sabato, Settembre 18

Il Mindanao che verrà in pace Siglata la Pace coi ribelli del Fronte di Liberazione Moro, ora è il tempo della ricostruzione

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Mindanao pace

Bangkok – E ora ci si chiede: Che fare? Fino a quando c’erano i combattimenti, si sapeva bene chi era da una parte e chi era dall’altra. Ma ora che è scoppiata la Pace come ci si organizza per il presente e per il futuro? Dopo quarant’anni circa di battaglie e scaramucce, dopo anni ed anni di negoziazioni, finalmente è arrivata la pace nel Mindanao e si è aperta una nuova era per le Filippine. Ma quale sarà il contenuto caratterizzante di questa nuova era? E’ la domanda che ci si è posti un po’ tutti, non appena ufficialmente e definitivamente concluse le ostilità tra i ribelli separatisti ed il Governo centrale attraverso i Trattati di Bangsamoro. Per gli osservatori e per gli stessi promotori degli accordi c’è da sottolineare che il nuovo corso della Pace è solo la fine dell’inizio. Ed è proprio in questa luce che tutti gli operatori del business locale stanno alacremente operando per ridurre la quota finale delle sfide che si ritrovano a dover affrontare.

In un meeting con gli Ambasciatori europei tenutosi lo scorso 25 aprile, i membri del Mindanao Business Council MinBC hanno elencato i vari temi che la regione sta sfidando non appena si è stabilito il regime pacifico di management locale successivo alla stipula ufficiale degli accordi con l’entità politica del Bangsamoro, il prodotto della pace stabilitasi tra il Governo delle Filippine ed il Fronte di Liberazione Islamico Moro. Jainal Hamad, rappresentante del Mindanao Business Council, durante una presentazione del gruppo all’Al-Nor-Hotel e nel Convention compund a Cotabato City ha avuto modo di sottolineare che è ancora molto alto il livello delle necessità in quella regione del Paese, la popolazione locale ha alte aspettative ed ora è giunto il momento di passare a concretizzare le promesse non foss’altro che per confermare il fatto che scegliere la Pace è stato mezzo più conveniente e proficuo di risolvere le controversie e che tutto questo è stato un’ottima alternativa alla guerra perenne.

Lavoro o sicurezza, quindi? Durante il forum, l’Ambasciatore tedesco ha ammesso che sarebbe ben difficile per i diplomatici convincere gli imprenditori ad investire nella regione se il problema della sicurezza continua ad essere presente. Anzi, il nesso è tale per cui se non si stabilisce chiaramente un alto livello di sicurezza, sarà ben difficile generare il lavoro nell’intera zona. Di rimando, il Presidente del Mindanao Business Council, Vic Lao, ha affermato che la povertà è la prima cosa che deve essere risolta se si vuole che il popolo stesso mantenga la pace in quella parte del Paese. Quando si crea una buona qualità di vita e la povertà è risolta, solo allora sarà del tutto vanificato il rischio del terrorismo –ha aggiunto- si esclude il pericolo dei sequestri se la gente del luogo ha un lavoro e quindi non gli verrà mai più in mente di associarsi ai ribelli poiché sono già parecchio impegnati a mandare avanti una vita tranquilla e normale. Lo slogan quindi è generare una buona qualità di vita è il miglior modo di combattere la povertà. Anche se –alla fin fine- tutti riconoscono che la questione ha già assunto i termini della primogenitura dell’uovo e della gallina.

Lo stesso Vic Lao ha affermato che bisogna ben settare le aspettative relative all’Accordo Comprensivo sul Bangsamoro CAB proprio a causa delle grandi sfide che questo comporta per la popolazione locale. Altri membri del Mindanao Business Council hanno sottolineato che il processo di annessione alla normalizzazione deve essere anche capace di indirizzare per bene la annosa questione della sicurezza, nella coscienza del fatto che il processo stesso della pace può subire una transizione di lungo periodo.

L’annessione alla normalizzazione ha occupato i due mesi precedenti alla stipula dell’Accordo Comprensivo sul Bangsamoro, si descrivevano perfettamente anche le fasi dell’abbandono dell’uso delle armi da parte dei componenti del Movimento Islamico di Liberazione MILF ed il loro passaggio vero e proprio alla vita civile. Nei trattati si descrive anche la normalizzazione come un processo attraverso il quale le comunità locali colpite dal conflitto nel Mindanao possono finalmente tornare ad una vita pacifica e tendere ad un criterio rinnovato di vita sostenibile.

Allo stesso tempo gli uomini d’affari suggeriscono che gli investitori stranieri debbano trovare figure di riferimento locali per poter conoscere meglio il terreno e raccogliere il più ampio novero di informazioni utili. Essi affermano che la sicurezza sono ben certi che non si tratti di argomento che si risolva nell’arco di una notte ma sono altrettanto convinti che i margini di lucrosità e di positività nell’investire in questa parte delle Filippine sono effettivamente parecchio ampi e che tutto sommato, si può anche correre il rischio e che il gioco vale la candela.

Durante la presentazione dei lavori, Hamad ha sottolineato la necessità di una banca vicina agli interessi dei fondatori del Bangsamoro, che si presuppone debba essere lo scopo principale della Amanah Islamic Investment Bank of the Philippines. In precedenza denominata Philippine Amanah Bank, fu fondata nel 1973 con Decreto Presidenziale 264 e la si intese come destinata a sostenere le necessità relative alle attività bancarie della Comunità islamica locale. Sebbene il Mindanao Business Council affermi che la banca non hai poi mai effettivamente colmato quelle richieste e quelle necessità. La regione ha anche bisogno –è stato sottolineato- di fonti di energia utilizzabili localmente per dare una risposta alle esigenze di energia della popolazione ma anche per avviare una robusta fase di creazione di infrastrutture. Il Mindanao è una regione a lungo negletta ed abbandonata ed ora va bilanciata col grado di sviluppo del resto del Paese, vanno risolte le questioni correlate al raccolto, organizzare le strumentazioni utili al caso, le infrastrutture specifiche a livello della intera provincia ed operare al meglio nella distribuzione dei prodotti derivanti dal raccolto stesso ed il loro stoccaggio o pianificazione per quel che concerne l’export.

 

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