lunedì, Aprile 19

Il medioevo dell’Islam Cosa ci aspetta dall'insospettabile

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Quello che colpisce degli ultimi eventi terroristici è che gli autori siano persone apparentemente normali che, a un certo punto, subiscono un cortocircuito esistenziale e si trasformano in mine vaganti. Impossibile prevedere la mente umana. Chiunque può diventare un terrorista. Questo è quello che ci fa più paura e questa è la nuova strategia dell’Isis. E’ una guerra asimettrica, subdola e molto efficace. Un aspetto di un disegno molto più ampio, unificare i sunniti in una alleanza mondiale, dal nord Africa alle Filippine. Un’insurrezione globale e una sfida militare che per ora si sta estendendo oltre che in Medio Oriente, dal nord Africa alla Nigeria e alla Somalia.

Una guerra che viene combattuta anche attraverso il web e che raccoglie l’emarginazione e la voglia di riscatto di tanti giovani attratti da un ideologia totalitaria che lentamente li trasforma e poi li annichilisce. Un ‘nazislamismo’, per usare una locuzione coniata da Bernard-Henry Lévy, alimentato da predicatori d’odio attivi in alcune moschee. Questa nuova jihad divide il loro mondo in due parti: dâr al-islâm e dâr al-harb, il Paese dell’Islam e il Paese della guerra, come ricorda la controversa studiosa ebraico-egiziana, Bat Ye’Or, nel suo libro: ‘Les chrétiens d’Orient entre Jihad et dhimmitude’. In questa prospettiva, non c’è dialogo, ma solo una contrapposizione tra puri e impuri.

Nello scacchiere medio-orientale, Turchia e Paesi del Golfo, giocano un ruolo non indifferente nel finanziamento occulto dell’Isis e nell’instabilizzazione della regione, in funzione anti Assad e quindi, anti-iraniana.

Tornando all’Europa, perché non vediamo un Islammoderatosfilare per le strade delle nostre capitali? La risposta è che, malgrado vi siano tanti musulmani che vogliano vivere in pace tra noi, l’Islam non ha ancora avuto la suarivoluzione illuminista’ e non ha ancora sviluppato una coscienza autocritica. Il punto che deve far riflettere è che la Jihad non è in contraddizione con il Corano, come ricordò Benedetto XVI, nella sua lectio magistralis il 12 settembre 2006, all’Università di Ratisbona.

Eppure, noi europei, abbiamo conosciuto l’Islam colto della Sicilia e dell’Andalusia, quello che ha ci donato le basi della matematica, dell’astronomia e della medicina moderna. Oltre all’influenza sull’arte e sul nostro lessico. Ancora oggi, molti termini delle lingue latine mediterranee, hanno origine araba, oltre che greca.

Anche l’Impero Ottomano, seppe, tra alti e bassi, conservare le differenze religiose e culturali dell’Europa orientale. La città di Instanbul conserva le tracce di una felice convivenza tra turchi, greci, armeni ed ebrei sefarditi. Sotto il sultanato di Solimano il Magnifico, nel 1500, l’impero Ottomano conobbe uno splendore e un mecenatismo senza precendenti, espandendosi dalla Persia, alle porte di Vienna.

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