domenica, Settembre 19

Il 'Made in Stato Islamico' che finanzia ISIS

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A conclusione del G20 di Antalya, in Turchia, del 15 e 16 novembre, il Presidente russo Vladimir Putin ha affermato che i terroristi ISIS stanno ricevendo finanziamenti da parte di almeno 40 Paesi, tra cui alcuni Paesi membri dello stesso G-20, e ha informato i giornalisti che ha condiviso i dati di intelligence russi sul finanziamento Stato islamico con i suoi colleghi del G-20.

«Ho fornito esempi sulla base dei nostri dati sul finanziamento di diverse unità dello Stato islamico da parte di privati. Questo denaro, come abbiamo stabilito, proviene da 40 Paesi e, ci sono alcuni dei membri del G20 tra di loro», ha affermato Putin. Il riferimento, probabilmente, era a Turchia e Arabia Saudita. Non ha dato ulteriori dettagli, né ha fatto nomi, ma il riferimento, però, pare essere esplicito. La questione sollevata, è chiaro a tutti i leader occidentali, è di fondamentale importanza. Le forze dell’Occidente e della Russia unite in questa lotta non potrebbero essere efficaci se dall’altra parte il sostegno finanziario che alimenta il gruppo terroristico restasse intatto. Per combattere l’ISIS bisogna chiudere i rubinetti della finanza del movimento terroristico. Pierre Berthelot, ricercatore presso l’Institut de Recherches et d’Etudes sur le Monde Arabe et Musulman di Parigi ci espone la sua ipotesi circa l’origine e la provenienza del denaro dell’ISIS.

 

Secondo Lei, Berthelot, quali Paesi appartengono a questa lista?

E sempre difficile commentare queste questioni molto delicate. Quando si pensa a un Paese del G20, si può pensare alla Turchia. Non sto dicendo che il Governo turco finanzia l’ISIS, ma come pensa anche Putin si potrebbe trattare di singoli individui. Parliamo di individui, non di Nazioni. La Turchia è uno Stato che gioca un ruolo chiave nel finanziamento dell’ISIS, grazie alla sua posizione geografica, consente e facilita il trasferimento dei fondi sul territorio. Si può immaginare che se il Governo turco avesse messo lo stesso impegno nella lotta contro l’ISIS che da anni ci mette contro i curdi sarebbe riuscito a chiudere i rubinetti del finanziamento dello Stato Islamico.

E quali sono gli altri Paesi del Medio Oriente a dare sostegno ?

Dal G20, si può pensare ad un’altra potenza regionale sunnita, che è l’Arabia Saudita. Ma poi di nuovo, non si può dire che siano le autorità di questi Paesi, ma di singoli individui.

Ma si sta realmente facendo tutto il possibile per prevenire le rimesse di denaro all’ISIS?

Questo è un problema reale. Presumibilmente, questi Stati investono le loro forze a combattere contro minacce che ritengono priorità per loro. Per l’Arabia Saudita, sono i ribelli Houthi, alleati dell’Iran in Yemen. Per la Turchia sono i curdi. Oggi per drenare le finanze dell’ISIS, dobbiamo integrare questi Paesi nella coalizione internazionale. Perché oggi lottano contro le minacce locali, nemmeno regionali, se invece dedicassero i loro sforzi alla lotta contro il terrorismo sarebbero i benvenuti come alleati contro la minaccia internazionale rappresentata dallo Stato islamico.

Quali sono le fonti di finanziamento?

Il primo è il traffico di petrolio. Il traffico degli idrocarburi può far guadagnare allo Stato Islamico fino a 1,5 milioni di dollari al giorno e ammonta a 500 milioni di euro all’anno, per una produzione giornaliera tra 34.000 e 40.000 barili di greggio. Il petrolio è prodotto e venduto soprattutto in Iraq e in Siria, ma è del tutto possibile che una parte attraversi il confine con la Turchia, e una volta superato, non è possibile rintracciare l’origine del petrolio.

Quindi l’Europa compra petrolio proveniente dallo Stato Islamico ?

Gli acquirenti finali non possono sapere la provenienza del petrolio e se viene da zone controllate dallo Stato Islamico.

Perché?

Perché la porta di uscita principale per il petrolio è la Turchia, essendo al confine principale con lo Stato Islamico. Questo petrolio è un petrolio di contrabbando che passerà attraverso intermediari spesso situati in Turchia attraverso i quali non è possibile rintracciare la provenienza di origine.

Allora come possiamo rintracciare i soldi del petrolio ?

Non credo che qualcuno compri deliberatamente petrolio, sapendo che sì tratta dell’ISIS, anche se ci possono essere dei dubbi.

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