venerdì, Aprile 16

Il Matteo furioso (e preoccupato)

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Dicono sia furibondo; un’ira sorda, trattenuta a fatica, che esplode nella cerchia degli ‘intimi’. Dicono che abbia accusato Federica Mongherini, ‘lady Pesc’ (cioè Alto rappresentante per gli Affari Esteri), di non essere stata molto ‘italiana’. Di più: dicono che la ritenga «un’ingrata, amica di Jean-Claude Juncker», il lussemburghese Presidente della Commissione Europea che da giorni martella Matteo Renzi, richiamandolo a doveri e impegni che non sarebbero rispettati.

Juncker attacca Renzi rimproverandogli di «vilipendere la Commissione Europea”, annuncia che «a febbraio verrà in Italia, perché l’atmosfera tra Italia e Commissione non è delle migliori». Gelido, sibila: «Esito sempre a esprimermi con lo stesso vigore con cui Renzi si rivolge a me, perché non aggiusta sempre le cose. Ritengo che il Primo Ministro italiano abbia torto a vilipendere la Commissione in ogni occasione, non vedo perché lo faccia».

A Juncker non va giù che Renzi davanti al Parlamento, alla fine del semestre di presidenza italiana, si sia vantato di esser stato lui «ad aver introdotto la flessibilità, perché sono stato io. Su questo voglio che ci si attenga alla realtà». E’ freddo, più di un polare blizzard: «Mi tengo il mio rancore in tasca, ma non crediate che sia un ingenuo».

Sicuro: Juncker è tutto meno che ingenuo, e chissà quanto sono resistenti le evocate tasche; in quanto al presunto «vilipendio della Commissione»: non è da credere che non abbia compreso perché Renzi si comporta come si comporta. Impossibile non sappia, non si sia fatto spiegare perché Renzi gonfia il petto e rotea le pupille, perché a ogni pié sospinto si produce in stentoree affermazioni del tipo: «L’Italia deve farsi sentire e far capire, con la gentilezza che le è propria, che è finito il tempo in cui ci telecomandavano da fuori».
A parte il riferimento al ‘telecomando’ esterno, che non è davvero una ‘gentilezza’ nei confronti dei suoi predecessori, se in questi giorni Renzi si calca in testa l’elmetto, la ragione va cercata in quel che succede a Roma.

Per esempio le vicende legate alla Banca dell’Etruria, e agli altri istituti di credito che vedono coinvolti parenti e amici del ‘giglio’ fiorentino e dello stesso Presidente del Consiglio: è un quotidiano fiorire di velenose, avvelenate indiscrezioni. Facciamone pure la tara, aspettiamo pure, come s’usa dire, che la giustizia segua il suo corso; diciamo pure, come va detto, che mai e poi mai le colpe dei padri (se ci sono) devono cadere sul capo dei figli; e aggiungiamo che si è sempre innocenti fino a quando la pubblica accusa non riesce a dimostrare che si è colpevoli. Peccato che Renzi se lo ricordi solo ora, e non lo abbia tenuto a mente in passato. Ad ogni modo la fiducia degli elettori è cosa diversa dalla fedina penale; la fiducia, ilpattocon l’elettore è unachimicache può venir meno anche se la fedina resta immacolata. I milleveleniche circolano avvertono che quello che è venuto fuori è la punta del classico iceberg, e che molto altro ancora verrà fuori. Voci malevole, interessate? Ma sì, sarà così. Intanto girano, si diffondono, un tam tam che si amplifica; ‘shit hit the fan‘, dicono gli americani con colorita espressione che non c’è bisogno di tradurre. Questa è la situazione.
Perché poi viene fuori la storia dei rolex sauditi, che di per sé non sono gran cosa, come poca cosa era il rolex al figlio di Maurizio Lupi; sono comunque ‘bucce di banane’, che alla fine restano scolpite nella memoria, come la Panda rossa di Ignazio Marino, o le ricevute del ristorante. O ci fai, o ci sei; se ci fai, male; se ci sei, peggio.

Ecco perché Renzi punta sullaguerracon Juncker, e il suo esserdurocon i diktat veri o presunti dell’Europa, distoglie l’attenzione (o almeno così spera), dagli impicci domestici; si mostra energico e determinato: severo ma giusto; e cerca di compattare.
Perché poi è anche bene riflettere sul perché di certi attacchi, di certe polemiche. Sono ‘segnali’, ‘avvertimenti‘, che vengono dati dapoteri realiscontenti per come vanno le cose? Stanno a significare che Renzi non ha saputo soddisfare o comunque ha deluso alcuni suoisostenitoridi peso, che si accingono a cambiare cavallo, e creano le condizioni per una successione che ancora non si vede chi possa incarnare? e comunque si lavora su questa nuova ipotesi? O più ‘semplicemente’ il sistema di cui Renzi è diventato espressione è il classico colosso d’argilla, fondamenta di sabbia che franano, tessere di un domino che basta un soffio a far crollare come un castello di carte? Potrebbero perfino esser buone tutte e tre le ipotesi; e questa dunque sarebbe la quarta…

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