sabato, Maggio 15

Il Messico dice no agli OGM field_506ffbaa4a8d4

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«Parlarono della creazione e la formazione della nostra madre e del nostro padre primigeniti. Dal mais giallo e dal mais bianco si generò la loro carne, con pasta di mais si fecero le braccia e le gambe dell’uomo. Solo pasta di mais entrò nella carne dei nostri padri, i quattro uomini creati».

Questo è il livello di importanza che il mais ha in Messico, come si vede da questo passo del Popol Vuh, il libro sacro dei Maya dedicato alla creazione dell’uomo. Queste pannocchie, venerate dalle culture preispaniche, sono usate per preparare le tortillas e i tradizionali tamales, cibi emblematici per i messicani.

Il mais è ciò che si usa per produrre saponi e tinte, ma anche per nutrire il bestiame. È lo stesso mais che sfama un intero Paese e che, ora, in varie regioni, deve dividere il proprio spazio naturale con le imprese transnazionali che sperimentano con colture transgeniche.

Fino all’8 dicembre 2014, la Segreteria per l’agricoltura, l’allevamento, lo sviluppo rurale, la pesca e l’alimentazione (Sagarpa) aveva nell’archivio «Stato generale di richieste OGM» 46 permessi presentati dall’associazione Organismi Geneticamente Modificati.

Dal 2008, il Servizio nazionale di sanità, innocuità e qualità alimentare del Messico (Senasica), registra le richieste per questo tipo di semina. Nel 2012 si iniziò a seminare in maggior quantità in alcune zone del paese, e fu allora quando i contadini messicani parlarono di danni all’economia regionale e alla salute.

 

INVASIONE SUL SUOLO MESSICANO

Secondo i dati del Senasica, durante il 2014 è stata autorizzata la coltivazione sperimentale di mais, fagioli, grano e cotone, il tutto in poco più di 130000 ettari di terreno. L’istituto nazionale per la ricerca forestale, agricola e d’allevamento (INIFAP) e il Centro internazionale per il miglioramento di mais e grano hanno ricevuto il permesso a titolo sperimentale.

Le imprese Monsanto Comercial e Bayer Messico hanno ricevuto permessi per programmi pilota, in base a quanto stabilito dal rapporto presentato l’11 dicembre.

I 46 permessi richiesti da queste imprese e dall’Istituto politecnico nazionale distribuivano la coltivazione di OGM in poco più di 729691 ettari di terreno nazionale.

Per agosto di quest’anno, almeno quattro sentenze dettate da quattro diversi tribunali sono riuscite a fermare l’avanzata delle coltivazioni transgeniche, almeno al livello richiesto.

L’impresa svizzera Syngenta è stata una delle prime a volersi proteggere dal divieto messicano verso questo tipo di coltivazioni indiscriminate. Monsanto è un’altra delle compagnie transnazionali che ha cercato di annientare l’ordine giudiziario che proibisce la semina di OGM.

 

DANNO ALLA SALUTE, MITO O REALTÀ?

In parole povere, spiega il dottor Ángel Polanco Rodríguez, ciò che avviene in queste coltivazioni “sono cambi nella struttura genetica per migliorare l’alimento, aumentandone il livello di nutrienti e la resistenza alle piaghe durante la coltivazione” Questo, in ogni caso, non la rende l’opzione da prediligere per alimentare la popolazione povera.

La crisi alimentare in Messico deriva da un sistema di sviluppo neoliberale, cioè dall’ottenere rendimento da alimenti ottenuti a ‘qualsiasi costo’. Ciò significa usare migliaia di tonnellate di pesticidi tossici cancerogeni, con danni potenziali per la salute pubblica e l’ambiente“, motivo per cui non sono un’alternativa reale.

Un membro del Centro di ricerca regionale Doctor Hideyo Noguchi, al sudest del paese, mette in guardia sui danni causati dai pesticidi usati sugli OGM.

Si può ridurre il costo di produzione e ottenere un miglioramento proteico; però, i cambi genetici indotti sulle sementi per la coltivazione perché resistano ai parassiti implicano l’uso di pesticidi specifici come gli erbicidi. Un caso particolare è quello del glifosato per la produzione di soia transgenica, perché è un prodotto particolarmente tossico e con serie ripercussioni“.

Polanco Rodríguez è un chimico specializzato in bromatologia, studia gli alimenti e la loro relazione con la salute.

Secondo quanto dice questo specialista, Monsanto, grazie alla coltivazione della soia transgenica, in alcuni stati della Repubblica messicana, gestisce un pacchetto tecnologico per cui vende i semi insieme all’erbicida glifosato.

Nello Yucatan e a Campeche, contadini e apicoltori si sono protetti legalmente per fermare l’espansione di Monsanto in particolare, ma la società transnazionale ha brevettato i propri interessi, così come Bayer, PHI Messico e il Centro internazionale per il miglioramento di mais e grano, per coltivare in altri 14 stati.

Il rapporto 2014 della Segreteria per l’agricoltura spiega che i permessi richiesti sono per operare a Sonora, Tamaulipas, Veracruz, San Luis Potosí, Sinaloa, Guanajuato, Morelos, Sinaloa, Chihuahua, Bassa California, Colima, Durango e Zagatecas

Sebbene Greenpeace Messico ritenga che esista «incertezza scientifica su questi prodotti» e sul danno causato dal loro consumo, così come è stato detto da chi commercializza i prodotti transgenici, «l’assenza di dati non implica assenza di rischi», afferma l’organizzazione ambientalista nella propria guida specializzata, e il ricercatore messicano dice che le ripercussioni sulla salute non sono una leggenda.

Polanco Rodríguez dice che si tratta senza dubbio di un fatto reale, con molta letteratura scientifica che parla del danno alla salute causato dalla contaminazione ambientale dei pesticidi tossici, in particolare al manto freatico.

La lista di malattie è varia, esistono statistiche sulla salute in Messico ma, in molti casi, si ignora la causa. Noi portiamo avanti progetti di ricerca in Yucatan, nel sudest, per quanto riguarda i pesticidi tossici che, oltretutto, sono vietati a livello internazionale, come nel caso degli organoclorati“.

Le ricerche del Centro Hideyo Noguchi, spiega, sono olistiche, integrali, quantitative, qualitative e svolte in collaborazione con varie università di tutto il mondo.

 

PERMESSI D’ANALISI

Per ora, non esiste una stima globale della ripercussione economica o dello spostamento di prodotti nazionali per la coltivazione di OGM ma i produttori di miele, soia, colza e mais hanno indicato come migliaia di famiglie siano state colpite a livello economico.

Il senatore Jorge Luis Lavalle Maury, del Partito d’azione nazionale, calcola che siano almeno 17000 i nuclei familiari che abbiano sofferto ripercussioni economiche.

La coltivazione di OGM in Messico, dice, “rappresenta un aiuto economico per gli agricoltori locali” perché, con l’attuale sistema, non possono creare imprese, non contro potenze transnazionali come Monsanto.

I costi sono altissimi per la salute e l’ambiente“, aggiunge. E parla anche di un beneficio economico per i ricercatori che sono d’accordo con queste tecnologie, perché svolgono la funzione senza valutare l’impatto reale, ottenendo ” benefici ufficiali”, cioè finanziamenti, per lo sviluppo di prodotti transgenici. L’indicatore di Sagarpa parla di 35 richieste di semina di OGM, tra quelle presentate nel 2014, ancora in analisi prima di una decisione. Nove funzionano con un permesso e una decisione e due, di Monsanto e per la coltivazione di cotone, hanno ottenuto un giudizio “nero”, con esito negativo.

“Il paese deve educare con sistemi di produzione agricola ecologici sostenibili, visto che esistono soluzioni in questo senso“, affermano i ricercatori intervistati.

 

Traduzione di Emma Becciu

 

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