sabato, Aprile 17

Il Mef risponde a Bruxelles 40

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MEF

Nel rispetto della piena trasparenza tanto invocata dal Premier Matteo Renzi, il Ministero dell’Economia e della Finanze (Mef) ha pubblicato  questa mattina sul proprio sito istituzionale la lettera di risposta inviata a Bruxelles.

Nuove misure per 4,5 miliardi, 3,3 miliardi presi dal fondo per la riduzione delle tasse, 0,5 miliardi dai fondi per i cofinanziamenti Ue,  0,73 miliardi da un’estensione del regime del reverse charge Iva. Viene corretto inoltre il deficit strutturale che passa dallo 0,1% allo 0,3, queste in sintesi le misure presentate dall’Italia.

«L’Italia mantiene i conti  sotto controllo, con il deficit/pil sotto il 3% nel 2015, e corregge il deficit strutturale di 3 decimi finanziando simultaneamente lo sforzo straordinario per effettuare quelle riforme strutturali lungamente attese che presentano costi aggiuntivi nel breve periodo», scrive nella lettera il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. «Il Pil Italiano  è calato di oltre il 9% rispetto al livello del 2008: l’economia è ora al terzo anno di recessione ed ha un serio rischio di stagnazione e deflazione. Un quarto anno di recessione deve essere evitato in ogni modo». «Il Governo italiano assicura l’Ue che il debito si trova su un su percorso al ribasso anche  grazie all’ambizioso piano di privatizzazioni pari a una media annua dello 0,7% del Pil, la composizione del bilancio sosterrà il processo di riforme strutturali, che continuerà con ulteriori aggiustamenti nel mercato del lavoro e nella giustizia civile attesi all’inizio del prossimo anno».

Pronta la replica del Portavoce del Commissario Jyrki Katainen «La Commissione Ue  accoglie con favore la collaborazione costruttiva dell’Italia, ricorda che la consultazione è ancora in corso  e che mercoledì saranno pubblicate le analisi solo di quei Paesi con serie deviazioni dalle regole».

 La Francia promette a Bruxelles  ulteriori misure  per ridurre il deficit di altri 3,6 miliardi di euro rispetto al previsto: è quanto ha annunciato il Ministro delle Finanze, Michel Sapin.
Dalle dichiarazioni ufficiali, passiamo alle ricostruzioni, linea dura della Francia che risponde alla lettera del Commissario Ue agli Affari economici Katainen, sottolineando «la debole attività in tutta Europa e la bassa inflazione che nessuno aveva previsto: una situazione che non consente di aggiungere sforzi supplementari rispetto agli attuali 21 mld di tagli alle spese per il 2015».
Il primo, rivela il quotidiano ‘Le Figaro‘, «è di ordine economico: Parigi utilizza l’argomento di una debole attività in tutta Europa e di una bassa inflazione che nessuno aveva previsto. Una situazione che non consente di aggiungere sforzi supplementari  rispetto agli attuali 21 miliardi di tagli alle spese previsti per il 2015».
Il secondo argomento, continua Le Figaro‘, è statistico: con Parigi che evidenzia alcune lacune tecniche del nuovo metodo di calcolo del deficit fissato da Bruxelles. L’ultimo argomento – conclude Le Figaro – è politico.
Secondo il quotidiano, il Governo Hollande -che nella legge di bilancio 2015 ha previsto di violare il patto di stabilità, con un rapporto tra deficit e Pil al 4,3% nel 2015, ben al di sopra del 3%– fa anche la scommessa che i Commissari non sono pronti ad aprire una crisi politica con la seconda economia della zona euro.

Niente soldi dalla Gran Bretagna che, ha detto Il Primo Ministro David Cameron, «non pagherà i due miliardi di euro richiesti dall’Ue entro il primo dicembre per il ricalcolo del pil».

Muoversi sulle riforme strutturali, a chiederlo è Davide Furceri dell’Imf Research Department, a margine di un incontro all’Università’ Bicocca di Milano. Le prospettive economiche di quest’anno, afferma Furceri, «sono negative e il fatto è principalmente dovuto a un primo semestre sotto le aspettative, tuttavia, le aspettative per il prossimo anno sono di un ritorno a livelli positivi , ma è importante che la ripresa sia quanto più robusta possibile, in particolare-annuncia Furceri– le stime del Fondo Monetario Internazionale parlano per il 2014 di una contrazione del Pil dello 0,2/0,3% e per il 2015 di una crescita dello 0,8%».
Furceri sottolinea poi che : «è necessaria una serie di politiche di domanda come ad esempio una politica monetaria accomodante e una politica fiscale che mantenga la sostenibilità del debito ma, allo stesso tempo, sia più orientata verso l’occupazione e una maggiore crescita. Ma bisogna anche fare politiche dal lato dell’offerta come riforme strutturali e l’identificazione delle barriere strutturali più importanti in termini di competitività, mercato del lavoro, pubblica amministrazione, ecc. ».

Scende nel secondo trimestre il risparmio delle famiglie dell’eurozona, attestandosi al 12,9, è quanto emerge dai dati diffusi oggi da Eurostat.
Nell’area dell’euro il reddito delle famiglie è aumentato del 0,2% e i consumi dello 0,4%, mentre gli investimenti sono diminuiti dell’1,3%.
Sempre in termini nominali l’aumento del reddito delle famiglie nell’eurozona (+ 0,2%) è dovuto al contributo positivo di salari e prestazioni sociali (entrambi +0,2 punti percentuali) e di trasferimenti sociali materiali (+0,1 punti), mentre le imposte e il risultato lordo di gestione (entrambi -0,1 punti) hanno contribuito negativamente.
Stabile invece il tasso di investimenti di investimenti delle imprese europee: come calcola Eurostat, il dato è pari al 21,6% nell’Eurozona e al 21,9% in Ue. La parte di profitti è invece scesa a 38,4% nell’Eurozona, a causa di un aumento più rapido del costo del lavoro rispetto al valore aggiunto e leggermente aumentata a 38,2% in Ue.
Scende anche ad ottobre la fiducia degli imprenditori tedeschi che si ferma a 103,2 rispetto al 104,7 registrato a settembre. Il dato è inferiore alle attese del mercato, che stimavano una lieve flessione a 104,6 per il mese in corso. In calo anche l’indicatore che misura le attese, che si attesta a 98,3 dal precedente 99,3 (consenso a 99,3) e quello sella situazione corrente, che scende a 108,4 dal 110,5 segnato nel mese di settembre (consenso a 104,6).

La situazione del Mezzogiorno rimane drammatica, è quanto emerge dal Report Sud realizzato da Diste Consulting per la Fondazione Curella. Il Sud resta in una situazione difficile con Pil negativo nel 2014 (-1,2%) pur se in recupero rispetto al crollo del 2013 (-4%). Per il 2015, invece, previsione in miglioramento ma sempre caratterizzata dal segno meno (-0,5%).  Dal 2007 a oggi, il Mezzogiorno ha bruciato il 15% delle propria produzione, oltre il doppio del 7% rilevato nel resto del Paese.

Devastanti gli effetti della crisi sull’occupazione, precipitata nel 2014 al minimo storico con la perdita di altri 120 mila posti di lavoro: negli ultimi anni sette sono 736 mila. Il tasso di disoccupazione si impenna al massimo livello degli ultimi decenni, e tocca quota 21% con picchi da brividi tra i giovani (circa il 58,5% nel 2014 mentre nel 2007 il dato era 32,35%

Oggi, ha dichiarato Pietro Busetta Presidente della Fondazione Curella, «per l’economia italiana si intravedono le prime luci e tra la fine dell’anno e l’inizio del prossimo, in qualche modo, possiamo ipotizzare l’uscita dal tunnel. Sicilia e Mezzogiorno, invece, accusano molte più difficoltà. Un quadro assolutamente non positivo e, in base alle nostre previsioni, le prime avvisaglie di una minore decrescita si avranno a partire dal 2015 con un -0,5% perché ancora non si vede un minima speranza di crescita».
Per Busetta l’aspetto più drammatico riguarda il lavoro con una perdita elevatissima per il Sud. Un salasso che si potrà recuperare solo nei prossimi dieci-quindi anni, provocato dalla decimazione delle imprese in tutti i settori. «Il Mezzogiorno non è nell’agenda del Governo, il Governo centrale per adesso sta cercando di snellire il mercato del lavoro, i Jobs act vanno in questa direzione. Ci auguriamo che queste soluzioni ci aiutino a uscire dalla crisi, ma occorre spingere in altre direzioni, ad esempio puntando sull’attrazione di investimenti e su fondi europei. E’ necessario che le amministrazioni si rendano conto di tutto ciò -ha concluso- e non so fino a che punto la Sicilia stia dando una risposta concreta».

Chiusura negativa per Piazza Affari. Al temrine delle contrattazioni l’indice Ftse Mib segna -2,40% a 19.028,67 punti e lo Star -0,54% a 17.298,09 punti.
Un vero e proprio crollo per Mps e Carige che dopo la bocciatura nei test della Bce perdono il 21% e il 17%, Chiusura a quota 168 punti per lo spread Btp-Bund con un rendimento al 2,56%

 

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