domenica, Ottobre 24

Il massacro di Marikana e la giustizia negata

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Il rapporto della Commissione Farlam sul massacro di Marikana è stato reso noto il 25 giugno 2015. La Commissione ha investigato sui 44 minatori uccisi durante l’incidente avvenuto nel agosto 2012. Il rapporto è stato condannato dalla maggioranza della opinione pubblica sudafricana. Ci può spiegare le ragioni di questa condanna inflitta al rapporto?

Il massacro di Marikana rappresenta un punto di svolta nella storia del Sud Africa. Si pensava che l’uccisione a sangue freddo di lavoratori disarmati da parte della polizia fosse stata confinata per sempre nel passato. Ci sono state numerose stragi di innocenti durante il regime dell’Apartheid. L’eccidio di Marikana è comparabile a quello avvenuto il 21 marzo 1960 a Sharpeville, dove la polizia uccise 69 persone. Le elezioni democratiche del 1994 dovevano rompere con il passato e creare un nuovo concetto di sicurezza basato sul rispetto dei diritti umani. Il massacro di Marikana dimostra l’esatto contrario.

Gli episodi di Marikana hanno profondamente schioccato la società sudafricana e accelerato il conflitto di classe. A distanza di tre anni nessun responsabile politico è stato individuato. Questa omertà ha fatto infuriare milioni di cittadini. La Commissione Farlam è sotto un intenso scrutinio da parte dell’opinione pubblica, che esige giustizia. Tutte le prove raccolte non sono state valutate attentamente. Purtroppo il massacro del 16 agosto 2012 è stato ripreso dalle telecamere, e le drammatiche immagini che dimostrano la deliberata volontà della polizia di trucidare dei civili inermi hanno fatto il giro del mondo. Quando la Commissione ha reso pubblico il rapporto la società sudafricana ha immediatamente compreso che indagini e conclusioni non erano sufficienti per garantire una piena giustizia ai familiari delle vittime e alla società in generale.

 

La Commissione Farlam ha menzionato delle responsabilità personale del Commissario Nazionale della Polizia: Riah Phiyega e del Commissario della provincia North West: Zukiswa Mbombo. I due alti ufficiali della polizia (entrambe donne) saranno tradotti in giustizia?

Attualmente Zukiswa Mbombo non occupa più il posto di Commissario provinciale. Si è ritirata dal servizio lo scorso maggio. Mbombo ha giocato il ruolo di far terminare a tutti i costi lo sciopero generale dei lavoratori della Lonmin. Il rapporto è abbastanza chiaro nell’individuare la piena consapevolezza di Mbombo e di Riah Phiyega nelle decisioni prese per far terminare lo sciopero a oltranza, e attuate il 16 agosto 2012 con il massacro di Marikana. Si parla di responsabilità criminali, di omicidio plurimo premeditato e di pianificazione di una massacro di civili inermi. La Commissione ha proposto che i due alti ufficiali della polizia siano messi sotto inchiesta ufficiale. Purtroppo il Governo ha deciso di non procedere legalmente contro Mbombo e Phiyega. Il presidente Zuma si è limitato a scrivere al Commissario Nazionale della Polizia, Riah Phiyega, avvertendola che si potrebbe giungere alla conclusione di non idoneità della carica occupata, e alla sua rimozione.

 

In un suo recente articolo sul massacro di Marikana lei afferma che l’attuale Vice Presidente Cyril Rampaphosa e il Ministro delle Risorse Minerarie Susan Shabangu sono pesantemente coinvolti nel massacro e collusi con la Lonmin. Queste sono accuse molto serie e gravi. Ha delle prove per supportarle?

Le prove di tali accuse sono state fornite alla Commissione Farlam dagli avvocati delle vittime. La più importante prova riguarda la complicità di questi alte cariche del Governo. Gli avvocati della accusa hanno presentato una serie di corrispondenze avvenute qualche giorno prima del massacro tra Ramaphosa e il Direttore Esecutivo della Lonmin: Albert Jamieson. In un email datato 24 ore prima del massacro Ramaphosa descrive lo sciopero dei minatori con queste parole: «I terribili eventi di queste settimane non possono essere confusi con una disputa sindacale. Sono evidenti i piani criminali ed eversivi dei minatori. Occorre prendere azioni risolute per far finire questa pericolosa situazione».

L’email di Ramaphosa inviata a Jamieson dimostra come la Lonmin stava influenzando il Governo, attraverso l’attuale vice Presidente, per creare un clima sfavorevole alla disputa sindacale. Ramaphosa incontrò l’allora Ministro della polizia: Nathi Mthethwa, avvertendolo che doveva agire al più presto per fermare gli scioperi dei minatori della Lonmin. Ha inoltre influenzato il Ministro delle Risorse Minerarie: Susan Shabangu. In un’altra email di risposta al Direttore Generale della Lonmin, Ramaphosa scrive: «La informa che stiamo insistendo con il Ministero e con tutti gli ufficiali del governo per far comprendere che hanno a che fare non con una disputa sindacale ma con un piano eversivo che può destabilizzare il Paese. Abbiamo loro ricordato le loro responsabilità nel garantire la sicurezza nazionale».

Queste pressioni politiche affinché si adottasse una linea dura contro i minatori in sciopero giunsero sugli ufficiali della polizia. Nel Capitolo 9 C (paragrafo 6) del rapporto la Commissione afferma: «Il Generale Mbombo, durante un colloquio con il Ministro della Polizia Mthethwa, informava quest’ultimo di aver ricevuto una telefonata da Cyril Ramaphosa, che le chiedeva di convincere tutte le alte autorità della necessità di adottare la linea dura. Interrogata a questo soggetto Mbombo ha dichiarato di non ricordarsi di una telefonata ricevuta da Ramaphosa. Al contrario il Ministro della Polizia conferma quanto a lui riferito da Mbombo durante il colloquio».

Nella pagina 167 del rapporto la Commissione stabilisce che il Commissario della provincia North West prese in considerazione di natura politica e non di sicurezza quando decise di inviare le truppe d’élite a sedare lo sciopero. Nonostante la Commistione affermi che la polizia ha agito su pressioni politiche e non per affrontare una vera minaccia alla sicurezza nazionale, incredibilmente valuta le pressioni politiche non rilevanti, assolvendo in pieno Ramaphosa in quanto non individuato come la causa diretta del massacro. Eppure queste pressioni politiche erano reali. Un uomo potente come Ramaphosa non avrebbe avuto difficoltà a chiedere la rimozione di ufficiali di polizia non ‘leali’. Le prove dimostrano che la dirigenza della Lonmin e Ramaphosa hanno attuato terribili pressioni sui vertici della polizia per indurla a utilizzare la forza contro i minatori, dimostrando la classica connessione tra Governo e imprenditoria tipica della società borghese. In ultima analisi, quanto gli interessi della borghesia vengono minacciati, il tutto viene trasformato in un problema di sicurezza nazionale a cui occorre rispondere in maniera determinata. Se per scongiurare la minaccia alla sicurezza nazionale occorre uccidere dei lavoratori, l’azione criminale viene considerata come il male minore.

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