lunedì, Settembre 27

Il Migration Compact, fra luci e ombre field_506ffb1d3dbe2

0
1 2 3


Ormai è quasi un mese da quando il Governo italiano ha presentato alla Commissione Europea il cosiddetto ‘Migration Compact’, il nuovo piano per fronteggiare una delle più importanti crisi migratorie che il Vecchio Continente abbia mai conosciuto.  Stando alle dichiarazioni espresse negli ultimi vertici europei (l’ultimo dei quali si è tenuto a Roma, in forma ristretta all’inizio di maggio), il Presidente del Consiglio Matteo Renzi può ritenersi molto soddisfatto, incassando apprezzamenti da più parti, primi fra tutti quello del Presidente della Commissione Jean-Paul Juncker e quello del Parlamento europeo Martin Schulz che parlano entrambi di ‘direzione giusta’ e di ‘proposta intelligente’. L’idea a quanto pare piace anche a molte cancellerie europee anche se i toni in questo caso appaiono necessariamente più cauti e moderati. Al di là delle varie dichiarazioni più o meno calorose con le quale molti governi hanno accolto il Migration Compact, è indubbio come il piano italiano sia l’unico in questo momento che abbia dato una scossa ad una politica migratoria europea che sembra essersi fermata ad Idomeni.

L’Italia è in prima linea, insieme alla Grecia, nel dover fronteggiare e gestire le migliaia di migranti che fuggono dall’Africa e dal Medio Oriente in cerca di una nuova vita, lontano dalla guerra e dalla fame, e vi è quindi tutti l’interesse da parte del Governo italiano che l’UE attui un piano veramente efficace per far fronte al problema. È infatti sotto gli occhi di tutti la totale asimmetria d’interessi che sta caratterizzando l’Europa in questo momento, con i Paesi del Nord che cercando in tutti i modi di scaricare il problema sulle spalle dei Paesi frontalieri meridionali, quelli dell’Est che si oppongono a qualsiasi forma di accoglienza e quelli del Sud che chiedono aiuto e risorse per gestire l’immensità dei flussi di questi anni. L’accordo con la Turchia è stato un primo passo anche se a costo della dignità e del sistema di valori europei e il sistema delle quote di ricollocamento è sprofondato sotto il peso degli egoismi nazionali. Nonostante quindi il Migration Compact abbia sicuramente avuto il merito di aver riaperto il dibattito fra gli Stati europei, non mancano tuttavia diverse critiche, principalmente sugli strumenti di finanziamento e sulla dimensione della cooperazione.

Il principale obiettivo della proposta italiana è sicuramente quello di superare il sistema creatosi con il Trattato di Dublino. Il 15 giugno 1990 i 12 Stati che allora componevano la Comunità Europea firmarono tale Convenzione allo scopo di armonizzare il sistema europeo di asilo e le politiche la maniera di protezione e accoglienza dei rifugiati. Il Trattato è stato poi rinnovato ed emendato per tre volte e al momento vige il cosiddetto Protocollo di Dublino III siglato nel 2013. L’attuale sistema prevedeva e prevede tuttora che il Paese di arrivo del rifugiato sia quello responsabile della sua accoglienza. All’epoca il problema principale da risolvere era il fenomeno dell’’asylum shopping’, in altre parole la pratica diffusa di fare richiesta d’asilo verso più Paesi contemporaneamente, soprattutto quelli più ‘permissivi’ dal punto di vista dell’accoglienza.    Nonostante la sua indubbia utilità, la Convezione di Dublino si è rivelata decisamente poco lungimirante rispetto alla pressione che ormai viene esercitata sui Paesi di confine europei come Italia, Grecia e Spagna, obbligati dal Trattato ad accogliere una massa di migranti oltre ogni aspettativa. Il Migration Compact è quindi dettato dall’esigenza italiana di far fronte all’emergenza migratoria e, attualmente, rappresenta uno strumento fondamentale per la politica estera nazionale che comunque non può prescindere da una cooperazione con i partner europei. Alla luce di quanto detto, vediamone i principali punti, fra luci e ombre.

Il Migration Compact parte dal presupposto che l’attuale flusso migratorio, così ingente in termini numerici, durerà ancora per decenni, a causa di condizioni geopolitiche e demografiche di tipo sistemico. Un fenomeno che come si è visto ha messo a dura prova l’Unione Europea ed i particolar modo il sistema di Schengen. Da qui l’esigenza di elaborare un piano a lungo raggio e che agisca su più fronti e che sia all’altezza della complessità della sfida. Al momento il piano italiano individua due principali rotte migratorie: quella balcanica e quella mediterranea. La prima è caratterizzata principalmente da rifugiati che fuggono dalla Siria (e non solo) verso cui si sono concentrati i maggiori sforzi degli ultimi mesi e che attualmente risulta ufficialmente ‘chiusa’ attraverso il Trattato UE-Turchia.  La seconda, quella che per ovvie ragioni interessa maggiormente il nostro Paese, è quella Mediterranea, caratterizzata secondo gli analisti del Governo principalmente da migranti di tipo economico. Il piano italiano mira a regolare e a gestire proprio questa tipologia di flussi che, per il diritto internazionale umanitario, non avrebbe diritto all’asilo. In tal senso il Migration Compact si articola come un vero e proprio accordo di scambio fra i Paesi di partenza e quelli di arrivo, un ‘contratto’ che lo stesso piano definisce come ‘The fair grand bargain’ che tradotto in italiano suonerebbe all’incirca come ‘il grande e giusto accordo’. Ma cosa prevede questo ‘accordo’?

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->