venerdì, Maggio 14

Il malessere della Moldova

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Situata sul confine orientale dell’Unione Europea e l’Ucraina, gravitante sull’area del Mar Nero all’incrocio di interessi di potenze regionali che intrattengono fra loro rapporti tesi, se non di aperta rivalità, la piccola repubblica di Moldova (3,4 milioni di abitanti, grande come due volte il Veneto), uno degli stati post-sovietici, è ancora alla ricerca di una stabile collocazione internazionale. Ne parliamo con Octavian Ticu, ricercatore di storia presso l’Accademia delle scienze moldava, docente dell’Università di Chişinău ed ex-ministro.

 

Professor Ticu, partiamo dal vostro vicino occidentale. Dopo aver vinto le elezioni nel dicembre scorso, il presidente Klaus Iohannis sembra avere messo la sordina ai progetti della Romania di assorbire la Moldova.

In effetti non assistiamo più alle roboanti dichiarazioni unioniste del passato anche recente. Tuttavia io direi che c’è stato un cambio di tono, che si è fatto più sobrio, ma non di linea politica. Iohannis ha sempre ribadito in questi mesi la validità del principio dell’autodeterminazione dei popoli e che cosa significhi questo per due paesi abitati dallo stesso popolo, è chiaro.

Che reazioni ha provocato in Moldova la maggior cautela di Iohannis?

Ben poche. La verità è che in questo momento la situazione interna della Moldova si è fatta così difficile, specie sul terreno dell’economia, che le questioni di alta politica trovano ormai molta apatia.

Questo significa che anche l’altro polo della bussola moldava, cioè la Russia, ha perso attrattiva?

Non si può negare che una parte rilevante della popolazione moldava provi simpatia per la Russia e consideri giusto che si abbiano rapporti amichevoli con Mosca. Ma si tratta di simpatie abbastanza indeterminate, generiche, anche perché dal punto di vista economico neppure la Russia vive un momento facile.

Da anni la Russia condivide con l’Ucraina il ruolo di mediatore fra il governo centrale moldavo e i dirigenti della Transnistria, la regione moldava che si è proclamata indipendente. Che impatto hanno le attuali tensioni fra Ucraina e Russia sui così detti negoziati moldavo-transnistriani?

In linea di massima è un impatto favorevole al governo centrale perché l’Ucraina non è più a rimorchio della Russia che incoraggia i secessionisti. E infatti già da qualche tempo Kiev ha proclamato il blocco economico lungo la sua linea di confine con la Transnistria. Cerca insomma di destabilizzare Tiraspol. Bisogna ammettere però che finora i risultati non sono stati pari alle attese.

Perché?

Perché si nota che il governo centrale, nonostante molte dichiarazioni di fermezza, è lontano dal fare tutto quel che potrebbe per bloccare anche da ovest la Transnistria e soffocarla economicamente. Così, per fare un esempio, i dirigenti secessionisti, siano politici o imprenditori, usano quasi senza limitazioni l’aeroporto di Chişinău, cioè attraversano indisturbati territorio moldavo, spesso per andare in Russia.

Come se lo spiega?

I motivi che vengono evocati sottovoce riguardano la preoccupazione per il rifornimento energetico che noi riceviamo dalla Transnistria, poi la necessità di mostrarsi in qualche misura accondiscendenti verso la Russia e infine l’opportunità di non rompere del tutto i contatti con la controparte.

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