giovedì, Agosto 5

Il mantra del global warming

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La conferenza sul clima di Parigi assomiglia sempre più a un dibattito sul colore delle ostriche. Molti di noi si chiedono se i delegati dei centonovantacinque Paesi si siano accorti di quante emissioni siano state prodotte per atterrare nella capitale francese, oltre a quanto sia stato speso per l’organizzazione dell’evento.

Ormai, da un po di anni a questa parte la presunta minaccia del global warming è presente nell’agenda politica in molti summit mondiali. L’ignoranza in materia fa si che capi di Stato si lancino in proposte assurde, come l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura del pianeta, quasi che il pianeta abbia un termostato regolabile. Molti scienziati di comprovata competenza sostengono invece che a determinare l’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera contribuiscano in gran parte elementi naturali come le masse oceaniche, e che l’attività antropica influisca per un modesto 5%. Anzi, sostengono che siano il Sole e la sua attività il principale fattore di diminuzione o aumento della temperatura.

L’aumento della temperatura faciliterebbe un maggior rilascio di anidride carbonica da parte degli oceani, che aumenterebbe quindi proporzionalmente alla temperatura e non viceversa. Questo vuol dire che tutti i nostri più nobili sforzi non riuscirebbero a contenere l’attuale riscaldamento globale e i cambiamenti climatici in atto.

 

Inoltre, non è provato il fatto che la temperatura possa continuare ad aumentare nei prossimi anni con la stessa tendenza estrapolata dalle rivelazioni climatologiche dell’ultimo trentennio. Una scienza, la climatologia, nata negli anni Quaranta del secolo scorso (il geofisico e climatologo americano di origine tedesca, Helmut Landsberg, fu il primo, negli anni quaranta, a utilizzare l’analisi statistica nella climatologia, assegnandole lo status di scienza vera e propria) e solo recentemente perfezionatasi, grazie alla molteplicità delle rivelazioni satellitari e ai modelli matematici applicati nella tecnologia informatica.

Lo studio dei glaciologi, utile ad analizzare i contenuti di anidride carbonica nel ghiaccio perenne dei poli, dimostra che ci sono state in passato ere fredde e calde, sulla base delle analisi del contenuto di Co2, rilevate nelle stratificazioni profonde del ghiaccio artico. Il fatto che il Medioevo abbia vissuto un periodo più caldo è stato per esempio dimostrato da tali analisi e dalle evidenze storico-archeologiche; come il fatto che la Groenlandia (da ‘Gruenland’, terra verde) si sia stata scoperta dai Vichinghi proprio in quest’quest’epoca mite. E non risulta che gli insediamenti vicini al mare siano stati sommersi da metri d’acqua a causa dell’aumento della temperatura.

Il danno maggiore di questo bieco ambientalismo è di non focalizzare l’attenzione sulle vere questioni, come l’educazione alla preservazione del nostro ecosistema. La riduzione delle emissioni e dell’inquinamento di suolo e acque, così come l’impedimento della deforestazione, sono necessari, non per evitare il riscaldamento globale, ma per far vivere tutti gli organismi viventi in un mondo sano. Il rispetto per l’ambiente, in tutte le sue forme, è un dovere per preservare la terra e donarla alle future generazioni. Per parte nostra, tutto dovrebbe partire però non dalle enunciazioni, ma dalla piccola educazione quotidiana, cambiando le nostre innumerovoli cattive abitudini. Solo così potremmo dare l’esempio e creare una generazione di adulti consapevoli della sacralità di ciò che gli appartiene.

 

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