martedì, Gennaio 25

Il mainstream Covid-19 e la democrazia in putrefazione Un articolo sulle recenti vicende anti-posizione dominante in materia di Covid-19 lascia da pensare e ripropone l'urgenza di un dibattito serio sullo stato comatoso della democrazia in Italia

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Colpisce il titolo dell’articolo. Certo i titoli li fanno i titolisti (però, ci sono ancora i titolisti?), ma chi vi scrive può almeno segnalare il suo dissenso eventuale, appunto, eventuale.
Mi riferisco al titolo su ‘
Huffingtonpost‘ di un articolo sulle recenti vicende anti-posizione dominante in materia di Covid-19, più o meno direttamente riferibili ai ben noti professori Massimo Cacciari e Giorgio Agamben: dove il ‘più o meno’ è fondamentale. Il titolo è: ‘La filosofia di Cacciari e Agamben è diventata uno spettacolo. Brutto‘.
D’acchitto, l’istinto è stato di dire, anzi, ho detto -ma solo al mio gatto di pessimo carattere- ‘ma come si permettono’.
Come si permettono, ho pensato, di trattare come due mentecatti quelli che sono senza dubbio alcuno persone di alta cultura, studiosi, anzi, permettetemi, scienziati (sia pure delle scienze umane) di altissimo livello!
Che poi, come dice l’articolista, la parola scienza non si attagli ai filosofi, me lo permetterà, fatti suoi. Non sono d’accordo, non tanto nel merito, ovviamente molto discutibile come ogni cosa frutto del pensiero altrimenti è fede, quanto nella ‘forma’.


Da un po’ ne ho abbastanza discienziati, spesso arroganti, pieni di sé, sprezzanti, abili comunicatori … di sé stessi, non di rado aspiranti sociologi di modestissimo livello, ma specialmente spregiatori, più o meno espliciti, dellealtrescienze, quelle umane. Anzi, per dirla tutta, sarebbe ora di finirla con questa cretineria sulle due culture, che ormai ha fatto il suo tempo e ormai serve solo a giustificare (molto malamente) lo stato di abbandono in cui si trovano le ‘scienze umane’, le biblioteche, gli archivi, le Università, eccetera, eccetera! Pardon: credevo che avesse fatto il suo tempo. Quando si sentono certi discorsi sulla ‘verità’ della scienza, sulla ‘superiorità del metodo’, con tutto ciò che ne consegue, personalmente mi arrabbio … sempre col mio (beh, si fa per dire) gatto.
Per capirci, l’altra sera, ascoltando distrattamente una scienziata di prima serata, ho colto una affermazione del genere sulle ‘scienze del nulla’ o qualcosa così (perché poi a dire cose violente, ‘sti ‘scienziati’ mica ci scherzano), con riferimento all’omeopatia. Non ne capisco niente e non ne so nulla, ma, se la decisione che l’omeopatia è una sciocchezza per creduloni è basata sul fatto che nei prodotti della medicina omeopatica il principio attivo ‘non è misurabile’, potrei chiedere: come sia misurabile il principio attivo di una terapia psicologica o psicanalitica, oppure come si faccia a dire che non è misurabile senza aggiungere, doverosamente, ‘allo stato attuale dei nostri mezzi di misurazione’. No?

Ma torniamo all’articolo. Il sottotitolo attenua apparentemente -solo apparentemente- il titolo, quando dice: «Restano due grandi pensatori contemporanei ma la filosofia italiana è altrove». Dove, di grazia? Come si fa a dirlo? Altro cheattenuazione‘, è peggio ancora, è sprezzante, salvo il ‘contentino’ che è un po’ come dire, facendo un gesto con l’indice verso la propria fronte, ‘ditegli sempre di sì’. Il tenore dell’articolo, è molto, ma molto più sfumato, ma alla fine il risultato è quello, per quanto io possa capirne di certe cose.
Eh no, così non va.
Ho scritto più volte, qui, su questa questione, e
ribadisco il mio pensiero (modestissimo, io non sono laureato in filosofia, anzi, sono un leguleio qualunque, anzi, per la verità, un giurista: a modo mio, uno scienziato … e ridete pure, se vi fa piacere), e cioè che spesso il modo in cui sono state trattate certe cose, per non dire le persone che hanno accompagnato e accompagnano i due filosofi e non solo, determina un giudizio del tutto inappropriato.
Al di là, dunque, degli strilli convulsi di quelli che chiamano in causa Gesù Cristo o Barabba, una non meglio definita ‘libertà’ (di infettare?), la certezza che nel vaccino vi siano microchip (chiunque abbia assistito all’inserimento di un microchip a un cane, sa bene che non si tratta di una sciocchezza), o anche che sia tutta una manovra, anzi, un complotto, di BigPharma, o di Biden o di Xi (‘l’amico Ping’ del signor Di Maio!), al di là di ciò, a me pare vi sono due tipi di discorsi attribuibili, più o meno direttamente, ai due filosofi, o, se preferite, quelli su cui voglio spendere un paio di parole, e cioè: il discorso giuridico-etico sul mancato obbligo di vaccino, e il tema di quella che, con qualche eccesso terminologico -ne convengo-, si definiscedittatura sanitaria‘ o roba del genere.

Sul mancato obbligo di vaccino, essendo io un volgare giurista non scienziato, mi limito a ripetere (ho spiegato di recente perchè l’obbligo non regge) che, secondo me, c’è un malinteso, che nasce da due motivazioni: una eccessiva fiducia nelle parole, una lettura incompleta (a mio giudizio, ripeto, a mio giudizio, ripeto ancora, a mio giudizio … sono una persona seria, io!) della disposizione dell’art. 32 della Costituzione.
Il fatto che si sottoscriva uno ‘scarico di responsabilità’, lascia il tempo che trova. È un espediente avvocatesco, inutile, tipicamente avvocatesco e burocratico. Figuriamoci se, qualora si manifestassero guai seri, alla fine lo Stato non risponderebbe, perfino penalmente. Suvvia, non siamo ingenui. Comunque, finora non è successo niente e tanto per ora basta.
Quanto all’art. 32 -premesso che va letto alla luce dell’art. 2, il quale non (ripeto non, ribadisco non) si riferisce al diritto naturale, ma alla ‘Dichiarazione Universale sui diritti dell’uomo’, alle Convenzioni in materia di diritti dell’uomo, ecc…- se lo si legge tutto (come si dovrebbe sempre fare) si scopre che il terzo periodo dell’unico comma che lo costituisce dice testualmente «La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana», dove la legge è quella del periodo precedente, e cioè quella che permette di imporre terapie. In altre parole: puoi imporre tutte le leggi che vuoi per obbligare alla terapia (ma il vaccino verosimilmente non è una terapia, se non altro perché si dà a persone sane, la terapia si somministra a persone malate), ma dinanzi all’obiezione (comprovata e dimostrata in un giudizio, come ovvio) che il vaccino violerebbe il rispetto della persona umana, non si potrebbe fare granché; e non si dovrebbe fare granché! Cioè, imporre per legge il vaccino, non cambierebbe la posizione di chi non vuole vaccinarsi. Al contrario, la Repubblica ha lasciata intatta la libertà di ciascuno, ma, in applicazione del primo periodo sempre di quell’articolo 32, ha dettose non ti vaccini non puoi entrare‘, attenzione, ‘in quelcinema, o ristorante, o altro. Come ho scritto più volte, nulla impedisce di impiantare cinema e ristoranti per non vaccinati. Ma la Repubblica lo ha fatto alla luce del primo periodo di quell’articolo, che affida allo Stato il compito, anzi, il dovere di «tutelare la salute» in quanto diritto primario dell’individuo e interesse collettivo. E come si ‘tutela’ la salute, se non con un vaccino? Il vaccino ha la stessa funzione di un muro di contenimento dalle valanghe … che’, uno può dire ‘sono contrario al contenimento delle valanghe’ per motivi etici?
Infine, posto che sia vero che è meglio e più etico imporre l’obbligo di vaccinare, non sarebbe allora doveroso stabilire che chi porta in giro l’infezione vada punito e anche severamente, perché, untori a parte, chi crea situazioni di pericolo per la salute pubblica è già oggi passibile di condanna? Che facciamo, arrestiamo tutti gli infetti?

L’altro tema, il tema di quella che si definiscedittatura sanitaria, invece, purtroppo affogato nelle urla scomposte dei molti che sono solo urlatori, dittatura sanitaria a parte, è molto più serio e estremamente più concreto.
Lasciatemi dire che
è assai curioso (o almeno così mi appare, ma io sono molto sospettoso) che di questo aspetto nessuno si curi di discuterne seriamente, né con Agamben, che (secondo l’articolista di cui parlo, il professor Massimo Adinolfi, docente di Filosofia Teoretica presso l’Università Federico II di Napoli) forse eccede nel parlare di pericoli fascisti e altro, né con Cacciari, che, invece, lo ha articolato ripetutamente e benissimo. E qui il punto è che, personalmente, ho la quasi certezza che Cacciari abbia ragioni da vendere, perché ormai dai tempi di Craxi la nostra democrazia è sempre meno … democratica, che poi a qualcuno piaccia, fatti suoi.
Questo è un discorso non serio, serissimo e fondamentale, che non si risolve nelle buffonerie della distinzione tra ‘draghisti’ e anti-draghisti (non a caso, non avanzate da Cacciari), ma in un dibattito serio e approfondito sullo stato comatoso della nostra democrazia, stato del quale, a mio parere, Mario Draghi è vittima, non artefice … e anche questo l’ho scritto decine di volte.
Ma questo è un altro discorso, che pure si dovrebbe fare dai tanti che non perdono occasione per concionare su questo e su quello ‘dimenticando’ sempre questo tema.
Colpisce, che sullo stesso numero di ‘
Huffingtonpost‘ nel quale compare l’articolo citato, vi sia una lunga intervista a Cirino Pomicino, che, tra l’altro, afferma: «Un tempo gli elettori sceglievano all’interno di liste ampie, avevano un cordone ombelicale con gli eletti, gli avevano stretto la mano. Adesso il legame è tra l’eletto e il suo segretario di partito: è solo la fedeltà a lui che lo colloca in posizione di privilegio», e definisce, senza mezzi termini, il progetto di una legge anti-voltagabbana (non a caso voluto da Letta e Meloni! che vergogna) come un attentato alla democrazia. Altro che! Allo stato dei fatti, sarebbe una bomba nucleare sotto il ‘sistema’. Il punto è che quella gente (spesso gentaglia) che sta in Parlamento dovrebbe essere scelta diversamente, magari anche con un esame di italiano … scritto!
Difficile dare torto a Cirino Pomicino. Non sarebbe meglio parlarne?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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