nella banca Hsbc, in Svizzera, e al Fisco dei loro paesi qualcosa come 100 miliardi di euro. Quest’Europa che un tempo non troppo lontano ha aiutato la Germania a riunirsi e a rialzarsi, e oggi vuole affondare la Grecia: l’Europa della Merkel che fa la voce grossa con Tsipras ma andava a braccetto con l’ex premier Papandreu, che nella Hsbc aveva aperto un conticino da 500 milioni di euro.

Che può importare a questa Europa dei disperati nel canale di Sicilia e degli affamati della Grecia? La logica è proteggere i confini, non le persone. Far quadrare i bilanci, non salvare vite. Anche scoraggiando con cinismo le partenze e gli sbarchi sul Fronte Sud e alzando nuove barriere e altri muri sul Fronte Est. Per impedire a chi scappa, da tutte le latitudini, di entrare nel nostro mondo. Anzi, nel “loro” mondo.

I risultati si cominciano a (ri)vedere: oltre trecento morti questa volta nel “mare nostrum”, finora. Con un inedito che la dice lunga: per la prima volta tanti naufraghi sono morti a bordo dei mezzi di pattugliamento arrivati dopo molte ore dall’Italia. Morti di freddo, nella tempesta col mare forza 9, allo scoperto, accalcati sulla prua delle motovedette non cabinate inviate dal programma Triton a “soccorrerli”.

 

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