lunedì, Ottobre 18

Il miglior modo per spendere il bonus cultura? Evitare di spenderlo L’impulso al consumo della cultura non deve venire dallo Stato, ma dall’individuo. Se l’origine della ricerca di prodotti culturali è di natura statale, il rischio che si produca una pericolosa forzatura è estremamente elevato

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Pochi giorni fa, il 31 agosto, è scaduto il termine per la richiesta del bonus cultura, il buono statale da 500 euro con cui i 18enni – o meglio, chi ha compiuto 18 anni nel 2020potranno acquistare prodotti culturali di vario genere, dai libri ai film, dai biglietti per il teatro ai corsi di formazione, scegliendo tra un vasto assortimento di proposte indubbiamente interessanti e ricche di stimoli.

I giovani nati nel 2002 avranno la possibilità di spendere il buono entro il 28 febbraio del 2022, ma soltanto all’interno dei punti vendita (online o fisici) che hanno deciso di aderire all’iniziativa statale.

Tutti i 18enni si staranno sicuramente chiedendo come spendere questi soldi, come investire i 500 euro per l’acquisto di libri o biglietti cinematografici, o addirittura se valga la pena perdere del tempo per scoprire le opportunità più stimolanti racchiuse in questa interessante iniziativa statale.

Nel tentativo di incoraggiare i giovani a consumare più contenuti culturali, lo Stato ha dunque elaborato un bonus che potrà essere utilizzato da circa 540mila ragazzi, senza alcuna differenziazione in base al reddito familiare (non bisognerà presentare l’Isee). Il bonus, in ogni caso, potrà essere utilizzato soltanto da chi disponga della residenza in Italia o del permesso di soggiorno. Il suo utilizzo è estremamente semplice: dopo la registrazione sul portale app18, il bonus potrà essere riscattato attraverso la creazione di diversi buoni spesa elettronici, muniti di codice identificativo e utilizzabili soltanto dalla persona registrata.

Musei, teatri, mostre e parchi naturali

La scelta di prodotti o attività acquistabili è davvero ampia: non soltanto biglietti per musei, spettacoli dal vivo o rappresentazioni teatrali, ma anche per mostre, parchi naturali o aree archeologiche, senza dimenticare i numerosi corsi di formazione e gli abbonamenti ai quotidiani, una delle principali novità di quest’anno, con la possibilità di consultare il proprio giornale di riferimento anche online, in formato digitale.

Sebbene risultino già ben 400mila utenti registrati – con una spesa complessiva che sfiora i 70 milioni di euro -, il concetto che sta alla base di questo bonus statale racchiude in sé qualcosa di estremamente pericoloso, se non addirittura di nefasto. Sia chiaro, una delle rare iniziative a favore della cultura non merita in alcun modo di essere stigmatizzata, soprattutto in una fase storica sfortunata in cui i ragazzi sembrano preferire gli sfavillii di uno smartphone alle pagine di un libro. Diremo soltanto che l’impulso al consumo della cultura non deve venire dallo Stato, ma dall’individuo. Se l’origine della ricerca di prodotti culturali è di natura statale, il rischio che si produca una pericolosa forzatura è estremamente elevato. Il desiderio di apprendere, di leggere, di informarsi o di approfondire i propri personali interessi deve essere naturale, deve provenire dagli abissi più profondi della coscienza. Qualsiasi altra imposizione esterna risulterà poco genuina, perché scaturisce da una fonte posta al di fuori dell’individuo.

Nei mercatini di Paese si possono trovare tanti vecchi libri a prezzi stracciati

In effetti, per utilizzare al meglio il bonus cultura da 500 euro bisognerebbe evitare di spenderlo. In questo modo, i giovani 18enni italiani si sottrarranno volontariamente alla (non richiesta) generosità statale, cogliendo l’occasione per effettuare delle ricerche personali sugli argomenti di proprio interesse e valutare successivamente, in piena autonomia, l’acquisto di determinati prodotti che potrebbero soddisfare la loro sete di conoscenza. L’essenziale è che l’impulso all’acquisto di prodotti culturali sia personale, spontaneo, e che affondi le radici in un interesse individuale, senza che quest’ultimo venga instillato artificialmente dall’esterno. Anziché spendere il bonus cultura, a ben guardare, i giovani farebbero meglio a visitare uno dei tanti mercatini di Paese in cui si vendono libri, dischi e altri prodotti dello stesso genere, messi insieme senza nessuno scopo prestabilito, senza nessuna discriminazione politica o tematica, offrendo così un’ampia scelta scevra da ogni condizionamento. In molti casi i libri acquistati nei mercatini costano pure meno, per cui si tratterebbe di un ottimo metodo per scoprire qualcosa in più su se stessi spendendo pochissimo.  

Le modalità con cui è stato erogato questo buono spesa non differiscono da quelle proposte anche da altri operatori: nel mondo del betting e del gioco d’azzardo, ad esempio, sono stati concepiti dei bonus casinò virtuali, e numerose piattaforme hanno anche messo insieme delle guide estremamente dettagliate per spiegare ai giocatori come richiederli o come utilizzarli, e anche quali scegliere. Ma a differenza di questi ultimi bonus, di natura prettamente numerica o matematica, quello relativo alla cultura ha a che fare con elementi più sfuggenti, molto più difficili da gestire o da afferrare. Anche per questo, i soldi messi a disposizione dallo Stato devono essere spesi con oculatezza, senza lasciarsi prendere dalla foga, ma lasciandosi guidare unicamente dal proprio istinto.

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