mercoledì, Settembre 22

Il Made in Italy nella produzione di armi e sistemi di difesa Intervista a Pietro Batacchi, direttore della Rivista Italiana di Difesa RID

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L’ambito militare è quello dove spesso la sperimentazione riceve notevoli investimenti a livello mondiale. L’Italia figura ai primissimi livelli in tutto il Mondo e la sua autorevolezza è riconosciuta, in termini di tecnologia, avanzamento scientifico, scoperte, innovazione. Si tratta di riconoscimenti di alto valore ma essi – a loro volta – corrispondono anche ad un rispetto che si traduce in prodotto venduto.

Oltre al prestigio, quindi, vi è da menzionare anche quale sia il notevole apporto arrecato dall’ambito militare, non solo all’avanzamento tecnologico del Paese ma pure al PIL della Nazione. Ci si chiede qui quale sia il suo ruolo e la rilevanza acquisita in un quadrante geopolitico fattosi via via sempre più importante, stante la strutturazione dell’ASEAN, le questioni relative alla conflittualità nel Mar Cinese Meridionale, dove alcuni Stati come Filippine, Brunei, Vietnam hanno contenziosi con la Cina in ambito territoriale e marittimo, per non dire, poi, dello stato delle cose relative alla Corea del Nord ed alla minaccia nucleare.

Vi è interesse a sapere, quindi, quale sia il ruolo dell’Italia in Sud Est Asia e nel Continente Asiatico in generale. Pietro Batacchi, direttore della Rivista Italiana di Difesa, è certamente tra le figure più accreditate ad intervenire su tali tematiche. Da settembre 2012, la Rivista Italiana di Difesa RID è diretta da Pietro Batacchi. RID è un mensile nato nel 1982 che tratta argomenti di Tecnica, Storia e strategia militare ed è la rivista tecnica più importante nel settore specifico, tra le più importanti in Europa. Nella rivista, non solo si trattano le novità in termini di prodotti di nuova immissione nel mercato specifico ma anche descrizioni dettagliate delle novità mostrate nell’ambito fieristico professionale di settore e dell’industria nazionale con degli specifici reportages.

Importante anche lo spazio dedicato alla Storia ed alle strategie militari nel tempo. Lunga la lista di collaboratori prestigiosi che apportano il proprio contributo al massimo livello professionale di competenza. Lo intervistiamo per avere informazioni dal più alto livello di competenza in ambito militare al fine di avere informazioni sul ruolo dell’Italia nel contesto asiatico e nel quadrante Sud Est asiatico nello specifico.

Qual è il posizionamento oggi dell’Italia in termini di armi e mezzi militari venduti nel mondo? L’apporto in termini di sperimentazione e innovazione è spesso apprezzata ma poco valutata in Patria, può spiegarci quale sia il livello di apprezzamento positivo verso l’esperienza italiana in questo settore?

L’Italia oggi è un grande esportatore di sistemi d’arma e di tecnologia legate alla Difesa, considerando che ha un’industria – peraltro – estremamente sviluppata. Non dimentichiamoci che l’Italia è la sesta potenza mondiale – fino a prova contraria – e che è molto sviluppata soprattutto in alcuni settori, dalle navi da guerra, all’elettronica per la Difesa, agli elicotteri, agli addestratori e quant’altro. L’export militare italiano oscilla tra i 3 i 4 miliardi l’anno. Negli ultimi anni ci son state due commesse molto importanti, come quella dei caccia Eurofighter Typhoon al Kuwait, di cui è prime contractor Leonardo e quella per le navi al Qatar – nella fattispecie 7 navi da guerra – di cui è prime contractor Fincantieri ma dove hanno importanti quote anche la stessa Leonardo e MBDA Italia, l’azienda che produce missili. L’Italia, inoltre, annovera due colossi del settore: Fincantieri nella cantieristica militare e civile (oggi Fincantieri è tra i primi quattro cantieri al Mondo ma assolutamente il primo per quanto riguarda la tecnologia bellica) e Leonardo che è uno dei principali gruppi della difesa del Mondo. I prodotti italiani sono assolutamente apprezzati perché – come dicevo prima – l’export militare italiano è di tutto riguardo, in Europa è secondo solo a quello britannico e francese e superiore a quello tedesco (la Germania infatti non può annoverare grandi commesse militari come quelle italiane in Kuwait e Qatar per esempio). Per cui si tratta di prodotti apprezzati nei settori prima accennati.

Per quanto riguarda nello specifico il quadrante Sud Est asiatico, area ASEAN, oggi l’Italia come si sta muovendo? Qual è la tipologia classica di quel mercato?

Per quanto riguarda il mercato Sud Est asiatico, l’Italia sia in passato sia oggi ha venduto diversi propri prodotti ad alcuni Paesi dell’area, posto che si tratta di Paesi dove la concorrenza soprattutto da parte americana e – in alcuni casi – da parte russa è molto forte. Così su due piedi mi viene in mente la vendita di addestratori M346 a Singapore, la vendita di elicotteri anche militari in Thailandia, i sistemi di guerra elettronica a Singapore, un cliente molto esigente, il che denota la qualità dei prodotti italiani e potrebbero esserci nuove prospettive in altri Paesi, a partire dal Vietnam, posto che il Paese si apra effettivamente e definitivamente all’industria occidentale; comunque in Vietnam è sempre molto forte l’industria della difesa russa.

Quali possono essere dal suo punto di vista le prospettive della produzione italiana e soprattutto l’evoluzione dell’offerta italiana per i mercati asiatici?

Bisogna da questo punto di vista aggiungere nella lista delle potenzialità anche il Giappone, dopo che i vincoli all’export militare sono caduti, le stesse aziende giapponesi stanno ora cercando nuove forme di cooperazione con industrie occidentali.

Per citare poi altri Paesi dell’area dove i prodotti italiani sono stati e sono apprezzati possiamo annoverare l’India che – non dimentichiamo – è uno dei principali mercati della difesa nel Mondo, in tal caso, un esempio è la prima portaerei di produzione nazionale indiana, prodotta sulla base di una assistenza progettuale e di design fornita dalla nostra Fincantieri. Oppure possiamo citare il mercato pakistano dove Leonardo da anni vende sistemi aerei non pilotati, i cosiddetti UAV. Possiamo pensare anche ad altri Paesi, magari fuori dall’Asia strettamente intesa come l’Australia, dove Fincantieri è in gara per la fornitura di nove fregate da guerra alla Marina locale e se dovesse essere selezionata si tratterebbe di una commessa di diversi miliardi di Euro.

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