mercoledì, Giugno 23

Il matrimonio d'interesse tra Cina e Marocco field_506ffbaa4a8d4

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Con la visita di Mohammed VI, quindi, si è passati dalla presenza consolidata di prodotti orientali sul mercato nordafricano alla ricerca attiva di investimenti cinesi da parte del Regno, che ha bussato direttamente al segretario generale del Partito Comunista cinese e Presidente della Repubblica Popolare, Xi Jinping: assistiamo così al primo passo che dovrebbe condurre dal ‘made in China’ sul mercato marocchino al ‘made by China in Morocco’, come aveva già auspicato la presidentessa della Confédération générale des entreprises du Maroc (la Confindustria marocchina), Meryem Bensalah Chaqroun, durante il vertice sino-africano degli imprenditori tenutosi a Marrakech il novembre scorso.

Concretamente, quali sono i frutti del vertice sino-marocchino del 12 maggio? Frutti succosi, almeno sulla carta. Oltre a una dichiarazione congiunta che stabilisce un partenariato strategico dai contenuti ancora vaghi, Mohammed VI e Xi Jinping hanno firmato 15 accordi in diversi settori. Si va da facilitazioni all’installazione di aziende cinesi in Marocco alla creazione di una zona di cooperazione economica e industriale che potrebbe riferirsi a una futuribile zona franca esclusiva per gli imprenditori provenienti dalla Repubblica Popolare.

Egualmente interessato è il settore bancario, con un accordo che prevede uno ‘scambio di valuta’ per circa 1,4 miliardi di euro (10 miliardi di yuan, ovvero più di 14 miliardi di dirham) tra le banche centrali dei due Paesi al fine di facilitare le transazioni. Non va dimenticato che in marzo la Bank of China, una delle quattro grandi banche commerciali di Stato, ha aperto a Casablanca il suo primo ufficio di rappresentanza in Marocco, così come che gli istituti di credito marocchini dominano la scena bancaria nell’Africa francofona e ambiscono al ruolo di intermediari tra quest’area e gli investitori cinesi. La Cina si è anche impegnata a donare al Marocco 100 milioni di yuan (quasi 14 milioni di euro).

Tra le altre aree oggetto di convenzioni sono inclusi il settore energetico, della difesa e della giustizia (accordo d’estradizione e di cooperazione giudiziaria in ambito penale). Dal primo giugno prossimo, infine, i turisti cinesi non dovrebbe più richiedere un visto per recarsi in Marocco, provvedimento questo atto a intercettare una fetta dei cento milioni di Cinesi che nel 2014 hanno viaggiato per il mondo (secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2013 solo 7871 cittadini della Repubblica Popolare visitarono il Regno).

Il nuovo corso economico cinese ha nell’apertura verso l’estero uno dei suoi pilastri. E l’Africa è tra i primissimi mercati d’interesse per Pechino, il quale ha saputo sedurre numerosi Paesi del continente grazie a pacchetti che includono i servizi delle imprese cinesi e finanziamenti tramite il fondo sovrano  China-Africa Developpment Fund. Ciò che si rimprovera alla Cina, tuttavia, è di non impiegare abbastanza manodopera locale, a cui si vanno aggiungere dubbi persistenti sulla qualità delle opere, i quali necessiteranno di un monitoraggio di lungo periodo per essere fugati o meno.

Egualmente importante è la politica di delocalizzazione delle imprese nazionali promossa dal governo cinese, il quale fa i conti con la trasformazione del Paese da “fabbrica del mondo” a economia di (simil-)mercato che deve considerare il proprio mercato interno e l’esplosione dei salari, e con essi quella dei costi di produzione.

Sulla carta il Marocco non parrebbe particolarmente avvantaggiato, e ciò per molteplici motivi: un’Algeria prima donna nel flirtare con la Cina, la distanza dalla “nuova via della seta (un progetto ufficialmente battezzato One Belt, One Road che mira a costruire, forte di 820 miliardi di euro di investimenti, nuovi assi economici che partano dalla Cina e, nella loro componente marittima, servano l’Africa dell’Est e il Mediterraneo centro-orientale), un mercato troppo esiguo per sbloccare investimenti cinesi in loco. Ciononostanze, Rabat vuole fare di tutto per smentire queste fosche previsioni, e sembra avere imboccato la buona strada.

 

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